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Ponte sullo Stretto, Siviero: “l’opera si può fare, lo Stato può dimostrare di essere più forte della mafia. Siciliani e calabresi non vogliono vivere di sussidi”

siviero ponte sullo stretto

Gli esperti del Comitato tecnico scientifico, che tra il 2011 e il 2012 hanno realizzato il progetto del Ponte sullo Stretto a campata unica, hanno scritto una lettera al Premier per entrare nel merito delle questioni e affrontare dal punto di vista tecnico l’argomento

Una lettera rivolta al Premier Mario Draghi per cercare di fare chiarezza sulla vicenda del Ponte sullo Stretto. E’ questo il motivo per cui gli esperti che hanno realizzato il progetto a campata unica, pubblicato tra il 2011 e il 2012, hanno presentato un documento al Presidente del Consiglio, spiegando le ragioni per cui l’opera tra Messina e Reggio Calabria potrebbe essere realizzata. “Lo scopo è di fare luce su una vicenda opaca, che non viene venduta per come dovrebbe essere dal punto di vista mediatico. Si vuole ricordare che chi ha firmato questa lettera sono gli ex membri del Comitato tecnico scientifico della Stretto di Messina spa che hanno approvato il progetto nel 2012. E’ una questione su cui non viene fatta verità, il Ponte si può fare anche subito. In questo momento è usato in tutto il mondo per costruire questo tipo di opere, tutti ce lo copiano, mentre in Italia non viene sfruttato per motivi, a me, oscuri. Noi vogliamo solo ribadire la verità. Non credo che risponderà, perché dovrebbe smentire il suo Ministro. Ricordo che Giovannini affermò che il progetto non esiste”. Lo ha affermato ieri ai microfoni di Rai Radio1 il Professore Enzo Siviero.

Il Governo ha disposto nuovi studi di fattibilità, che seguono quelli dello scorso anno pubblicati dalla Commissione indetta dal precedente Ministro De Micheli: “la risposta di quella Commissione è servita un aspetto positivo. Ha ribadito ciò che si sapeva da tempo, cioè che il tunnel non può essere costruito. L’intenzione comunque era semplicemente quella di perdere tempo ed è stato infatti ipotizzato un ponte a tre campate, il cui progetto alternativo non esiste, ma addirittura è stato affermato che presumibilmente costerebbe meno di quello a campata unica. Non si può affermare. L’esito è tutto da discutere, ci sono diverse problematiche di carattere tecnico, geologico e sismico. Servirebbero almeno 3-4 anni per compiere degli studi adeguati”.

Molti cittadini calabresi e siciliani sostengono che prima di realizzare il Ponte, lo Stato dovrebbe costruire strade e autostrade adeguate. Il Professor Siviero risponde: “con il benaltrismo non si va da nessuna parte. I fondi che all’epoca erano stati destinati alla realizzazione del Ponte di Messina, poi non costruito, non sono stati utilizzati per altre opere in Sicilia o in Calabria, ma sono stati indirizzati al Nord Italia. Il Ponte avrebbe bisogno di 4-5 anni per la realizzazione, servirebbe iniziare gradualmente a muoversi”. E sul possibile inserimento della mafia o di altre associazioni criminali, l’esperto replica: “la procedura di controllo e tracciamento dei flussi finanziati è stata creata dalla società Stretto di Messina, affinché non ci siano infiltrazioni mafiose. E’ stata fatta la cosiddetta variante di Cannitello, fatti per spostare la ferrovia, non c’è stata alcuna interferenza mafiosa. Lo Stato può dimostrare che lo Stato può contrastare questi fenomeni”.

Sull’infrastruttura di collegamento stabile vengono ancora utilizzati, dunque, vecchi e superati pregiudizi. “Il costo del Ponte è di circa 4 miliardi, andrebbero considerate in aggiunta le opere di compensazione (waterfront e Metropolitana di Messina, riqualificazione del porto di Villa San Giovanni, ndr), che rappresentano sono investimenti territoriali necessari e consentirebbero sviluppo economico per tutta l’area. Io non tifo per Eurolink, WeBuild e Salini, io tifo per la messa in servizio del progetto. L’azienda ha affermato più volte di essere disposta ad iniziare a costruire il ponte già da domani. Se a costruirlo sarà un privato, sicuramente ci sarà un pedaggio. Il Meridione ha bisogno di decollo e di infrastrutture, il ponte sullo Stretto sarebbe stato fondamentale. Dobbiamo dare lavoro, perché è il lavoro che porta sviluppo. Siciliani e calabresi non hanno bisogno di sussidi”, conclude Siviero.