
Ma siamo sicuri che possiamo ancora parlare di “Giro d’Italia” se la corsa rosa non tocca affatto le Regioni del Sud? Sicilia e Sardegna vengono raggiunte sempre più raramente, ma anche Calabria, Basilicata, Puglia, Campania e Molise possono assistere, di tanto in tanto, a qualche rapida “toccata e fuga”, comunque senza tappe importanti e non certo ogni anno (non sia mai!!!).
Eppure il Giro di posti da vedere, di storie da raccontare e di montagne da scalare ne avrebbe tantissime anche al sud: è giusto che si arrivi ogni anno a Milano, con qualche isolata eccezione per Verona o Torino? Ed è giusto che si parta sempre dall’estero o, al massimo, da Roma (quant’è lontano il 2005, con il cronoprologo sul Lungomare di Reggio Calabria…)?
Un vero Giro d’Italia dovrebbe un anno arrivare a Napoli dopo una cronoscalata del Vesuvio, o a Palermo dopo una tappa spettacolare tra Etna, Nebrodi e Madonie. Potrebbe scalare le vette di Pollino, Sila e Aspromonte o raggiungere anche Matera e Potenza, perle Appenniniche della Basilicata.
Questo senza nulla togliere ai mitici Gavia e Mortirolo, o alla Marmolada e allo Stelvio. Ma se è davvero il “Giro d’Italia”, dev’esserlo di tutt’Italia, di quell’Italia che ogni giorno provano a convincerci che è unita davvero ma poi, in concreto, sembrano voler fare di tutto per dividerla in due.
Il Giro va all’estero ma snobba il sud: possiamo ancora chiamarlo “d’Italia”?
