Dagli spari in Nigeria alla Laurea a Reggio: la storia di Winner Ozekhome, il ragazzo che ce l’ha fatta

7 anni fa un attacco terroristico, un mese fa la Laurea a Reggio Calabria con 110 e lode. E, in mezzo, la paura di morire, tante volte, tra traffico di uomini, viaggi della speranza e fame. La storia di Winner Ozekhome, ragazzo nigeriano che da anni si trova sullo Stretto e che ai nostri microfoni si è raccontato

StrettoWeb

Come può cambiare tutto in una notte. In piena notte. Gli spari, il terrore, la fuga (la prima delle tante), un traffico pericoloso, i maltrattamenti, lo sfruttamento e i viaggi della speranza, con il rischio di morire almeno un paio di volte in pochi mesi. La storia di Winner Ozekhome sembra un film, ma è totalmente realtà. E per fortuna c’è il lieto fine. Dentro, però, un vortice traumatico di eventi che suscita emozioni in noi, che lo ascoltiamo, figuriamoci in lui che prima ancora che raccontarlo lo ha vissuto sulla propria pelle. Scappato dalla Nigeria in seguito a un attacco terroristico, dopo una serie di vicissitudini si è ritrovato a Reggio Calabria, dove qualche settimana fa ha conseguito la Laurea all’Università Mediterranea.

“Tutto è nato 7 anni fa”, ha esordito Winner ai microfoni di StrettoWeb. Riusciamo a intercettarlo al telefono, lui è molto indaffarato. Studia, lavora, è super attivo. “Ormai ci sono abituato, anche se non è stato facile. Tanti non ce la fanno, ma è l’unico modo per poter avere il permesso di soggiorno. Se vuoi studiare devi anche lavorare. Appena sono arrivato non era così, avevamo il diritto allo studio, ma ora serve fare entrambe le cose”. Prima di tutto questo, però, quella notte di 7 anni fa lo segna. E’ a Maiduguri, Nigeria, da due settimane. Con la sua famiglia stava nel Sud del paese, Lagos, ma con suo padre si trasferisce più a nord per esigenze lavorative. “Mio padre aveva una casa per sé, io ero all’ultimo anno di Scuola Superiore e stavo in un college dove c’è un dormitorio con altri studenti. Uno dei problemi che abbiamo là è la sicurezza. E una notte, mentre stavamo tutti in questo dormitorio, ho iniziato a sentire degli spari. Era un attacco terroristico. Così ognuno cercava di correre o scappare dove poteva. Io mi sono rifugiato lì vicino per tutta la notte, era un luogo dove c’erano degli animali, e la mattina dopo mi hanno ritrovato dei pastori. Hanno visto in che condizioni ero e mi hanno portato con loro”.

Non è, però, come sembra. Winner, infatti, finisce al centro di un traffico di uomini e viene catapultato in Libia: “sono stato venduto a una famiglia in Libia, confessa. Inutile dire che per lui non è un’esperienza felice. “Ero imprigionato, lavoravo giorno e notte e mi trattavano male anche per la mia Religione”. Winner, ovviamente, vuole scappare, ma è difficile. “C’era un muro alto costruito intorno alla casa, ma io sono riuscito a fuggire, scavalcando il muro, ma mi sono procurato una frattura al ginocchio. Mi sono nascosto in una casa in costruzione e poi ho trovato aiuto da un uomo. Non potevo andare in ospedale, non potevo muovermi, e così mi portava le medicine a casa”. Poi la speranza, dopo giorni difficili. “Questo signore mi ha detto che c’è la possibilità di un viaggio”. E’ il cosiddetto viaggio della speranza, quello che attraversa il mare e porta in Europa. Il primo tentativo. però, va a vuoto, e Winner rischia grosso. “Siamo partiti, in questo gommone, ma eravamo tantissimi. Per far entrare più gente possibile hanno sovraccaricato il gommone, ma lo stesso ha subito un guasto cominciando a imbarcare acqua. Praticamente stava affondando. Finiamo tutti in mare, ma per fortuna arriva in tempo una nave militare libica e ci salva, portandoci però in prigione. Tornando sulla terra ferma, ricordo di aver visto un altro gommone affondato, si erano salvati solo in 19″.

