
Gli arrestati sono Antonino Bonura, imprenditore alcamese 49 anni residente a Sesto San Giovanni (Milano), pregiudicato per mafia, Antonino Bosco, pregiudicato mafioso di Castellammare del Golfo, 58 anni, detenuto all’ergastolo, Vincenzo Bosco, operaio di 49 anni, Sebastiano Bussa, pregiudicato di 38 anni,Vincenzo Campo, procacciatore d’affari pregiudicato di 45 anni, Salvatore Giordano, 54 anni, imprenditore pregiudicato di Ravanusa (Agrigento) e residente a Milano, Rosario Tommaso Leo, 44 a nni, imprenditore agricolo pregiudicato, Salvatore Mercadante, 28 anni, allevatore, Nicolo’ Pidone, 50 anni, dipendente stagionale del Corpo Forestale di Calatafimi, Diego Rugeri, 33 anni, pregiudicato, Giuseppe Sanfilippo, 30 anni, operaio pregiudicato, Michele Sottile, 50 anni, pregiudicato.
L’indagine portata a termine oggi ha fatto luce su una spaccatura apertasi all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo dopo gli arresti dei vertici alcuni anni fa nelle operazioni Tempesta I e II. Secondo gli inquirenti, tale spaccatura poteva portare ad una vera e propria faida interna alle cosche di Alcamo e Castellammare. Un gruppo legato a Diego Rugeri, rampollo di una famiglia mafiosa, sotto l’egida del piu’ autorevole Antonino Bonura, “reggente” del clan di Alcamo, aveva intrapreso alcune estorsioni ai danni di operatori economici castellammaresi senza il consenso di Michele Sottile, uomo d’onore di Castellammare che, per “anzianita'” anagrafica, riteneva di dover capeggiare la cosca locale. L’incrinarsi del rapporto tra i due, secondo la polizia, sarebbero potuti diventare una vera e propria “faida”.
Per calmare le acque, Bonura, assieme a Rosario Leo, affiliato alla famiglia mafiosa di Vita, aveva convocato un summit dei clan di Alcamo, di Castellammare e di Calatafimi in aperta campagna. A questo punto, è stato possibile, per gli investigatori, intercettare l’incontro, e poter comprendere in che modo funzionava il contesto mafioso provinciale. Inoltre, è stata anche scoperta la presenza di un’ulteriore “ala autonomista” all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare: i boss infatti accusavano Sebastiano Bussa (non presente al vertice di aver richiesto, senza l’autorizzazione della “famiglia” il pagamento di un’estorsione ad un’impresa edile che stava svolgendo lavori pubblici nel centro della cittadina del golfo.
Sono così venuti alla luce una serie di estorsioni e incendi ai danni del ristorante “Egesta Mare” e dei bar “Vogue” e “La Sorgente” di Castellammare del Golfo, di vari imprenditori, di un dentista, delle ditte “Prom.Edil” e “F.lli Tamburello G. & c. s.n.c.”, esecutrici dei lavori appaltati dal Comune di Castellammare del Golfo per la riqualificazione urbana e il ripristino dell’antica pavimentazione del centro storico. Come dimostra il caso del dentista, altre al regolare pagamento di somme di denaro, alle vittime veniva imposto di assumere parenti degli indagati, o di fornire prestazioni professionali gratis.
Trapani, 12 arresti nell’ambito dell’operazione antimafia “Crimiso”
