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Breast Unit in Calabria: prevenzione e cura dei tumori al seno, le prospettive future e le sinergie possibili

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Ampio dibattito nel corso del congresso medico-scientifico svoltosi alla Cittadella regionale. La prevenzione e la cura dei tumori al seno nelle Breast Unit, le strutture complesse esistenti sul nostro territorio regionale: dai problemi atavici alle prospettive future passando dall’appello alle istituzioni

Tanti e di grande rilevanza i punti salienti dell’intensa giornata di lavori sulla situazione attuale delle Breast Unit in Calabria, svoltasi nella sala verde della Cittadella regionale. Un importante momento di confronto fra le varie realtà territoriali fortemente voluto da Maria Renne, chirurga senologa AOU Mater Domini di Catanzaro. A presiedere i lavori congressuali il professor Rosario Sacco, clinico chirurgo già direttore della Scuola superiore di Chirurgia generale.

Nel corso del congresso molto animata la tavola rotonda sul tema “Le donne incontrano i medici in prima linea nella prevenzione”. Dagli interventi dei medici, responsabili provinciali degli screening mammografici, è emerso che la prevenzione, oggi più che mai, è indispensabile per poter riscontrare in tempo un’eventuale patologia oncologica e quindi per avere maggiori possibilità di sopravvivenza. Tuttavia in ogni realtà non mancano le criticità: dalla carenza di strumentazione all’assenza di comunicazione sulle campagne di sensibilizzazione, alla distribuzione di mezzi dove non c’è necessità.

Per Anna Giorno (responsabile screening Cosenza) “in Calabria gli screening non sono statisticamente evidenti, per mancata coordinazione delle prestazioni genericamente offerte come prevenzione. Le donne sensibilizzate alla prevenzione si rivolgono alla sanità pubblica per fare la mammografia. Non riuscendo a essere soddisfatte dagli screening ricorrono a mammografie in prevenzione, che però non rientrano nel percorso di SORVEGLIANZA offerto dallo screening. Bisogna discutere in sede di accreditamento regionale delle prestazioni, e collegare i radiologi della prevenzione al sistema dello screening. Abbiamo ottimi professionisti ma ‘armadi in disordine’. È tempo di mettere ordine. Noi vendiamo salute e quindi dobbiamo pretendere il giusto rispetto per i cittadini. La politica finora non si è identificata con i bisogni della collettività”. Annalisa Spinelli (responsabile per Catanzaro) ha ribadito: “Lo screening è un Lea (Livello essenziale di assistenza) ed è il paradigma della sanità calabrese, non rispettarlo significa non garantire i cittadini. La prevenzione salva la vita e lo abbiamo capito anche grazie al Covid. In Calabria l’incidenza dei tumori è minore rispetto ad altre regioni ma la sopravvivenza è inferiore rispetto al resto del Paese; allora sfruttiamo il vantaggio di una vita lontana dalle metropoli, ma godiamo degli stessi strumenti di prevenzione e cura del resto d’Italia “.

Teresa Landro (responsabile Vibo Valentia) ha sentenziato: “Il lavoro dell’organizzazione interna va motivato e valorizzato. L’offerta deve essere di qualità”.

Giancarmine La Greca (responsabile Crotone) ha rimarcato il fatto che “ a Crotone dal febbraio 2021 si lavora quasi esclusivamente per il covid. Per gli screening – ha evidenziato – facciamo poco e niente con le conseguenze che si possono immaginare.  Abbiamo un solo mammografo digitale, ce ne hanno promesso un secondo ma ancora non è arrivato. Ci hanno promesso un centro di refertazione unica ma, ancora niente. Aspettiamo che le promesse vengano mantenute”.

Il congresso ha registrato il supporto fattivo di alcune associazioni che si occupano della cura dei tumori al seno, tra queste “Europa donna” con la referente della neo-nata delegazione Calabria Maria Anedda che ha sottolineato: “Come associazione siamo nati il 4 marzo, siamo 16 in tutta la regione  che si occupano di oncologia e di tumore al seno in particolare. Tra i nostri obiettivi precipui l’incremento degli screening e il potenziamento delle Breast Unit. Vogliamo evitare l’emigrazione sanitaria e, a tale scopo, vogliamo favorire la rete. Chiediamo, pertanto, che venga istituita la rete senologica calabrese e sia presente al tavolo di lavoro interistituzionale a partire dal monitoraggio dei dati. Ciò al fine di potenziare i centri di senologia esistenti sul territorio”.

È intervenuta anche Arianna Cosentino di “Salute donna”, sodalizio che in Calabria è attivo da 20 anni. “Ci occupiamo di prevenzione oncologica – ha precisato Cosentino – e siamo in contatto diretto con l’istituto Nazionale dei tumori di Milano. Come medico ho voluto fortemente essere presente nella mia terra. Nella provincia di Catanzaro abbiamo iniziato a collaborare con la senologia del Pugliese – Ciaccio dal 2016. Siamo l’unica associazione presente in una Breast Unit. Abbiamo anche finanziato delle borse di studio. Abbiamo iniziato questo percorso perché vogliamo garantire lo stesso standard che offrono gli ospedali del nord; vogliamo che le donne calabresi malate di tumore non siano costrette ad andare a curarsi altrove. Nel nostro gruppo c’è anche la psico-oncologa, figura necessaria per accompagnare psicologicamente la paziente che deve affrontare il percorso di cura. Facciamo 400 visite senologiche all’anno andando a girare nei paesini dell’entroterra dove andiamo a fare opera di sensibilizzazione sulla prevenzione”.

Maria Renne, intervenendo nel dibattito ha puntualizzato: “Le Breast Unit devono essere controllate per i numeri delle procedure, è la condizione “contrattuale” che le breast unit fanno con i pazienti a nome e per conto dell’ente regionale che paga le prestazioni Chiediamo che venga attuato il monitoraggio su queste strutture, per poter andare OLTRE L’ESISTENTE GIÀ ATTIVO DA MOLTI ANNI. Come dimostra la presenza di tante donne operate a questa manifestazione. Bisogna qualificare il lavoro e verificare le competenze”.

La consigliera regionale Amalia Bruni, vicepresidente della terza commissione Sanità, ha asserito: “Non è possibile constatare che, ancora oggi, ci siano problemi per quanto riguarda la prevenzione e il funzionamento delle Breast Unit. Il problema è trovare le soluzioni e ciò implica la responsabilità di ciascuno, come cittadini. Se non facciamo dei percorsi corretti, anche per colpa di management inadeguati, allora nulla cambia e ciò alimenta la sfiducia dei calabresi”. Bruni ha detto di aver proposto un incontro tra i sanitari rappresentanti delle Breast Unit e i componenti della terza commissione Sanità. L’obiettivo è quello “di avviare percorsi istituzionali condivisi. L’inizio di un cammino che si può fare con la produzione di un vero e proprio piano – ha rimarcato la consigliera regionale – solo così si potrà stabilire ‘chi fa cosa e quando’ relativamente al decreto 100 che ha istituito le Breast Unit”. A coordinare i lavori la giornalista Nadia Donato.