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Valle d’Aosta rischio zona rossa, l’allarme di Th Group: “andrebbe in fumo almeno il 70% del fatturato”

piste da sci valle d'aosta Foto di Roberta Marrollo / Ansa

Il presidente dell’azienda leader nel turismo sulla neve in Valle d’Aosta se la prende anche con le istituzione: “la Valle d’Aosta rischia di andare in zona rossa perché mancano una decina di posti letto in terapia intensiva, per di più già finanziati”

“Se tra dieci giorni la Valle D’Aosta entrerà in zona rossa, avremo per almeno 15 giorni gli impianti sciistici chiusi e allora fioccheranno disdette e annullamenti di prenotazione fino a marzo-aprile. Per noi, ma anche per tutti coloro che operano nel turismo nella regione, vorrà dire vedere il 70-80% del fatturato andare in fumo. E prima ancora del fatturato cosa facciamo con tutte le persone che sono venute da diverse parti d’Italia in Valle d’Aosta a lavorare? Cosa gli diciamo? Andate a casa? Per 10 posti in terapia intensiva che sono già finanziate e che non sono state realizzate?”. E’ il drammatico allarme che lancia, in un’intervista a Adnkronos/Labitalia, Graziano Debellini, presidente di Th Group, leader nel turismo sulla neve in Valle d’Aosta, con 1.000 camere tra Pila, Courmayeur e La Thuile. Nella giornata di ieri, già il governatore Erik Lavevaz aveva posto preoccupazione sul tema, chiedendo al Ministro Roberto Speranza una proroga della zona arancione anche se i numeri fosse da fascia rossa.

Il presidente di Th Group sottolinea il discorso sulla mancata realizzazione dei posti letto: “la Valle d’Aosta rischia di andare in zona rossa perché mancano una decina di posti letto in terapia intensiva, per di più già finanziati. E se questo accadrà, se la regione andrà in zona rossa, sarà un disastro per l’intero turismo della regione, che rappresenta il 17% del pil regionale, perché gli impianti sciistici verranno chiusi. E per questo motivo faccio un appello accorato al presidente della Regione: siamo ancora in tempo, realizziamo velocemente dieci posti di terapia intensiva, mettiamole in piedi, coinvolgendo magari anche le strutture private accreditate, come è accaduto in altre regioni. Altrimenti sarà un disastro”.

“Noi siamo leader in Valle d’Aosta – continua Debellini – ma ci facciamo portavoce delle 1.200 imprese che operano nel turismo nella regione. Se dovesse scattare la zona rossa, avremmo una tragedia più grande dell’anno scorso, perché quest’anno abbiamo assunto personale e abbiamo programmato. E poi – continua – avremmo la contraddizione degli impianti di sci chiusi mentre gli alberghi invece resterebbero aperti. Ma chi viene a Courmayeur se non si scia? Pioveranno le disdette e l’unico risultato – ribadisce – sarebbe che banche e proprietari delle strutture pretenderemmo il rispetto degli accordi presi dagli albergatori, visto che comunque sono rimasti aperti”. Per Debellini, “è inaccettabile che per una decina di posti letto si mandi in tragedia un’intera regione”. “Quest’anno persone da tutto il mondo sono venute a sciare in Valle d’Aosta, questo è un segnale veramente importante. La Valle d’Aosta ha 180mila abitanti ma arriva a 420mila quando ci sono i turisti in questa stagione”, ricorda.

“Ci hanno detto – spiega Debellini – che per le terapie intensive serve il nuovo ospedale, tra dieci anni. Allora mi auguro che le informazioni che ci hanno dato siano inattendibili perché altrimenti ci sarebbe da chiedere le dimissioni dell’intera giunta regionale. Non è pensabile che venga mandata in tragedia una realtà che pesa il 17% del pil regionale per pochi posti in terapia intensiva per di più già finanziati”, attacca ancora Debellini. “Credo che il presidente della regione debba non pensare solo a rinviare il problema ma ad affrontarlo, come credo che in una regione del Nord possa avvenire”, sottolinea. “Io voglio dare voce a un allarme che si può ancora risolvere, e invece di chiedere un rinvio al governo bisogna anche agire e fare le terapie intensive. L’Asl di Aosta ha chiuso il bilancio in attivo, ma non facciamo le terapie intensive. Allora qui ci deve essere qualcosa che va chiarito”, conclude.