fbpx

Sicilia, Chef stellato si arrende al caro bollette: “me ne vado all’estero”

bollette pazze

“I governi, sia quello nazionale che quello regionale non si sono ancora insediati. Passeranno altri 2-3 mesi prima che arrivino gli aiuti”: lo sfogo di Tony Lo Coco, chef stellato titolare del noto ristorante I Pupi di Bagheria

“Basta, me ne vado in Qatar!”. Dopo l’ennesima mazzata ricevuta Tony Lo Coco, chef stellato titolare del noto ristorante I Pupi di Bagheria, ha confessato che potrebbe lasciare il mondo della ristorazione in Italia. Imprenditore che da oltre un decennio gestisce uno dei 14 ristoranti siciliani con stelle Michelin, spiega la situazione resa complicata dal caro bollette. Ma non solo. “Già la scorsa estate abbiamo lavorato senza ritoccare i prezzi dei nostri piatti nonostante i rincari delle materie prime”, commenta Lo Coco. “Adesso però è arrivata anche la mazzata delle luce – riporta il Quotidiano di Sicilia – . L’ultima bolletta ammontava a oltre 13 mila euro, le precedenti non superavano i 4mila e 500 euro. E abbiamo la certezza che le prossime avranno importi ancora più alti. Non si può lavorare per perdere denaro. Quello dei ristoratori è già un mestiere pieno di sacrifici”.

Sceso in piazza in questi giorni con gli altri colleghi imprenditori, Lo Coco potrebbe prendere drastiche decisioni. L’inflazione e il caro energia si ripercuotono non soltanto sui piccoli ristoranti, ma su tutto il settore. “I governi, sia quello nazionale che quello regionale non si sono ancora insediati. Passeranno altri 2-3 mesi prima che arrivino gli aiuti – è la previsione di Lo Coco – . E per noi saranno 80mila euro di danni. Ho ragionato sulle soluzioni. La prima che mi viene in mente è una chiusura stagionale. Fermare tutto a fine ottobre e riaprire a dicembre. L’altra ipotesi più drastica a cui ho davvero pensato è andare all’estero”.

Insomma, nella peggiore delle ipotesi le luci del locale situati in via del Cavaliere a Bagheria si spegnerebbero per sempre, senza più bollette nella buca delle lettere. Il suo ristorante ha appena 25 posti, ha sempre puntato su una clientela selezionata e ospitati spesso vip dal grande calibro. Così facendo, però, andare avanti non è più sostenibile. “Chiudendo il locale sarei costretto a licenziare – dice afflitto – . A licenziare personale che ha una famiglia da mantenere, un mutuo da pagare. Ho 15 dipendenti. Ho investito su di loro, li ho formati. Sono miei amici”.