Catanzaro: il presidente dell’Accademia dei Bronzi chiede di intitolare una via ai due catanzaresi Teti e Blasco

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    “Senza nulla togliere ai tanti catanzaresi, a volte sconosciuti ai più, che hanno avuto intitolata una via della città, crediamo sia giunto il  momento di ricordare due uomini illustri, Domenico Teti e Salvatore Blasco, che hanno speso  parte della loro vita a sostegno della crescita culturale e sociale di Catanzaro, e che, purtroppo, sono già stati quasi dimenticati. Il nostro augurio è che il prossimo sindaco, attraverso la Commissione toponomastica, sappia adeguatamente valorizzarli, affinché il loro ricordo possa rimanere indelebile, perché tanto hanno dato alla città con le loro idee e la loro quotidiana azione culturale e sociale”.

    È quanto chiede Vincenzo Ursini nella sua qualità di presidente dell’Accademia dei Bronzi, associazione che opera in città da molto tempo realizzando qualificate manifestazioni d’arte e letteratura, per due delle quali, lo scorso anno, ha ottenuto l’adesione del Capo dello Stato.

    “L’attività culturale di Domenico Teti – Mimì per i tanti amici – si è sempre incrociata e, direi, fusa – aggiunge Ursini – con quella di Salvatore Blasco, magistrato ed “operatore culturale” dalle idee innovative. Un’attività portata avanti per decenni attraverso le iniziative messe in campo dal Circolo Unione e dall’Unione Culturale Calabrese di cui erano stati fondatori”.

    Nato a S. Nicola da Crissa l’1 dicembre del 1904 e morto a Catanzaro il 26 novembre del 2003, Teti ha esercitato la professione di odontoiatra, affiancandola ad una intensa attività letteraria. Il suo studio dentistico di Corso Mazzini era diventato negli anni un punto di riferimento importante per tutti gli studiosi calabresi e nazionali. Sue le opere “La storia dell’uomo nell’arte”, 1962, “La Calabria e l’Italia nella preistoria”, premio Villa San Giovanni nel 1968, “Alcameone e Pitagora”, romanzo del 1970 apprezzato in tutta Italia per l’originalità della ricerca. Ed ancora “Libertà dalla paura”, del 1961, “Cara dura terra” del 1964, “La rivolta dei mansueti” con il quale nel 1974 ha vinto il Premio Sybaris Magna Grascia. Poi arrivarono “Storia in comproprietà”, “Protestu accussì”, “Sillabario per adulti” e “Calabria alla scoperta di un primato”, guida ragionata degli itinerari archeologici della regione scritta con la collaborazione della figlia Adele. Tra narrativa, saggistica, poesia e teatro, sono comunque decine le pubblicazioni date da Teti alle stampe, delle quali ben ventidue sono elencate nel Catalogo dello Stato”.

    Salvatore Blasco è nato a Catanzaro il 2 giugno 1916 ed è morto il 16 febbraio 2009.

    “Dalle terre ai contadini alla felice intuizione dell’Università, dall’amore per la Patria alla costituzione del Circolo Unione e del Consorzio Universitario, dalla realizzazione della Palestra Coni a quella del Palazzo di Giustizia, dalle battaglie per Catanzaro capoluogo a quelle dell’Ateneo Magna Græcia: la vita di Blasco è stata tutto questo. Un impegno quotidiano, – dice Ursini – a favore di battaglie di civiltà che andavano ben oltre la sua carriera di magistrato e si radicavano nelle più giuste aspettative di un territorio che apriva le sue porte al futuro”.

    “In quegli anni per Blasco – prosegue il presidente dell’Accademia dei Bronzi – c’era da inventarsi qualcosa per far crescere la città, c’era da creare un posto che radunasse gli intellettuali e che donasse ai cittadini il senso della partecipazione, ma che facesse nel contempo divertire e pensare. Fu così che in poco tempo nacque il Circolo Unione. Fissi, a suo fianco: Domenico Teti e Bebè Greco, giornalista e intellettuale, con i quali aveva piena affinità. Io stesso frequentai da giovane poeta pieno di entusiasmo e progetti da realizzare, gli incontri di Palazzo Fazzari che fu anche sede dell’Unione Culturale Calabrese. Furono anni di lotte democratiche e di grandi conquiste sociali che diedero a Catanzaro l’immagina di una città nuova, pronta ad assumere in toto la sua identità di capoluogo di regione, dopo la sommossa di Reggio Calabria”.

    “Il resto – conclude Vincenzo Ursini – è storia recente che quasi tutti conoscono. Dedicare una strada, una sala del Complesso San Giovanni, o un’Aula della Magna Græcia a Domenico Teti e Salvatore Blasco è il modo più bello per ricordarli ai posteri, ma è soprattutto un omaggio doveroso e sincero da parte dell’amministrazione comunale nei confronti di due cittadini che hanno saputo difendere e diffondere la cultura più autentica e viva di questo territorio”.

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