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Risolto uno dei casi più atroci della storia della ‘Ndrangheta: tra Sant’Eufemia d’Aspromonte e San Mauro Torinese una vendetta lunga 40 anni | DETTAGLI

agguato gioffrè

‘Ndrangheta, ricostruiti i motivi dell’omicidio di Giuseppe Gioffrè: per le cosche reggine non aveva pagato abbastanza nonostante lo sterminio della famiglia

La ‘ndrangheta che non dimentica e che fa scorrere il sangue anche a quarant’anni di distanza. Era questo il retroscena dietro l’omicidio di Giuseppe Gioffrè del 2004, il 77enne ucciso a colpi di pistola a San Mauro Torinese mentre sedeva su una panchina. Un ‘cold case’, un vecchio caso risolto solo in parte, che le indagini dei carabinieri di Torino e del Ris di Parma hanno riscaldato con due nomi.

Un ordine di custodia cautelare e’ stato notificato a Paolo Alvaro, 57 anni, originario di Sinopoli (Reggio Calabria), e a Giuseppe Crea, 44 anni, di Rizziconi (Reggio Calabria), detenuto nel carcere di Parma. Entrambi, secondo la Dda piemontese, fanno parte della cosca Alvaro, intesa ‘Carni i cani’, di Sinopoli. Si aggiungono a Stefano Alvaro, che era stato individuato quasi subito e, per il delitto, condannato nel 2008 a 21 anni di reclusione. La spiegazione del delitto Gioffre’ fu affidata al passato della vittima.

L’uomo, di Sant’Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria), nel 1964 gestiva una specie di bar-panetteria. Un giorno uccise due persone di un altro paese: si disse per legittima difesa. Pochi mesi dopo, il 18 gennaio 1965, mentre era in cella, un commando dotato di lupare e pistole fece irruzione in casa sua, dove dormivano la moglie Concetta Iaria e i quattro figli piccoli: la donna mori’ insieme a uno dei bambini, gli altri tre rimasero gravemente feriti. Giuseppe Gioffre’, una volta libero, nel 1972 si trasferi’ in Piemonte, si risposo’ e non fece piu’ parlare di se’. L’11 luglio 2004 si trovava con la nuova moglie nei pressi di un giardino pubblico.

Qualcuno gli si avvicino’ e, dopo avergli chiesto chi era, gli sparo’ alla testa; poi fuggi’ su un’auto condotta dai complici che in seguito venne data alle fiamme. Nel maggio del 2021, avvalendosi delle ultime novita’ in materia di tecnologie informatico-dattiloscopiche, gli specialisti del Ris analizzarono alcuni reperti trovati accanto alla carcassa della vettura. I militari del nucleo investigativo fecero il resto. Le due persone che Giuseppe Gioffre’ aveva ucciso per difendersi nel 1964, secondo gli inquirenti, erano legate al clan Dalmato-Alvaro. Dietro c’era diatriba di carattere commerciale legata al suo negozio. Per la ‘ndrangheta, nonostante lo sterminio della sua famiglia, Gioffre’ aveva pagato troppo poco quell’antico sgarro.