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Covid, dubbi su 4ª dose di vaccino ai giovani: “quale rapporto rischi-benefici?”

vaccino covid

Roy de Vita si pone diverse domande e poi torna sui nuovi vaccini aggiornati: “come fanno ad essere stati approvati se non sono stati condotti trial clinici su persone ma solo sui topi?”

E’ consigliato somministrare la quarta dose di vaccino anti-Covid ai giovani “correndo il rischio di avere eventi avversi maggiori di quelli causati dal contagio?”. E’ questa la domanda che si pone il dott. Roy de Vita in uno dei suoi classici video pubblicati sui social. “Resto basito che siano i pediatri a invitare i ragazzi alla nuova iniezione”, sottolinea il noto Primario di Chirurgia Plastica presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Roma “Regina Elena”. A tal proposito ricorda che tale quesito è lo stesso posto un anno e mezzo fa quando da Genova arrivava la tragica notizia della morte della 18enne Camilla Canepa a causa di un evento avverso provocato dal farmaco di Astrazeneca.

“Se io presentassi ad una rivista scientifica una ricerca sperimentale fatta dopo studi condotti su 8 topi, e senza neppure un trial clinico, il mio lavoro non avrebbe alcun chance di essere pubblicato perché privo di validi riscontri statistici e scientifici – afferma ancora de Vita – . Ciò però è avvenuto con i nuovi vaccini aggiornati alle sottovarianti Omicron, è difficilmente comprensibile questa approvazione e immissione sul mercato”. Il dott. de Vita dunque si chiede se ha ancora senso vaccinare dei giovani sani contro il Covid essendo questo è molto più debole rispetto a quello di un anno fa, senza considerare che una percentuale di questi soggetti potrebbe presentare delle reazioni avverse dopo la somministrazione.

“Ci sono tanti dubbi che suggerirebbero prudenza, ma il dubbio fa parte del progresso scientifico anche se oggi questa parola sembra diventata eresia. Chi solleva il dubbio, si sente rispondere ‘io credo nella scienza’, frase che risulta essere un ossimoro”. La scienza non è una religione, porre dei dubbi è necessario per chi fa il lavoro di medico. La decisione di vaccinare i giovani non è una scelta politica, ma una scelta medica”, conclude Roy de Vita.