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Covid a Reggio Calabria, il clamoroso retroscena del Dr. Foti: “il Commissario Arcuri inviò 70mila tamponi farlocchi, la nostra città considerata una discarica”

“Abbiamo bloccato tutto, anche se non con qualche difficoltà perché il Sindaco Falcomatà aveva già fatto annunci alla cittadinanza”: è quanto svela il Dr. Fabio Foti, candidato alle prossime Elezioni Regionali in Calabria

Una conferenza molti interessante si è tenuta questa sera presso il Rooftop dell’Hotel Medinblu di Reggio Calabria. Il noto virologo Fabio Foti, già candidato sindaco alle scorse comunali ed oggi in corsa come candidato al consiglio della Regione Calabria ha trattato di temi salienti che riguardano gli annosi problemi della nostra terra e rilascerà dichiarazioni su temi attualissimi come il Super Green Pass e la campagna vaccinale anti Covid-19. Il dottore in un primo momento ha elencato i punti su cui si basa la sua campagna elettorale: dall’ambiente e la transizione ecologica, passando per la sanità, fino all’importanza delle infrastrutture. Il dott. Foti ha ricordato soprattutto l’importanza della posizione strategica dell’area dello Stretto all’interno del Mar Mediterraneo: Reggio Calabria si trova infatti esattamente al centro, in tutto questo potrebbe quindi rivestire un ruolo fondamentale per la crescita del territorio l’Aeroporto (che ha ribattezzato appunto “Aeroporto del Mediterraneo”) e una linea metro che collegherebbe lo scalo con gli altri punti della provincia reggina e messinese. Un progetto che, nell’idea di Foti, sarebbe realizzabile con la collaborazione degli imprenditori locali.

Inoltre, durante l’incontro, il noto virologo reggino ha svelato i retroscena di una oscura vicenda che riguarda l’invio a Reggio Calabria di 70.000 (settantamila) tamponi farlocchi in piena emergenza Covid-19. E’ stato soltanto grazie al tempestivo intervento del dottor Foti che questi presidi non sono stati utilizzati. “Era nata l’esigenza come task force di fare uno screening di massa per capire quale fosse la circolazione del virus in città – spiega ai microfoni di StrettoWeb – . Per tale ragione avevamo richiesto alcune decine di migliaia di tamponi. Nella lettera inviata all’allora Commissario Arcuri avevamo fatto specifica richiesta di tamponi a fluorescenza di terza generazione, che avevano sensibilità migliore da questo punto di vista. A distanza di pochi giorni ci siamo visti arrivare camionate di tamponi coreani, che non erano assolutamente adatti a ciò che servivano. Insieme al Dott. Matera li abbiamo fatti prima esaminare, bloccando tutto anche se non con qualche difficoltà, perché il Sindaco Falcomatà aveva già fatto annunci alla cittadinanza. I risultati sono stati sconcertanti, quei tamponi non potevano dire se una persona aveva il Covid oppure no. Avrebbero generato un grave danno, perché non sarebbero andati a scovare i positivi al Covid. Questi tamponi sono così rimasti per lungo tempo nella sede della Protezione Civile. Sottolineo che non ci sono state spese per la collettività, ma questo per l’ennesima volta dimostra che la nostra città è stata considerata come una discarica, una vicenda che ci fa capire quale considerazione c’è di Reggio Calabria. Tocca ai politici, di tutti i livelli, difenderla indipendentemente dal partito”.

Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb