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Reggio Calabria, domani scatta il Green Pass: ristoratori disorientati, “noi non lo chiederemo, non siamo poliziotti ed è già da due anni che non lavoriamo”. Le VIDEO-INTERVISTE

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Reggio Calabria, viaggio nel mondo della ristorazione cittadina alla vigilia dell’entrata in vigore del Green Pass per i tavoli al chiuso. Le dichiarazioni dei titolari che hanno voluto parlare ai microfoni di StrettoWeb

Ancora una volta tutto il peso della pandemia cade su di loro: i ristoratori e gli imprenditori titolari di servizi della ristorazione. Come se il contagio dilagasse in pizzeria, come se tutti i problemi del Covid fossero legati allo svago e alle uscite serali. Mentre non c’è nessuna norma per i trasporti, per gli aerei, le metropolitane, gli autobus, da domani sarà obbligatorio il Green Pass per entrare e consumare cibo ai tavoli al chiuso di tutti i locali della ristorazione (bar, ristoranti, pub, pizzerie, gelaterie, tavole calde). Una scelta controversa, dalla dubbia validità costituzionale sotto vari profili, già contestata da eminenti costituzionalisti ed istituzioni che hanno fatto ricorsi su cui si attendono i verdetti. Anche l’Unione Europea ha avversato la norma che limita le libertà personali e che nel mondo è stata approvata esclusivamente in Francia e Italia. L’impressione, o la quasi convinzione, è che neanche il Governo possa credere ad un’assurdità del genere ma si è trattato di una scelta presa con l’unico obiettivo di convincere quante più persone possibili a vaccinarsi usando l’arma del ricatto, e che quindi cadrà a breve, dopo aver raggiunto il suo scopo, probabilmente già a settembre con la fine della campagna vaccinale. Anche perchè a settembre scadrà il Green Pass dei primi milioni di vaccinati italiani, quelli che hanno ricevuto prima e seconda dose a Gennaio: si tratta di medici, infermieri e operatori sanitari. A ottobre scadrà il Green Pass per insegnanti e forze dell’ordine che si sono vaccinati a febbraio. La validità del Green Pass per i vaccinati è infatti di appena 9 mesi, mentre i non vaccinati potranno ottenerlo con un tampone ma avrà validità di appena 48 ore. Potranno farlo se vorranno andare allo stadio, o nei musei dove solitamente si accede quando si va fuori in vacanza, perchè non sono attività quotidiane. Ma è impossibile che i non vaccinati faranno il tampone semplicemente per andare al ristorante o in palestra, che invece sono attività molto più quotidiane o comuqnue estemporanee.

Intanto, però, questo ricatto di Stato ai cittadini si gioca sulla pelle dei ristoratori. L’unica certezza è che da domani questa tegola si abbatterà ancora una volta sui titolari dei servizi della ristorazione, già costretti da quasi due anni a pagare il prezzo più alto delle conseguenze di chiusure, lockdown e limitazioni imposte dai governi e dalle autorità. Inevitabile un ulteriore crollo di clienti, in un’estate già non certo entusiasmante a maggior ragione a Reggio Calabria dove non si registravano così poche presenze da moltissimo tempo. Vuoi per l’assenza del turismo, vuoi per le abitudini di 7 mesi di coprifuoco alle 22 e locali limitati all’asporto, vuoi per la nuova isola pedonale che ha allontanato molte persone dal centro, mai la città era stata così triste, vuota e buia nel clou dell’estate. E adesso arriva il Green Pass, che dimezza la platea dei possibili clienti dei locali. Basti pensare che in Calabria è vaccinato il 57% delle persone comprese tra 12 e 60 anni di età, nel range dei più abituali frequentatori dei locali della ristorazione. Significa che il 43% non è vaccinato. Ma anche dal 57% dei vaccinati bisogna togliere quelli che, per errori e motivi tecnologici o burocratici, non hanno avuto o non sono ancora riusciti a scaricare il Green Pass, quelli che hanno fatto la prima dose negli ultimi giorni e quindi devono ancora aspettare due settimane per avere il passaporto verde, quelli che si sono contagiati dopo il vaccino (e iniziano ad essere tanti) e quindi hanno il Green Pass già scaduto, e tutti quelli che si sono vaccinati a Gennaio che vedranno il loro Green Pass scadere tra poche settimane.

Ci sono poi altri vaccinati che non hanno alcuna intenzione di sottoporsi a controlli, mostrare i loro documenti al gestore o titolare del locale in cui vanno a mangiare la pizza (non basterà mostrare il Green Pass, servirà anche il documento che dimostri che quel Green Pass è effettivamente di quella persona), o ci sono anche altri vaccinati che vorrebbero andare a cena fuori con familiari, parenti, amici tra cui c’è qualche non vaccinato e quindi opteranno per vedersi in casa. Ci sono inoltre i vaccinati che non intendono in alcun modo andare a cena fuori con il rischio di essere interrotti, con la pizza appena sfornata e servita al tavolo, da un’eventuale irruzione delle forze dell’ordine che entrino a chiedere i documenti a tutta la sala interrompendo la cena.

