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La cipria di Giorgia Meloni, la misoginia di Letta e un’altra lezione di buona politica

giorgia meloni Foto Ansa

La polemica tra Enrico Letta e Giorgia Meloni interroga gli italiani: in milioni hanno cercato su google cosa significa “Misogino”

Ieri la parola “Misogino”” è stata la più cercata su google, nonché top trend su twitter. I dati ufficiali certificano milioni di ricerche con “Misogino” e “Misogino che significa“. Evidentemente milioni di persone non conoscevano il significato del termine utilizzato da Giorgia Meloni per rispondere ad Enrico Letta, che l’aveva accusata di “cambiare immagine, di incipriarsi“. Il leader di Fratelli d’Italia ha risposto così: “Caro Letta, al netto della misoginia che questa frase tradisce e dell’idea secondo la quale una donna dovrebbe essere attenta solo a trucchi e borsette, il vostro problema è che non ho bisogno di ‘incipriarmi’ per essere credibile“. Tutti i giornali hanno titolato “Misogino” e le persone, evidentemente stranite e smarrite, hanno cercato su google cosa significasse.

E’ evidente che questa campagna elettorale, almeno nelle sue prime battute, abbia riportato verso l’alto l’asticella del dibattito politico almeno nei toni e nella forma. Dopo il video in cui la stessa Giorgia Meloni si rivolgeva ai media stranieri parlando un fluente inglese, francese e spagnolo, contrapponendosi così ai leader politici che negli anni scorsi anche solo con l’inglese avevano collezionato plateali figuracce (da Renzi a Di Maio), adesso ci sono milioni di italiani che devono cercare su google cosa significano i termini utilizzati dalla classe politica.

Negli anni dell’avvento del populismo, avevano invece preso il sopravvento toni tipici dei Vaffa Day di Beppe Grillo: la politica era diventata una caciara e gli elettori si erano abituati, seppur a fatica, ad ascoltare epiteti tra i più bassi e volgari persino dagli scranni del parlamento. Ovviamente se dici “cretino“, nessuno cercherà il significato su google. Così abbiamo alzato l’asticella, e il merito di ciò va riconosciuto in modo particolare a Giorgia Meloni, il leader del partito accreditato da tutti i sondaggi di raccogliere il maggior consenso (nonostante fosse l’unico all’opposizione del governo di Mario Draghi, che quindi così tanto “dei migliori” non deve essere stato percepito dagli italiani).

Ovviamente per essere bravi politici e amministratori non basta conoscere le lingue straniere ed utilizzare i termini più ricercati di quella ufficiale della propria Nazione. Ma certamente non si può essere buoni politici e amministratori se non si conoscono le lingue straniere, e tantomeno si fa fatica con quella ufficiale della propria Nazione, come purtroppo ahinoi ci eravamo tristemente abituati in Italia nella stagione politica che, per fortuna, sta per andare in soffitta.

Ad abbassare la media del dibattito politico, in queste ore, ci stanno pensando alcuni dei principali giornali generalisti, tra i più schierati al punto da sbilanciare la loro informazione più sulla propaganda che sulla cronaca. Ieri hanno provato a seminare zizzania nel centrodestra svelando fake news secondo cui Giorgia Meloni avesse cancellato il Ponte sullo Stretto dal programma della coalizione: in poche ore è arrivata la smentita e la firma ufficiale del programma con il Ponte sullo Stretto. Poi sulle stesse pagine che negli ultimi anni hanno tentato, invano, di ergere Luigi Di Maio ad alto statista al punto da diventare premier in pectore dopo un’eventuale caduta di Mario Draghi, abbiamo letto le più feroci polemiche con tanto di urla allo scandalo perché Berlusconi ha detto che “il presidenzialismo esalta la democrazia in Francia e Stati Uniti. Non è possibile quello che è successo in Italia, che dopo il mio governo non c’è stato alcun governo eletto dal popolo. Se entrasse in vigore il presidenzialismo, Mattarella dovrebbe dimettersi, poi magari potrebbe essere eletto di nuovo“. Una sacrosanta banalità: il Presidenzialismo, sostenuto da molti anni dalla stragrande maggioranza degli italiani secondo tutti i sondaggi pubblicati in merito, prevede proprio l’elezione diretta del Capo dello Stato e quindi se il Centrodestra vincerà le elezioni e riuscirà ad approvare una riforma in tal senso, è scontato che Mattarella dovrebbe dimettersi e verrebbe sostituito da un Presidente della Repubblica scelto dagli italiani.

In modo strumentale, in molti hanno attaccato Berlusconi come se avesse accusato l’attuale Capo di Stato con chissà quale oltraggio. Ma si sa: in base all’appartenenza politica, si arriverebbe a contestare l’avversario anche qualora questo dicesse che 2+2 fa 4. Eppure Berlusconi fino a poco tempo fa, considerato innocuo, per la sinistra era il paladino della democrazia in quanto argine all’avanzata dei più temuti Meloni e Salvini.

L’impressione è che gli equilibri del Paese stiano cambiando, e stavolta non è soltanto una questione di toni e di forma: l’Italia si sta preparando ad una storica inversione politica, perché il Centrodestra non governa da 11 lunghissimi anni ed è accreditato di una netta maggioranza in entrambe le Camere parlamentari (anche grazie alla legge elettorale ideata e approvata dalla sinistra, il Rosatellum).

Ma quello che succederà nelle prossime settimane lo scopriremo insieme, e soprattutto lo racconteremo sulle nostre pagine. Intanto ci gustiamo un dibattito politico di livello superiore, al punto che la gente deve andare su google per tentare di capire il significato dei termini usati dai leader dopo anni in cui sono stati i leader dei vari movimenti (sigh!) a dover cercare su google il significato dei termini utilizzati dal popolo.