Rosarno, arresto Bellocco: ecco dove si nascondeva e com’era conciato, barba lunghissima per non farsi riconoscere

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Nel pomeriggio di ieri, in località Zimbario del comune di Rosarno presso una zona rurale coltivata ad agrumeto, personale della Sezione Criminalità Organizzata di questa Squadra Mobile, unitamente al Commissariato di Gioia Tauro, ha localizzato e tratto in arresto BELLOCCO Rocco, nato a Rosarno il 25.09.1952, pluripregiudicato per associazione per delinquere di tipo mafioso ed esponente di spicco dell’omonima cosca attiva in Rosarno poiché inseguito dall’ordinanza nr. 4259/09 RGNR DDA nr. 3817/09 RGGIP DDA e nr. 475-P (già 625-P) R.T.L. emessa dal Tribunale di Reggio Calabria per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso, (operazione “Rosarno è Nostra”).

Il provvedimento cautelare a carico del BELLOCCO è divenuto definitivo ed esecutivo all’esito della procedura di riesame dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, nei suoi confronti in data 10.8.2009 dal G.i.p. presso il Tribunale di Reggio Calabria, fatti per i quali lo stesso era stato condannato dal Tribunale di Palmi, in data 8 novembre 2011 – pendente il ricorso presentato presso la Corte di Cassazione – alla pena della reclusione a 13 anni ed otto mesi.

Come si ricorderà, il nominativo di BELLOCCO Rocco cl. 52 era già emerso nell’ambito delle indagini connesse all’operazione “Rosarno è Nostra” allorquando, all’esito di un’articolata e complessa attività d’indagine personale delle Squadra Mobili di Reggio Calabria e Bologna, in data 22.07.2009, aveva eseguito nei territori di rispettiva competenza nr. 6 decreti di fermo di indiziao di delitto, emessi dalle Direzioni Distrettuali Antimafia delle due città, nei confronti di elementi di spicco della consorteria mafiosa dei BELLOCCO di Rosarno, tutti responsabili di appartenere ad una associazione per delinquere di stampo mafioso operante nella piana di Gioia Tauro con diramazioni in Emilia Romagna.

Per come riportato nella segnalazione dell’Operazione “Rosarno è Nostra” – alla quale ad ogni buon fine si fa rinvio – le indagini avevano registrato una frizione tra la famiglia dei BELLOCCO e quella degli AMATO, entrambe originarie di Rosarno, ma trasferitesi in Emilia Romagna. Quest’ultima famiglia chiedeva insistentemente la testa di alcuni sodali dei BELLOCCO, resisi responsabili della morte di AMATO Cosimo cl. ’59, assassinato in Rosarno il 11.09.1989, ed AMATO Mario cl. ’61, scomparso presumibilmente a causa di un atto di “lupara bianca”. I BELLOCCO, sorpresi e preoccupati per la richiesta ricevuta dell’AMATO, si erano preparavati ad uno scontro armato, progettando eventuali rappresaglie per l’oltraggio subito, nei confronti di appartenente alla famiglia AMATO mediante l’utilizzo di micidiali armi nella disponibilità della cosca.

Dopo le formalità di rito e la notifica del provvedimento cautelare, il BELLOCCO Rocco è stato associato presso la casa Circondariale di Palmi.

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