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“Che barzelletta il 50% in Curva”, la capienza allo stadio ridotta e le solite contraddizioni

Il duro editoriale odierno del Corriere dello Sport in merito alla farsa del 50% di capienza nelle Curve degli stadi italiani

Una barzelletta, una farsa, l’ennesima contraddizione. Il Corriere dello Sport fa la voce grossa, nell’edizione cartacea odierna, in merito al tema stadi. Nei giorni in cui si sta discutendo di un possibile ampliamento della capienza negli impianti (ma, per ora, non al 100%), il noto quotidiano evidenzia l’ipocrisia dell’attuale misura, quella che prevede il solo 50% delle presenze, in zona bianca: “le telecamere puntate sulle curve raccontano la barzelletta del cinquanta per cento della capienza – si legge nell’editoriale – Curve traboccanti, corpo a corpo per novanta minuti, e i seggiolini in alto che restano vuoti. Il distanziamento non esiste, mentre esiste un danno economico per le società, costrette e rispettare una misura inapplicabile, e forse anche inutile, da quando per entrare allo stadio è necessario il green pass“.

Non ci va giù leggero, il Corriere. Ma ha ragione, se si considera la continua ricerca della prudenza anche oggi, con dei numeri rassicuranti, una campagna vaccinale che procede spedita e – soprattutto – il Green Pass obbligatorio all’ingresso. E nonostante il grido di dolore e di allarme di cinema, teatri e stadi, l’orientamento è per un ampliamento, ma non totale. E in quasi tutto il resto d’Europa o c’è Green Pass e 100% oppure niente Green Pass con capienza ridotta. Una misura ormai inutile, quella del 50%, ipocrita, inapplicabile e poco rispettata, considerando – appunto – la barzelletta delle Curve raccontata dal Corriere dello Sport: “l’ottusa burocrazia sanitaria ne ha fatta un’altra – si legge ancora nell’editoriale – In ossequio ai limiti imposti dal comitato tecnico-scientifico, si mette in scena una parziale copertura che è contraddetta da una caotica distribuzione dei tifosi sugli spalti, dove, com’è noto, è praticamente impossibile regolare il traffico. Sarebbe ora di finirla con misure che possono, al più, produrre una pantomima. Al prezzo di danneggiare lo sport. Riaprire gli stadi al cento per cento è un’urgenza indifferibile“.