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Elezioni, lettera di Democrazia Liberale a Calenda e Renzi: “arretratezza infrastrutturale al Sud e nelle isole, come intendete risolverla?”

Matteo Renzi Carlo Calenda Foto di Giorgio Onorati / Ansa

Democrazia Liberale chiede a Carlo Calenda e Matteo Renzi quali interventi sono previsti all’interno del programma elettorale per il ridurre il deficit infrastrutturale tra Nord e Sud Italia

In questi giorni Carlo Calenda e Matteo Renzi hanno trovato un accordo che ha dato ufficialmente iniziato ad un Terzo polo centrista che possa contrastare, a loro dire, il dilagante populismo di destra e di sinistra. Gli elettori aspettano dunque di conoscere il programma elettorale, mentre sarà il leader di Azione a tenere in mano la campagna di programmi. E poi di idee programmatiche si chiede nella lettera aperta di Democrazia Liberale rivolta proprio ai due rappresentanti della neonata coalizione. Il presidente Enzo Palumbo e il responsabile Giovanni Mollica chiedono attenzione per il Sud, soprattutto per quanto riguarda il tema delle infrastrutture, il cui deficit rispetto al Nord è molto evidente e finisce per penalizzare tutto il Paese. Di seguito la lettera:

“E da un po’ che ci andiamo chiedendo se ci si possa affacciare alla ribalta nazionale portando in dote, insieme con le nostre tradizioni e coi nostri valori, un modo nuovo di proporsi politicamente, invece di cercare soltanto posizionamenti che scontino una certa dose di opportunismo elettorale. La nostra risposta è sempre stata positiva, pur deboli come inevitabilmente siamo – sia quanto a consenso elettorale, che la chiusura del sistema politico nemmeno consente agli outsider di misurare, sia quanto a visibilità, inesistente per le medesime ragioni – ma anche forti di una tradizione gloriosa, che riteniamo possa essere apprezzata da chi a ogni occasione rivendica qualche comune radice. Certo, una selezione preliminare l’abbiamo fatta, troppo evidenti essendo le differenze culturali riscontrabili con altri partiti; e tuttavia siamo convinti che il confronto vada fatto sui contenuti, pur consapevoli che è impossibile farlo in profondità nel breve tempo che ci separa dal 25 settembre. 

Oggi, non ci resta che lanciare il cuore oltre gli ostacoli, rappresentati dalle difficoltà di comunicazione e dalla ristrettezza dei tempi, e abbiamo così pensato di porre alla Vostra nuova Alleanza – che speriamo non sia solo elettorale e che consideriamo, pur coi dovuti distinguo, più vicina alla nostra sensibilità – una domanda che ci sembra fondamentale nei confronti dei cittadini più svantaggiati e dei territori da decenni lasciati indietro rispetto ad altri. Che è poi una domanda che si pongono anche molti attenti analisti del nostro sistema Paese, ma che non ha trovato sin qui risposta nella prassi decennale della politica italiana, e cioè quale sia la funzione economica e sociale che ritenete di potere attribuire al Mezzogiorno nel vostro programma elettorale, e quale ritenete possa essere il contributo del Sud e delle Isole maggiori al rilancio del Paese.

Ebbene, senza pensare ovviamente all’antica e deteriore pratica delle cattedrali industriali edificate nel deserto, noi riteniamo che non ci si possa fermare all’apporto della scontata “vocazione turistica e agroalimentare”, che è il decennale mantra ricorrente nella politica italiana, e che, se anche di questo si trattasse, non potrebbe neppure esplicare un suo trainante ruolo nella logistica mediterranea senza l’introduzione di massicce dosi di “connessioni” col resto dell’Italia e dell’Europa. E pensiamo che, proprio quando i cittadini sono chiamati a decidere il destino dell’Italia, sia proprio questo il momento per proporre, agli elettori ma anche alle altre forze politiche, il tema dell’oggettiva arretratezza delle infrastrutture meridionali e insulari, assolutamente insufficienti in quasi un terzo del Paese, costretto a consumare senza produrre, e siamo convinti che senza il suo contributo è impensabile l’avvio di qualsiasi ripresa dell’Italia, come del resto l’Ue predica inascoltata da decenni, oltre che sulla base dei parametri che la stessa UE ha utilizzato per attribuire all’Italia gli ingenti fondi del PNRR, poi di fatto vanificati nella confusione inestricabile tra risorse tradizionali e comunitarie.

E ci piacerebbe conoscere il Vostro pensiero in merito, nella convinzione che possa costituire l’avvio di un percorso comune”.