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Che tristezza i fascisti che adesso sbraitano di fascismo

Giorgia Meloni Foto Ansa

Diritti civili, tutela delle libertà individuali, femminismo, ambientalismo, lavoro e lo spauracchio del “fascismo”: ecco perché la vittoria del Centrodestra a guida Meloni fa emergere tutti i paradossi della sinistra

Domenica in Italia ci sono state le elezioni e le ha vinte il partito che più di tutti negli ultimi anni si è battuto per la tutela dei diritti e delle libertà individuali prepotentemente calpestate dai governi Conte e Draghi che, guidati dal comunista Speranza al Ministero della Salute, hanno deciso di gestire la pandemia di Covid-19 imitando il modello cinese. In linea con le destre di tutto il mondo, anche in Italia i partiti di Meloni e Salvini si sono dimostrati i più liberali nel momento dell’emergenza contrastando l’eccesso di restrizioni, chiusure, obblighi e coercizioni che invece la sinistra imponeva alla leggera, con disinvoltura e senza alcun tipo di spirito logico e di buon senso (ma in realtà, come poi si è visto e dimostrato, senza neanche alcun fondamento scientifico).

E’ particolarmente paradossale che oggi in Italia ci siano tanti fascisti che sbraitano di pericolo fascismo per la vittoria del Centrodestra guidato da Giorgia Meloni. Sarà il tempo a dimostrare a questi ignoranti che arriveremo al 2023, poi anche al 2024 e infine all’autunno 2027 che sarà la fine di questa legislatura e in Italia non avremo campi di concentramento, non verrà negato alcun diritto acquisito, non verrà discriminato alcuno. Il Centrodestra di Giorgia Meloni, oltre ad aver già governato il Paese per 8 anni tra 2001 e 2011 (prima tra 2001 e 2006 e poi tra 2008 e 2011) con la stessa Meloni come Ministro della Repubblica (il più giovane della storia d’Italia), governa tuttora la stragrande maggioranza delle Regioni del Paese, comprese quelle più ricche ed evolute, e non ha mai votato alcuna legge razzista, fascista o discriminatoria. Anzi, spesso e volentieri si è dimostrata una coalizione molto più liberale rispetto alla sinistra.

Mentre tra i politici di sinistra oggi nessuno paventa più quel “pericolo fascismo” usato in campagna elettorale soltanto per nascondere il vuoto di contenuti e tentare di raccogliere briciole di consenso sulla demonizzazione dell’avversario, nelle frange più grette e ignoranti della società, quelle che si informano sfogliando le pagine Instagram di Chiara Ferragni e altri improbabili “influencer” ripetendone gli slogan senza neanche conoscerne il significato, è forte il sentimento di paura e tensione per l’ascesa al potere dei terribili “fascisti“. Un pensiero particolarmente diffuso tra i più giovani, tanto che a Milano un gruppo di studenti ha occupato il liceo Manzoni per protesta. Un’occasione come un altra per saltare qualche giorno di studio? Forse. Chissà perché, però, queste mobilitazioni non le abbiamo mai viste contro le aberrazioni della dad, dei banchi a rotelle e degli altri prodigi che la sinistra ha riservato al sistema scolastico italiano negli ultimi dieci anni.

Dov’erano tutti questi paladini della democrazia quando i governi di sinistra scatenavano la violenza degli idranti su inermi manifestanti che protestavano pacificamente contro l’obbligo del Green Pass? E qual è il vero fascismo dei diritti civili nelle libertà che il Centrodestra vuole garantire a tutti senza alcuna discriminazione in contrapposizione all’ideologia gender da imporre persino ai bambini nelle scuole? Oggi i veri fascisti ci sono eccome, ma non sono a destra: si tratta di quei politici, artisti, pensatori o semplici cittadini che su ogni argomento pretendono di dover imporre agli altri quella che è semplicemente la loro opinione, che però deve diventare verità assoluta e indiscussa. La pensi diversamente? E allora sei un pericoloso negazionista, uno stupido complottista, un ignorantello da strapazzo che non segue gli indiscutibili dettami delle autorità. Cosa c’è di più fascista rispetto all’atteggiamento che la sinistra (di governo ma anche e soprattutto di militanza) ha avuto negli ultimi anni nel nostro Paese, dove ha assunto una deriva autoritaria nella gestione delle più grandi emergenze nazionali? Dall’invito alla delazione alla caccia all’untore nei tempi della pandemia alla criminalizzazione del libero pensiero sulle più scottanti questioni geopolitiche internazionali, dove chi provava a porre riflessioni che andassero in contrasto con la linea decisa dal Governo veniva tacciato come un eretico da ridicolizzare, silenziare ed emarginare.

A prescindere dal merito delle questioni, questo è l’unico atteggiamento fascista che sopravvive oggi nella società italiana ed è vivo solo ed esclusivamente nella sinistra. E’ lo stesso atteggiamento di chi oggi non accetta il verdetto delle urne, nonostante sia la prima volta dopo 14 anni che finalmente il Paese riesce ad esprimere un Presidente del Consiglio direttamente eletto dal popolo dopo i pastrocchi parlamentari che nell’ultimo decennio ci hanno “regalato” le mirabolanti imprese dei vari Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi. Sei premier in undici anni mai eletti da alcuno: e c’è da sorprendersi se l’affluenza alle urne è scesa così tanto, dall’81% del 2008 al 64% di oggi? Ormai la gente pensa che votare è inutile proprio perché da 14 anni i governi vengono costruiti nelle stanze del potere contro la volontà popolare. Davvero questi fascisti di sinistra sono così fascisti che pensavano di poter continuare ancora così?

