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Reggio piange a Natale? A Catania non va meglio: volo da Roma a 500 euro! Ma con il Ponte…

Un volo Roma-Catania per il 23 dicembre con Ita Airways costa la bellezza di 509,33 euro! E' lo stesso identico prezzo dalla capitale al "Tito Minniti". Costi oggettivamente fuori portata, dettati però dalla fortissima richiesta concentrata in quei giorni

ponte stretto aereo

Ci si indigna anche quest’anno, ormai è storia nota. Arriva Natale, il fuorisede vuole tornare al Sud dalla famiglia, poi legge i prezzi dei biglietti dell’aereo e tutto lo spirito natalizio va a farsi strabenedire, accompagnato da rabbia, delusione e frustrazione. Ma non succede solo a Reggio Calabria. Spesso si pensa che i prezzi esorbitanti per chi vuole arrivare al “Tito Minniti” siano dovuti solo ed esclusivamente alla mala politica, alla volontà di premiare altri scali vicini, alla scarsa richiesta o ad altri scenari simili. In realtà, però, non è per forza sempre così. Basta volgere lo sguardo a Catania, Aeroporto Internazionale, per capire che anche i fuorisede etnei non se la passano meglio: un volo Roma-Catania per il 23 dicembre con Ita Airways costa la bellezza di 509,33 euro! E’ lo stesso identico prezzo dalla capitale al “Tito Minniti”. Costi oggettivamente fuori portata, dettati però dalla fortissima richiesta concentrata in quei giorni. A prescindere dalla città, dall’importanza dello scalo o dalla politica, dunque, anche le compagnie aeree spingono sul prezzo, consapevoli che c’è chi è disposto a spendere. E questo lo dimostra il fatto che per giorno 22 non c’è già più posto, mentre per il 23 il prezzo è così alto perché si tratta degli ultimissimi posti rimasti. Insomma, anche se il prezzo alto, c’è la volontà e la disponibilità di spendere, scelta che “stuzzica” le compagnie ad aumentare.

In questo scenario, ancora una volta, si inserisce l’importanza del Ponte sullo Stretto, il quale garantirebbe quella continuità territoriale che significherebbe tanto, nella possibilità di alternare e variare i mezzi a disposizione per arrivare da una parte all’altra d’Italia. La vera svolta, ovviamente, sarebbe rappresentata dall’Alta Velocità, che consentirebbe al catanese di raggiungere la famiglia da Roma in 3 ore e mezza spendendo di meno. Come ormai evidente, e come anche sottolineato dai vari esponenti politici che più di tutti stanno spingendo su questa opera, il Ponte non sarebbe altro che l’acceleratore di altre conseguenti e parimenti importanti opere che tutte insieme garantirebbero al Sud di viaggiare davvero alla stessa velocità del Nord. Per quanto riguarda il nostro territorio, si pensi alla SS 106 o appunto, soprattutto, all’Alta Velocità, che significherebbe variare le opzioni di viaggio da Nord a Sud, costringendo a loro volta le compagnie aeree ad abbassare i prezzi per far sì che continui ad esserci richiesta. Quando, una buona volta, ci renderemo conto di questo, non sarà mai troppo tardi. Quando ci renderemo conto che l’ideologia va posata nel cassetto, così come il “No” a prescindere, in nome di quel qualunquismo da “prima altre opere”, non sarà mai troppo tardi. Quelle “altre opere” in realtà non sono state comunque mai realizzate neanche nel lungo decennio in cui hanno governato i “no Ponte” e ci metteremmo la mano sul fuoco che verrebbero iniziate proprio un attimo dopo il Ponte. Perché quest’ultimo, inevitabilmente, le renderebbe sostenibili per le economie generate e a valanga determinerebbe entusiasmo di sviluppo e crescita in un territorio oggi mortificato e depresso.

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