Il rischio concreto è che i locali si svuotino di nuovo, come in pieno lockdown. 

Per ovviare a questo dramma, i locali si stanno organizzando per aggirare l’ostacolo. La soluzione più semplice e quella di puntare sui tavoli all’aperto. Il Green Pass, infatti, non è previsto per tutti i tavoli all’aperto, dove si potrà continuare a mangiare liberamente senza alcun passaporto e senza alcun controllo. Valgono come tavoli all’aperto anche quelli in verande, gazebodehors. Siamo in piena estate e già di norma sono pochissimi i clienti che scelgono i locali con tavoli al chiuso, almeno fino a ottobre si potrà bypassare il problema scegliendo questa soluzione assolutamente legale e puntando sulle condizioni meteorologiche favorevoli. Ma non tutti hanno i tavoli all’aperto.

Abbiamo contattato i principali locali della ristorazione cittadina. Molti, spiegandoci che non condividono affatto la scelta e che non chiederanno il Green Pass, hanno preferito non esporsi pubblicamente per timore di controlli “chirurgici“. Sono la stragrande maggioranza dei locali della città. In realtà riteniamo che di controlli ce ne saranno davvero pochi, visto il reale obiettivo di questa norma (condizionare le persone a vaccinarsi, e non certo accanirsi con i ristoratori e i cittadini, assodato che non ha alcun valore scientifico di contrasto all’epidemia). Abbiamo già visto per tutto l’inverno quanto sono state lontane le operatività di questori e prefetti sui territori, che hanno chiuso più di un occhio nei confronti dei locali che rimanevano aperti persino in zona rossa, rispetto alle teoriche ma controverse norme di Stato che arrivavano dai palazzi del potere romano molto distanti dalla realtà della quotidianità. Figuriamoci se adesso si può immaginare che le forze dell’ordine irrompano nei locali del cibo a chiedere documenti e pass…!

Qualcuno che non ha paura di dichiararsi contrario al Green Pass annunciando pubblicamente che non lo chiederà c’è: ad esempio Felice Cuzzola, il “cuoco Felicione” della Drogheria Culinaria, lo dice senza mezzi termini ai microfoni di StrettoWeb. Situato nel cuore della città, di fronte Villa Zerbi nel nucleo pulsante della movida reggina, è il più duro e critico nei confronti della scelta del governo e spiega esplicitamente che non chiederà il Green Pass e che nel suo locale potranno entrare tutti indistintamente:

Il cuoco Felicione della Drogheria Culinaria: “non chiederò il Green Pass, è una stupidata” [VIDEO]

Anche Nino Romeo, il titolare del nuovo ristorante sul lungomare di Pellaro, “Haprilo”, pur dicendosi favorevole al Green Pass per contrastare la pandemia, dice limpidamente che “chiuderemo un po’ gli occhi, non lo rispetteremo al 100%“:

Nino Romeo di Haprilo: “è ovvio che chiuderemo un occhio…” [VIDEO]

Molto critico con il Green Pass anche il titolare della storica pizzeria di Santa Caterina “Napoli e Napoli”, Maurizio Diano: “non sappiamo neanche come fare i controlli e se siamo titolati a farlo, in ogni caso punteremo tutto sulla nostra veranda vista porto“:

Il titolare di Napoli e Napoli, Maurizio Diano: “ennesimo schiaffo dallo Stato, useremo di più la veranda vista porto” [VIDEO]

Una visione analoga a quella di Peppone Ferrante, il titolare dei Fratelli la Bufala di via Zecca: ha avuto il Covid, si è anche vaccinato e si ritiene fortunato per avere lo spazio all’aperto dove non sarà costretto a chiedere il Green Pass, ma denuncia la confusione in merito e anche lui fa riferimento alle norme che vietano a un titolare di un locale di chiedere i documenti personali ai clienti:

Peppone Ferrante dei Fratelli la Bufala: “siamo disorientati, ognuno dice cose diverse, c’è molta confusione” [VIDEO]

Va decisamente contro corrente invece Johnny Giordano, il titolare del ristorante Le Nasse U’bais situato nei pressi di piazza Duomo: convinto della necessità dell’utilizzo del Green Pass, ha rivolto un appello alla popolazione a vaccinarsi “per ritrovare le libertà“. Un punto di vista su cui comunque un po’ tutti i ristoratori sono d’accordo, come abbiamo già visto dal video di Nino Romeo di Haprilo e di Peppone Ferrante dei Fratelli La Bufala. C’è ancora la convinzione che i vaccini possano far migliorare la situazione epidemiologica e che il Green Pass sia l’alternativa a chiusure e nuovi lockdown, nonostante in altri Paesi del mondo dopo aver completato la campagna vaccinale siano stati costretti a tornare indietro con nuove chiusure e restrizioni a causa del boom di contagi, ricoveri e decessi tra i vaccinati (è il caso di Israele e degli USA, mentre il Regno Unito ha adottato una scelta politica diversa e pur subendo oltre 130 morti al giorno e con gli ospedali oltre le soglie di rischio, ha riaperto tutto per convivere con il virus seguendo il modello già adottato dall’inizio della Svezia). Non ci sono no-vax tra i ristoratori, ma ci sono cittadini convinti che il vaccino possa risolvere definitivamente il problema e “restituire la libertà“. In quest’ottica, il Green Pass viene visto con favore, anche se comunque tutti guardano alla loro attività commerciale e pure Giordano de U’bais si preoccupa del probabile calo di clienti e annuncia di aumentare i tavoli all’aperto per consentire di accogliere i non vaccinati:

