Nota di Giovanni Alvaro sul caso Berlusconi-Mills: “è stato un rigurgito di antiberlusconite viscerale”

StrettoWeb

di Giovanni Alvaro – Il proscioglimento di Berlusconi per prescrizione, dal processo Mills, ha letteralmente spiazzato moltissimi commentatori, che avendo già preparato i loro pistolotti di osanna li hanno dovuti buttare nel cestino, ed ha spiazzato diversi politici tra i quali spicca, non essendo ancora partito per l’Africa come aveva solennemente promesso, il redivivo Uòlter Veltroni che, non potendo brindare per l’avvenuta sperata marchiatura del Caimano a corruttore, ha deciso di rispolverare vecchie e logore cantilene antiberlusconiane. L’assenza di un pur debolissimo pensiero strategico lo spinge a rigurgiti antiberlusconiani, mai sopiti, con la speranza di una utilità, interna al partito ma anche esterna ad esso, anche se le vicende passate hanno dimostrato essere non paganti. Ed allora via con l’armamentario alla Di Pietro e fiato alle trombe: “Berlusconi rinunci alla prescrizione e dimostri, se ci riesce, la sua innocenza”. Bravo, bravissimo avrebbe gridato Ettore Petrolini, siamo ritornati al tempo in cui è l’accusato che deve dimostrare la propria innocenza e non è il PM che deve inchiodare il possibile reo con netti e chiari riscontri.

L’invito veltroniano dimostra però che anche i dirigenti del PD (distintisi sulle stesse note anche il Segretario Pier Luigi Bersani e il senatore Nicola La Torre) abbiano raggiunto la certezza che sarebbe impossibile per i PM il dimostrare l’indimostrabile, a partire da quel Fabio De Pasquale che le ha tentate tutte per raggiungere l’obiettivo della sua vita senza peraltro riuscirci.

Il fatto più eclatante è stato lo spostamento della data di consumazione del reato che il PM aveva, con salti tripli carpiati, spostato in avanti facendolo coincidere con l’inizio dell’utilizzazione della somma ricevuta dall’avv.to Mills. Il tutto ovviamente per evitare la prescrizione del processo dedicato a Berlusconi, nei tempi che la legge prevede per ogni cittadino, che ogni anno in 160.000 registrano la cancellazione dei presunti reati commessi.

L’Uòlter, distintosi con il proprio rigurgito di antiberlusconite viscerale, nell’invitare il Cav a rinunciare alla prescrizione, dimostra almeno due verità. La prima fondata su una speranza e la seconda su una certezza. La speranza di vedere Berlusconi abboccare all’amo dell’invito per continuare a tenerlo, male che vada, ancora sulla graticola lontano dall’impegno politico e, non si sa mai, possibilmente condannato, anche se manca la cosiddetta ‘pistola fumante’ (da dove Fininvest avrebbe prelevato i soldi per corrompere il legale inglese dato che la stessa consulente del Tribunale ha escluso che nei conti interessati vi sia traccia della ipotetica dazione).

La seconda fondata sulla ormai certezza che lo stesso Berlusconi, pur non essendo più Presidente del Consiglio, e pur avendo dichiarato che non intende più candidarsi a detto incarico, continua a incutere paura agli stregoni della sinistra. Ma la cosa è ancor più grave se si pensa che, continuando su questo terreno, l’emorragia che patisce il PD a favore degli estremismi più beceri, da Di Pietro, a Vendola, a Grillo, non avrà fine, per una ragione semplicissima: gli elettori preferiscono sempre l’originale alla fotocopia e il PD è fotocopia, sul terreno giustizia, di IDV, Sel e Cinque stelle.

Ma forse la cecità, frutto della lotta interna, fa smarrire la bussola e spinge a cimentarsi in assurdi inviti propagandistici che lasciano il tempo che trovano e provocano un rigetto nei destinatari, che può spezzare quel debolissimo filo messo in campo per superare le difficoltà, molto esagerate comunque, che attraversa l’Italia, e con detta rottura addio riforme costituzionali, legge elettorale e riforma della giustizia che anche la recente non sentenza di Berlusconi dimostra non più dilazionabile. In una parola Veltroni dovrebbe smettere di vivere alla giornata.

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