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Atzori conquista Malta, vince la Coppa nazionale ma non dimentica la Reggina: “merita una società forte” | INTERVISTA

gianluca atzori reggina

L’intervista di StrettoWeb all’ex calciatore e allenatore della Reggina Gianluca Atzori, che sulla panchina del Floriana ha vinto di recente la Coppa di Malta, qualificandosi per i preliminari di Europa League

Malta, la patria degli allenatori italiani di calcio. In Nazionale c’è Devis Mangia, all’Hibernians (campione d’Italia) c’è Stefano Sanderra e al Floriana c’è… Gianluca Atzori, vecchia conoscenza in riva allo Stretto. L’ex calciatore e allenatore della Reggina vive giorni felici: si è infatti aggiudicato di recente la Coppa nazionale (FA Trophy), battendo in finale la Valletta per 1-2 e accedendo così ai preliminari di Europa League. Per l’occasione, lo abbiamo contattato ai nostri microfoni per carpire le sue sensazioni.

Mister, è il primo trofeo della sua carriera. Che emozione si prova? 

“L’emozione e la gioia sono ancora dentro di me. C’è soddisfazione perché ho raggiunto questo nella mia prima volta all’estero, nel mio primo anno a Malta, con un ambiente che non conoscevo e con la squadra più giovane del campionato nonché quella tra le meno accreditate a vincere. Siamo stati gli unici a tenere testa alla capolista, uno squadrone”. 

All’emozione ancora fresca si lega la grande curiosità per la sua prima volta in Europa.

“Il club nella sua storia ha già partecipato alle Coppe europee (il Floriana è uno dei club più titolati del paese, ndr), anche se sono passati molti anni dall’ultima volta. Mai nessuno a Malta è riuscito a superare i tre turni di preliminare, ma il nostro sogno è tentarci. Certo, dipende anche dagli avversari che si andranno ad incontrare…”.

E il tempo è anche poco. Qualche giorno di riposo e poi subito al lavoro per preparare la prima gara.

“Esattamente. Ora ci sono 8 ragazzi impegnati con la Nazionale e, giusto il tempo di queste tre settimane di stop, il 15 giugno ci ritroviamo di nuovo tutti perché il 7 luglio c’è la prima partita del preliminare. Con l’obiettivo, ovviamente, di passare il turno…”

Mister, perché la scelta Malta? Solo un’opportunità colta al volo o c’era già la volontà di misurarsi con l’estero?

“La volontà di andare all’estero c’era perché il mercato in Italia era saturo, per quello che mi riguardava. E così col mio procuratore ho deciso di tentare la mia avventura all’estero. A Malta c’è già Devis Mangia, in Nazionale, e qui sono contenti del lavoro dei tecnici italiani. Certo, sinceramente ammetto che mai avrei pensato a Malta. Se pensavo all’estero mi veniva in mente magari il Nord Europa, ma poi è arrivata questa opportunità e l’ho presa al volo. Col Direttore Generale del club mi sono trovato subito bene e col di sennò di poi posso dire che è stata la scelta giusta”.

E il calcio a Malta com’è? La vita del calciatore e dell’allenatore sono diverse rispetto all’Italia?

“Innanzitutto preciso col dire che qui c’è l’obbligo di far giocare 4 maltesi titolari, mentre i restanti 7 della formazione sono liberi. Io ho 15 elementi maltesi, pensa, che la mattina si svegliano e vanno a lavorare, poi alle 15 escono dal lavoro e vengono ad allenarsi. E non in un centro sportivo, perché qui a Malta non ce ne sono. Non c’è la mentalità delle strutture come in Italia. Qui si prenota il campo solo per gli allenamenti e, quando si termina, c’è subito pronta un’altra squadra. Noi ci alleniamo dalle 15.30 alle 17.30 e poi dobbiamo lasciare spazio agli altri. Bisogna avere spirito e umiltà, anche quella di cui ho avuto bisogno io per tornare indietro, dopo l’Italia e la Serie A. Ero abituato a 6-7 campi di allenamento, alla sala video per rivedere tutto. Ora mi sono adattato”.

E con la lingua è stato facile?

“Sì, qui i ragazzi conoscono l’italiano, l’inglese e il maltese. Poi, se proprio non riesco a farmi capire, c’è l’allenatore in seconda che è maltese, ma ti assicuro che riesco a farmi capire abbastanza bene. Sto comunque studiando l’inglese perché è giusto così, faccio 2 ore di lezioni a settimana”.

Mister, dal presente al passato. A Reggio Calabria si vivono giorni complessi. Sta seguendo la situazione?

“Certo, ho seguito la Reggina. Aglietti non è riuscito a far esprimere al meglio la squadra, Mimmo Toscano è ingiudicabile perché è stato solo qualche settimana, mentre Stellone ha fatto un buon lavoro. Reggio Calabria merita il meglio, merita una società forte. Lì c’è passione, si vive di calcio. Il lunedì, dopo una vittoria, la gente ride ed è felice, mentre il giorno dopo una sconfitta la città è spenta. La situazione attuale sicuramente destabilizza un po’, ma non entro nel merito delle vicende del Presidente perché non conosco”.

E su quell’annata che stava terminando in trionfo?

“Un trampolino di lancio, quello. Anche lì avevamo una squadra giovane e perdemmo quella semifinale a Novara con l’eurogol di Rigoni. Considerando l’età media di quella squadra e l’età media di quella attuale qui a Malta, sono sicuro di una cosa…”

Prego.

“Penso di essere portato per i giovani, per allenare squadre dall’età media bassa. Mi piace”.

E a proposito di giovani, che effetto fa vedere Acerbi e Di Lorenzo, due giocatori che lei ha allenato in amaranto, allora ragazzi, vincere questa estate l’Europeo con la Nazionale?

“Grazie a loro che ci hanno dato questa gioia a luglio, tra l’altro io mi trovavo a Malta per commentare la finale da italiano. Di Lorenzo lo avevo fatto esordire io in B (Sassuolo-Reggina, ultima gara della regular season della stagione 2010-2011, l’ultima prima del doppio confronto col Novara, ndr), Acerbi ha giocato 42 partite su 42, non l’ho mai tolto. E’ un ragazzo speciale, veniva dal Pavia e Foti all’epoca aveva fatto un investimento che poi ha portato grandi frutti alla società”.

Di Lorenzo che ha iniziato da braccetto di destra qui a Reggio, per poi alternarsi a volte a quinto di centrocampo. Si aspettava che potesse consacrarsi come uno dei migliori terzini italiani?

“E’ cresciuto tantissimo e sa fare entrambe le fasi. Aver giocato da braccetto lo ha aiutato a marcare e aver giocato da quinto lo ha aiutato ad attaccare. Quando qualcuno riesce a fare il percorso di Giovanni, alla fine quello che raccogli si vede. Lui è migliorato tantissimo anche fisicamente”.