Johnny Giordano de “U’bais”: “sono d’accordo con il Green Pass, in ogni caso aumenteremo i tavoli all’aperto” [VIDEO]

Intanto oggi pomeriggio si terrà il Consiglio dei Ministri che approverà nel norme applicative del decreto sul Green Pass, chiarendo alcuni paradossi emersi nei giorni scorsi come quello degli alberghi. Verrà approvata la proposta della Lega che ha ottenuto che i clienti degli alberghi che vogliono accedere ai ristoranti e ai bar al chiuso nelle strutture non dovranno utilizzare il Green pass. La conferma della decisione è arrivata dalla cabina di regia tra i capigruppo della maggioranza confermando quanto già previsto dal decreto precedente. Nel corso della discussione, secondo fonti presenti alla riunione, i partiti del centro/sinistra (Pd e LeU) avrebbero voluto introdurre anche per gli alberghi l’obbligo del Green Pass ma alla fine è prevalsa la linea del centro/destra che ha fornito i dati dei non vaccinati dimostrando che sarebbe stato il colpo finale per il turismo, e Draghi ha deciso per lasciare libertà.

Per le scuole, invece, si va verso l’obbligo di Green Pass per tutti i docenti e il personale scolastico, mentre non ci sarà alcun obbligo per gli studenti anche delle superiori. Dal 1° settembre il Green Pass dovrebbe diventare obbligatorio per i trasporti di lunga percorrenza (treni e aerei) ma non per il trasporto locale (treni regionali, aliscafi, traghetti, bus, tram, metropolitane, autobus cittadini) dove si verificano i maggiori assembramenti.

Il Governo è ancora convinto che l’adozione del Green Pass faccia diminuire i contagi, puntando sull’efficacia dai vaccini, ma il rischio è che favorendo folle e assembramenti – anche se tra soli vaccinati – generi maxi focolai in quanto è già stato dimostrato che i vaccinati si possono contagiare, possono essere vettori del virus, possono ammalarsi, finire ricoverati e morire (vedi il caso del matrimonio di Reggio Calabria). Il rischio più grande è quello di risvegliarsi in pieno autunno con una situazione di gran lunga peggiore rispetto a un anno fa. Quello del Governo è un “all-in” sui vaccini, un altro “rischio calcolato” secondo i leader istituzionali che però stavolta – a differenza delle riaperture del 26 aprile – non ha il pieno supporto del mondo scientifico. Non è un caso se oggi, con più del 50% di italiani vaccinati, abbiamo numeri epidemiologici molto peggiori rispetto non solo alla stessa data di un anno fa, ma anche allo scorso mese di aprile quando i vaccinati erano meno del 15% e addirittura c’era chi dava a quelle esigue vaccinazioni il merito del calo dei casi e dei ricoveri della primavera.

Intanto le proteste dilagano in tutte le città di Calabria e Sicilia, come nel resto d’Italia. Il gestore del bar Rosalba di Palermo, in via Ammiraglio Rizzo, ha esposto un cartello annunciando, in accordo con molti altri ristoratori del capoluogo siciliano, che non chiederà il Green Pass. Nel cartello c’è scritto: “In questo esercizio possono entrare: bianchi, gialli, neri, omosessuali, marziani, animali, vaccinati e non senza nessuna distinzione. Per noi i nostri affezionati clienti sono tutti uguali. Vi aspettiamo“.

Il più grande cortocircuito di tutta questa storia è che proprio i più grandi paladini dell’inclusione sociale, dell’umanità, dei diritti per tutti, dell’accoglienza, delle diversità di sesso, di razza e di religione, adesso siano i più radicali, intransigenti, reazionari, oppressivi e discriminatori rispetto a una scelta su cui tra l’altro non c’è alcuna certezza scientifica. D’altronde sono gli stessi che all’inizio della pandemia combattevano le “bufale allarmiste” lanciando le iniziative “abbraccia un cinese” e gli “aperitivi contro la paura“. E sono gli stessi che anzichè aumentare posti letto e organizzare la sanità, regalavano banchi a rotelle e monopattini pubblicando libri su come avevano sconfitto la pandemia. Per quale motivo dovremmo fidarci ancora di chi ha già dimostrato di non aver capito nulla e di aver sbagliato tutto?