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Messina, la storia del Castello Matagrifone: Riccardo Cuor di Leone, il carcere e una ‘nobile’ partita a scacchi

Il Castello Matagrifone o Rocca Guelfonia, i resti della storica fortezza di Messina: un re famoso, il carcere femminile, una particolare partita a scacchi e il rifugio dalle bombe delle Seconda Guerra Mondiale

Messina è la principessa della Sicilia e come ogni nobildonna, possiede il suo castello. O meglio, possedeva. Dell’imponente Castello Matagrifone, anche detto Rocca Guelfonia, oggi resta poco o nulla. Il disastro provocato dal terremoto del 1908 ci ha privato della sua imponente bellezza: sono rimaste in piedi la torre poligonale con l’iscrizione del XV secolo, resti delle mura e l’ingresso cinquecentesco ancora oggi visibile da via delle Carceri. Quel che non può essere cancellato è il suo vissuto, la sua storia millenaria, antica quanto le origini di Messina.

Si pensa addirittura che Polibio si riferisse a questa rocca nel racconto sui Mamertini che si impadronirono della città scacciando i cartaginesi dalla fortezza. La sua fondazione viene generalmente attribuita però a Roberto Il Guiscardo, signore di Sicilia, nel 1061. Il castello venne successivamente rafforzato (secondo alcuni addirittura edificato) da Riccardo I d’Inghilterra, conosciuto anche come Riccardo Cuor di Leone. Il sovrano decise di migliorarne la fortificazione per tenere a bada i greci messinesi che non vedevano di buon occhio la sua presenza sull’isola: per questo la struttura prende il nome di Castello Matagrifone (ammazza greci). Il secondo appellativo, Rocca Guelfonia, sarebbe attribuibile sempre alla natura guelfa del sovrano.

Nel 1287, la fortezza divenne la prigione di Macalda di Scaletta, la baronessa moglie di Alaimo da Lentini, uno dei protagonisti dei Vespri Siciliani. La donna trascorreva il tempo della propria prigionia, insieme all’emiro di Tunisi Margam ibn Sebir, giocando diverse partite a scacchi. Tra il 1674 e il 1678 il castello divenne un baluardo della resistenza anti-spagnola da parte dei cittadini messinesi. Nel 1838 la struttura cambiò veste, divenendo un carcere femminile: inizialmente la prigione era situata nel luogo dove adesso sorge il Teatro Vittorio Emanuele, ma si decise di allontanarla dal centro cittadino. Nelle carceri (oggi visitabili) le detenute passavano gli ultimi giorni della loro vita prima di attraversare un lungo tunnel che dal castello le conduceva al centro città e alla successiva condanna a morte.

Dopo il disastro del terremoto, Messina venne messa a dura prova dalle catastrofi della guerra. Le carceri del Castello Matagrifone vennero convertite in rifugio antiaereo per offrire riparo dai bombardamenti frequenti che hanno martoriato la città peloritana. Oggi, sui ruderi della fortezza, sorge il Sacrario di Cristo Re dove i martiri della Seconda Guerra Mondiale riposano in pace.