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Plusvalenze Juventus, l’analisi del gip di Torino: ecco perchè potrebbe non esserci dolo

Secondo il gip di Torino, Ludovico Morello, potrebbe non esserci dolo nella contabilizzazione delle plusvalenze utilizzata dalla Juventus

Andrea Agnelli Foto di Alessandro Di Marco / Ansa

Potrebbe non esserci dolo nella contabilizzazione delle plusvalenze utilizzata dalla Juventus. È quanto si rileva nella decisione del gip di Torino, Ludovico Morello, che lo scorso ottobre ha rigettato la richiesta di misura cautelare avanzata dalla procura per alcuni degli indagati nell’inchiesta sui conti della Juventus.

Se corrispondesse al vero – si specifica – che la modalità di contabilizzazione delle plusvalenze utilizzata dalla Juventus (anche per le cosiddette operazioni incrociate) è una modalità contabile adottata dalla ‘costante prassi internazionale dell’industria del calcio, laddove i medesimi criteri sono adottati da tutte le società calcistiche, sia nazionali che europee’, affermazione che necessiterebbe di un accurato approfondimento, potrebbero profilarsi dei dubbi relativi alla sussistenza del dolo richiesto dalla citata fattispecie incriminatrice – evidenzia il giudice Ludovico Morello – Giacché la società e i relativi vertici non avrebbero fatto altro che fare uso, in un ambito ove sono pacificamente assenti riferimenti e parametri normativi predefiniti volti a regolare la valorizzazione dei calciatori da cosiddette operazioni incrociate, di criteri contabili adottati dall’intero settore di riferimento nell’ambito del quale l’ente si trova ad operare, risultando quindi difficile ipotizzare un discostamento consapevole – e quindi in definitiva doloso – dai corretti criteri di contabilizzazione delle citate poste“.

Per quanto riguarda le cosiddette ‘manovre stipendi‘ del 2020 e del 2021, secondo il gip si possono considerare “certamente illecite“, al punto che “si condivide con la pubblica accusa la sussistenza di gravi indizi“. Il giudice ha però respinto le richieste di misura cautelare presentate dalla procura per mancanza di rischio di reiterazione del reato: le ‘manovre’ erano legate all’emergenza Covid e quindi a un “periodo storico non più attuale“.

L’intercettazione di Cherubini

Per fortuna alla luce delle recenti visite ci siamo fermati“. E’ quanto disse, riferendosi alla prassi delle plusvalenze e agli accertamenti della Consob, il direttore sportivo della Juventus, Federico Cherubini (non indagato), in una conversazione intercettata dalla Guardia di Finanza il 22 luglio 2021. Tale frase è uno degli elementi sui quali poggia la decisione del gip del Tribunale di Torino di non accogliere le richieste di misure cautelari e interdittive per Andrea Agnelli e altri dirigenti bianconeri: non sono stati ravvisati pericoli di reiterazione del reato.

Il giudice osserva che in effetti c’è un “riscontro oggettivo” alle parole di Cherubini. “Se negli esercizi chiusi al 30 giugno 2019 e al 30 giugno 2020 la voce ‘plusvalenze da cessione diritti calciatori’ era pari rispettivamente a 126 milioni (corrispondenti al 20,4% dei ricavi complessivi del club nell’esercizio 2019) e 166 milioni (29,1% nel 2020) per l’esercizio chiuso al 30 giugno 2021 era pari solo a 29 milioni (pari al 6,4% dei ricavi). La conversazione di Cherubini e dei suoi interlocutori non si riferiva all’inchiesta della procura di Torino, di cui non si avevano notizie, ma dell’apertura degli accertamenti della Consob, comunicata pochi giorni prima“.