Winner così torna in Libia, è salvo ma in prigione. “Ci hanno detto di contattare le nostre famiglie per pagare e farci liberare”. Lì le condizioni sono disumane. “Mangiavamo poco e solo due volte al giorno: la mattina un cornetto e una bottiglietta d’acqua e la sera dovevamo dividere 100 grammi di pasta in una decina di persone”. E, così, nuova fuga. “Di notte è stata organizzata questa fuga, ma uscendo ci siamo accorti che la prigione era una base militare e dunque all’ingresso era pieno di militari. Hanno iniziato a sparare, qualcuno è rimasto ferito e qualcuno è morto, ma io sono riuscito a scappare”. Winner finisce così in un’altra famiglia libica, ma questa volta è brava gente e dopo due settimane tenta un nuovo viaggio della speranza.

Non ha più niente, neanche i documenti. “Sono partito con solo una maglietta e un pantaloncino addosso. Dopo 9 ore, in mezzo al mare ci ha intercettato una nave italiana. E sbarchiamo a Reggio Calabria. In tutto passano due giorni”. Questa volta è andata bene. Winner ce l’ha fatta e per lui inizia una nuova vita. “All’inizio sono stato al centro di prima accoglienza ad Archi. Due mesi circa, in cui alcuni volontari mi hanno insegnato l’italiano. Poi sono stata a Cannavò, alla casa della Parrocchia, e a volte penso: ‘a me e ad altri tre ragazzi hanno dato una casa, questa casa, altrimenti non sarebbe stato facile’. Studiare, lavorare, ma devi avere un posto in cui stare”. Winner in tre anni prende il diploma e poi si iscrive all’Università: “ho fatto un anno di Scuola Media al De Gasperi e due di Superiore al Panella-Vallauri, andavo al serale”. Aveva quasi finito le Superiori in Nigeria, Winner, e voleva prendere il diploma e imparare bene la lingua italiana. Così, nel 2019, si iscrive all’Università Mediterranea, per studiare Informatica: “sono stato sempre appassionato di sicurezza informatica, già in Nigeria studiavo questo, e qui ho deciso di specializzarmi. A Reggio non c’è proprio il ramo di Informatica, ma ho studiato Ingegneria dell’Informazione. E un mese fa arriva la Laurea all’Università Mediterranea con 110 e lode. La tesi è sulla cybersecurity.

Winner ringrazia Reggio Calabria e l’opportunità che ha avuto: “sono arrivato da solo, ora ho trovato tante persone disponibili. Dopo la scuola ho fatto un anno di servizio civile e poi mi sono iscritto all’Università, facendo domanda per la casa dello studente, dove sto tutt’ora. Obiettivi? Ho iniziato la Magistrale, sempre nello stesso settore. E poi lavoro da due anni con un’azienda del settore informatico. E vorrei tornare in Nigeria, per incontrare di nuovo la mia famiglia. Non la vedo da quando sono scappato”. I contatti con la famiglia sono ovviamente rimasti: Winner ha due sorelle sposate, un fratello, la madre che abita in un villaggio e poi il padre. In tutto sono 5. Potrà tornare, ma solo momentaneamente: “col settore in cui sono specializzato non potrei lavorare lì in Nigeria, solo qui posso lavorare. Però vorrei sottolineare una cosa: non è stato facile. Quando sono arrivato qui avevo il permesso di soggiorno consentito dal diritto allo studio. Poi hanno abolito il documento e il permesso di soggiorno ora si dà solo in casi speciali: puoi studiare ma devi anche lavorare. Fare entrambe le cose non è semplice, io ormai ci sono abituato ma so di tanti che ce non l’hanno fatta. E ora mi sono integrato: studio, lavoro, pago le tasse”.

Winner si è realizzato e nessuno gli ha regalato niente. Una notte la sua vita è totalmente cambiata: ha rischiato più volte, poi finalmente ce l’ha fatta e, arrivato qui, ha ricominciato da zero. Non può, in chiusura, a tal proposito, mancare un suo pensiero sulla situazione migranti attuale in Italia e in Europa. “Cosa penso? Non seguo molto queste questioni politiche, però un conto è dire ‘prendiamoli dal mare e poi vediamo’, un altro è lasciarli in mezzo al mare, è sbagliato. Basta un secondo e la nave può affondare, come stava accadendo a me. I numeri che contiamo sono persone. O si fermano prima della partenza o, una volta che partono, si portano a destinazione, non si possono lasciare in mare”.

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