Il fantomatico “Terzo Polo” di Renzi e Calenda (che poi è arrivato quarto) ne aveva fatta persino una bandiera elettorale: “votateci, se prendiamo tanti voti il parlamento sarà ingovernabile e faremo un altro governo tecnico“. Paolo Mieli li ha asfaltati in TV: “neanche in Ghana o in Zambia funziona così, se vuoi fare premier Draghi lo candidi e se prendi la maggioranza governi. In democrazia decide il popolo“. Ma fosse solo quello di Renzi e Calenda il problema… La realtà è che la sinistra ha smarrito i propri valori. E’ stata per buona parte del secondo ‘900 la forza politica dei lavoratori, degli operai, dei proletari, dei diritti delle donne, del femminismo, delle libertà. Oggi invece prende i voti soltanto dei ricchi nei centri storici, si sorprende se perde le elezioni proprio dopo aver calpestato i diritti, le libertà, i lavoratori, le donne. Si sono ridotti a celebrare i diritti femminili con il più becero formalismo delle etichette: sorridono chiamandosi “Sindaca”, “Assessora” e ritengono di aver risolto il problema, ma nei fatti non agiscono in alcun modo per tutelare i diritti e le necessità delle donne che nel Paese reale sempre più difficilmente riescono a conciliare famiglia e lavoro.

Oggi l’Italia con Giorgia Meloni celebra il suo primo Presidente del Consiglio donna, ma per tutti i cittadini normali non è questo il punto. La sinistra moderna si è affezionata alle apparenze: innamorata di Obama soltanto perché afroamericano, di Vendola e Crocetta soltanto perché omosessuali, poi però è stata in prima fila ad accanirsi contro il magistrato USA Clarence Thomas, nero ma repubblicano, o Nino Spirlì, ricchione ma leghista. Abbiamo vissuto e viviamo ancora tristissime speculazioni dell’ideologia dell’apparenza: vedove o figli di magistrati uccisi, parenti di altri malcapitati, opportunisti del momento usati soltanto per darsi un’immagine utile a mascherare l’assenza di sostanza. Stavolta è il caso di Ilaria Cucchi, nota per essere la sorella di Stefano, e la viro-star da salotto Andrea Crisanti, ma l’elenco potrebbe essere talmente tanto lungo che non vale la pena di proseguirlo.

Nel mondo reale, al contrario, l’unica cosa importante è che chi governa il Paese sia capace, a prescindere da gusti sessuali, parentele o ribalte mediatiche. E’ un dato particolarmente curioso che il primo premier donna della storia d’Italia arrivi dalla destra e non dalla sinistra che pure guidò le storiche battaglie del femminismo conducendo le donne all’emancipazione. Quello di Giorgia Meloni non è un caso isolato: di destra sono state le più grandi statiste d’Europa, Margaret Thatcher ed Angela Merkel, e di destra sono oggi le altre leader europee come il premier britannico Liz Truss o il capo dell’opposizione francese Marine Le Pen. E parliamo di quella stessa Europa in cui Giorgia Meloni è anche leader, da due anni, dell’ECR, il partito dei Conservatori e Riformisti europei, la grande famiglia delle destre continentali basata sui principi del conservatorismo liberale. Vuoi vedere che sul piano dei diritti e delle opportunità, le donne sono più considerate nelle comunità di destra rispetto a quelle di sinistra? Nel nostro piccolo, anche in Calabria è stata la destra a presentare leadership femminili nella politica locale: da Wanda Ferro a Jole Santelli, da Giusi Princi a Tilde Minasi.

Su qualunque argomento storicamente bandiera della sinistra, la più naturale osservazione è analoga: i veri fascisti di oggi sono proprio coloro che in queste ore sbraitano di pericolo fascista. Non accettano il pensiero altrui, non accettano il verdetto della democrazia e se da un lato sono disposti a sopportare qualsiasi cosa facciano i loro compagni al Governo, dall’altro neanche danno il tempo di completare lo scrutinio che frignano dell’allarme planetario soltanto al pensiero della destra che verrà. Eppure vedrete, l’Italia non sarà un Paese peggiore rispetto al baratro in cui è stata condotta negli ultimi anni dai pasticci dei “no” a tutto, della coercizione statalista, del collettivismo e del pensiero unico. Ci vorrà poco per risollevare il Paese, e il Centrodestra adesso non ha alcun alibi per non rispettare tutti gli impegni presi in campagna elettorale. A partire dal Ponte sullo Stretto e dall’abolizione del Reddito di Cittadinanza per risvegliare un Sud intorpidito nell’eterna povertà del sottosviluppo dalle politiche di bonus e sussidi assistenziali che questa terra non ha bisogno se soltanto lo Stato la mette nelle condizioni di potersi sviluppare da sé, garantendo collegamenti veloci, infrastrutture moderne e sicure e un regime fiscale competitivo. E così magari anche i fascisti (quelli veri) la smetteranno di sbraitare.

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