Crisi occupazionale: un’emergenza tutta italiana

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Secondo le stime provvisorie dell’Istat, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a settembre è balzato all’8,3%, dall’8,0% di agosto. Si tratta del dato più alto dal gennaio 2004, ovvero dall’inizio delle serie storiche. Inoltre, quasi una donna su due in Italia né lavora né è in cerca di un posto, ovvero non rientra né nella fascia degli occupati né in quella dei disoccupati.

“Una ulteriore voragine occupazionale che non si può nascondere dietro il falso ottimismo e la propaganda”, afferma il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni. Secondo Fammoni  i dati Istat denotano “il fallimento di un governo disastroso, palesemente inadeguato e che deve andarsene”.

Secondo la Cgil i numeri forniti oggi dall’istituto statistico parlano chiaro: “90 mila occupati in meno in un solo mese, addirittura 700 mila in meno rispetto al 2008, cioè prima della crisi; la mole di giovani e donne senza lavoro e lo stato del Mezzogiorno preda del lavoro nero” sono tutti elementi che fanno pensare ad una seria emergenza nazionale, che, secondo quanto afferma Fammoni,  è aggravata dal fatto che “la poca nuova occupazione è quasi totalmente precaria, che il numero dei cassintegrati resta altissimo e che le tutele, a partire dall’indennità di disoccupazione, si esauriscono”.

Di pari passo al numero degli inattivi cresce anche il numero dei disoccupati. Un problema che contrasta con i licenziamenti facili di cui parlava il governo, al quale Fammoni chiede di scusarsi per l’inadeguatezza dimostrata e di andarsene.

“L’emergenza sociale che aumenta non si affronta con sbagliati allarmismi ma con interventi immediati per lo sviluppo e le tutele: saranno questi i temi e le proposte – conclude Fammoni – al centro della grande manifestazione per il lavoro della Cgil per il 3 dicembre”

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