
Utilizzando due bottiglie di diverse dimensioni, Daniela Lorenzi, che da tempo è impegnata, assieme alla figlia Alessia Messina, nella creazione di accessori e complementi di arredo ha realizzato uno splendido porta candele. Il riciclo di due bottiglie di vetro di diverse dimensioni e i successivi taglio, foratura e molatura, ha dato vita ad un lume a sospensione di insolita bellezza, decorato con colori per vetro e finto piombo a rilievo. All’interno, la base della bottiglia più piccola si è trasformata in un porta-candele sorretto, come tutto il lume, da una fine catenina color oro.
- Da dove nasce l’idea di creare oggetti da materiale riciclato?
Più che un idea la definirei un esigenza. In una realtà dove l’oggetto in se perde il proprio valore in modo direttamente proporzionale al tempo che scorre, si tenta di infondere un nuovo soffio di vita a ciò che viene erroneamente considerato obsoleto, inutile o superfluo.
- Quali motivazioni l’hanno portata a realizzare quest’attività? Ama particolarmente l’ambiente e la natura?
La confluenza di svariati fattori ha fatto si che durante il percorso della mia vita il concetto di Arte, inteso come mezzo terapeutico, si concretizzasse nell’espressione artistica e nella sperimentazione costante. Percepisco la Terra come una Madre accogliente e come tale va rispettata ed amata. Spero che i tentativi di far convergere le mie necessità espressive all’opera del riciclo possano stimolare l’animo dell’osservatore ad una più consapevole visione della realtà che ci circonda.
- In che cosa consiste, più a grandi linee, l’attività della “Bottega artigiana Danisia“? Come nasce e che obiettivi ha?
La Bottega artigiana Danisia è al momento un progetto virtuale in fase di sperimentazione. É il luogo dove confluiscono i nostri propositi nei confronti del futuro. Un piccolo, nostro, paradiso dove poter proiettare in modo concreto le forme artistiche nate dall’elaborazione.
La nostra volontà affonda le sue radici nella tematica del riciclo cosciente e crediamo che “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”.
- Quant’è soddisfatta della vittoria del Concorso “I have a green”?
Soddisfazione non è il termine più adatto a sintetizzare la mia felicità nell’essere stata resa partecipe di un evento che racchiudeva in se un concetto come quello del riciclo. Non è la nostra vittoria ma di tutti quelli che riesco a vedere oltre l’apparente obsolescenza di un oggetto.
- Quali sono i suoi “pezzi” pregiati?
Tutti, perché frutto di impegno e creatività. Il valore di un oggetto non è dato dal tipo di materiale grazie al quale ha preso vita ma dalla dedizione profusa durante la fase di ideazione. L’inizio e la fine di un opera è percepita intimamente e la serenità che ne scaturisce al termine è il giusto valore che ci motiva e ci sprona nel cammino.
- Qual è il rapporto tra la sua attività e la città di Reggio? Ha trovato strade aperte o muri invalicabili su questo tema in città? Quanta sensibilità da cittadini e istituzioni?
Tutto in divenire. Essendo questo al momento del tutto virtuale è in noi la speranza di poterlo concretizzare in un vero e proprio luogo fisico. La volontà di non abbandonare le proprie radici lottando conto ogni mentalità sterilizzata dal pensiero disfattista è per noi il primo obiettivo da perseguire.
