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Reggina, non servono più alibi e risposte ma solo fatti e visioni convergenti: c’è una sola strada per un futuro sano

Reggina-Cremonese de lillo gallo e taibi Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

In questo momento ciò che più conta sono i fatti. Meno chiacchiere ma, soprattutto, meno visioni contrastanti. Perché sennò, come l’anno scorso, ci si ritrova a dover ritrattare sugli obiettivi sbandierati in estate

Fino all’intervallo di Reggina-Cremonese gli amaranto erano secondi in classifica (meritatamente). Chiunque pensava che l’organico fosse all’altezza di quella posizione. E poi? Problema fisico, mentale, screzi con l’allenatore, alibi Covid? Ce lo si è chiesti per mesi, ma ora – a questo punto – non è neanche più di tanto importante saperlo così come non viene più di tanto tollerata la scusante virus e preparazione precaria, che pure ci può stare, ma non dopo due mesi imbarazzanti. Non è ciò che si aspettano i tifosi, quantomeno, che comunque di risposte ne hanno ricevute abbastanza. A detta del club non è una questione fisica e problemi con l’allenatore non ce n’erano. Così come non ci sono problemi economici e la società non è in vendita, ma anzi l’obiettivo è di guardare al futuro con serenità perché si vogliono fare ancora grandi cose.

Giusto così. Le risposte ci sono state, ma forse non sono più importanti nemmeno quelle. Né domande da porsi, ne risposte. In questo momento ciò che più conta sono i fatti. Meno chiacchiere ma, soprattutto, meno visioni contrastanti. Perché sennò, come l’anno scorso, ci si ritrova a dover ritrattare sugli obiettivi sbandierati in estate. E se mister Toscano parla di salvezza, se mister Taibi parla di posizione tranquilla (“ci tengo a sottolineare alcuni aspetti fondamentali: non ho mai millantato la serie A, piuttosto ho dichiarato che avremmo dovuto guadagnarci la salvezza. L’ho detto dopo l’ottima partenza, quando alcuni parlavano di promozione, voglio ribadirlo anche adesso”, ha detto a Gazzetta del Sud), altri dirigenti parlano di playoff, di posizioni di alta classifica, di Serie A. Non è una critica: ci sono degli obiettivi, dei sogni e delle dichiarazioni pubbliche, è giusto che ognuno persegua i propri. Ma, almeno all’esterno, si trovi una via unica e perseguita da tutti, comparto tecnico e societario.

Anche perché è chiaro che, ad oggi, l’obiettivo non possa essere altro che la salvezza. Ed è anche chiaro che, a dispetto di quanto si dica, tutti questa estate parlavano almeno di posizione sinistra della classifica, non certo di salvezza. Ma i numeri di difesa e attacco degli ultimi due mesi sono alquanto disastrosi, da media retrocessione diretta, forse anche peggio di chi annaspa nei bassifondi. 17 reti subite in 7 partite, squadra praticamente sempre sotto pressione fin da inizio gara e sistematicamente sotto dopo la prima mezz’ora, con Turati e Micai (un po’ a turno) a salvare il salvabile. Senza dimenticare gli errori tattici intravisti contro il Brescia che si erano già ampiamente palesati da Benevento in poi, ovvero poco filtro in mezzo e linea centrale perennemente in difficoltà di gamba e passo quando l’avversario alza i ritmi e il baricentro. L’attacco? Non ne parliamo: è il secondo peggiore della categoria, con 16 reti all’attivo. Galabinov non ne azzecca una, Montalto è (forse era, prima del Covid) il più in forma ma parte dietro il bulgaro, di Tumminello non si è capito che si vuol fare e Denis c’è e non c’è. Per non parlare di seconde punte ed esterni offensivi che ormai non fanno testo, non aiutano in alcun modo e alcuni di questi faranno anche le valigie.

Come si traduce tutto questo? Nella politica societaria sul mercato che, forse, sperando non sia troppo tardi, sta già cambiando. Basta nomi altisonanti, vecchie glorie dall’estero o lunghi contratti ad esperti che a nulla servono sotto l’aspetto economico (nel lungo periodo) e in tanti casi – vedi Menez, Lafferty, Faty, Laribi e non solo – neanche a quello sportivo. Anche perché questi significano esuberi, solo esuberi. Difficili da piazzare e ingombranti per le casse societarie e per le successive operazioni in entrata. Un problema vecchio, che si è riproposto per l’ennesima sessione. E anche adesso, gennaio 2022, si sente parlare di “difficoltà nel piazzare questo o quello”. Insomma, l’esperienza non ha aiutato, ma forse adesso la strada tracciata è diversa. Anche perché prima era “tutti vogliono venire da noi”, ora invece a volte i calciatori riflettono e scelgono altri lidi dopo ammiccamenti con gli amaranto. La strada intrapresa sul mercato è già diversa, per necessità e non solo. Si cercano solo profili giovani, in prestito o possibilmente con qualche riscatto, che possano poi fruttare plusvalenze. Un percorso per forza di cose intrecciato a quello del settore giovanile. Il presidente Gallo, più volte nelle ultime settimane, ha espresso pubblicamente di aver preso coscienza del problema, assolutamente da risolvere. Ha cambiato diversi responsabili, sta per annunciarne un altro, ma le prese di coscienza e le nuove figure finora non sono bastate. Serve capitalizzare al meglio ciò che può essere prodotto da uno dei migliori centri sportivi del Sud Italia, è l’unica strada per garantire un futuro al club. Le spese ci sono, ci sono state e continueranno ad esserci, così come una “politica aggressiva” iniziale tornata utile per riaccendere entusiasmo e riportare la Reggina in B. Ma ora è il momento di guardare oltre il presente, se si vuole costruire un futuro sano.