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“Si Missina ciangi, Rriggiu no’ riri”: anche nel pallone, Stretto accomunato da un incerto destino

Questo proverbio è storia. E la storia racchiude anche la grande rivalità tra Reggina e Messina, in questo momento purtroppo accomunate da curiosità (e preoccupazione) sul futuro

“Si Missina ciangi, Rriggiu no’ riri”. E’ sempre così. Va sempre così. Lo Stretto parla, dice la sua, sorride e si incazza. Ed è l’espressione massima di due città che in realtà sono una cosa sola, sono la stessa cosa. Due grandi centri che rappresentano un agglomerato enorme e dalle infinite potenzialità. E, statene certi, se Messina ride, Reggio fa altrettanto. Ma se Messina piange, Reggio di certo non sta a festeggiare. E il noto proverbio di inizio articolo non fa altro che dimostrare questo: leggenda narra che sia stato coniato a causa delle diverse tragedie sismiche che hanno colpito le due città. Infatti, proprio la vicinanza tra di esse – nonostante ci sia il mare a dividerle (poca roba, 3.3 km nel punto più vicino) – evidenzia come, se una disavventura colpisce una delle due città, l’altra sicuramente non ne sarà esente. E i terremoti, basti pensare al più tragico – quello del 1908 – ne sono l’esempio lampante.

Ma Reggio e Messina, non fosse appunto per il mare, anche geograficamente sarebbero una cosa sola. Dovrebbero essere una cosa sola. Devono essere una cosa sola. Lo insegna la storia, lo insegnano gli eventi trascorsi, le tragedie, le gioie, le vittorie, le sconfitte, la cultura e le tradizioni. Come in ambito sportivo e ancor di più calcistico. Non vogliamo trascendere con troppa facilità in temi meno importanti di quelli sopracitati, mischiare il sacro e il profano o lasciarci andare a paragoni azzardati, ma quando si parla di storia e cultura si parla anche di sport, di imprese e tragedie sportive e di campanilismo. La storia racchiude infatti anche la grande rivalità tra Reggina e Messina, esistente da tempo immemore. Campanilismi, sfottò, cori, ironia che i recenti striscioni di Milan e Roma verso le “cugine” sono poca roba. E le rispettive tifoserie di Reggina e Messina sono un po’ come due fratelli che bisticciano in continuazione ma che poi si vogliono bene, con la mamma a fare da “paciere”. Sono la grande B esposta dalla Sud amaranto. Sono il selfie sotto la Curva di Ciciretti. Lo sfottò è augurare all’altra la retrocessione, e festeggiarla, ma rimpiangere un secondo dopo di non essere nella stessa categoria, per potersi affrontare e a sua volta sfottere. “Quanto mi mancano i derby con loro”, leggiamo spesso sui social. Insomma, un po’ come “Mamma, Cicciu mi tocca, tocchimi Cicciu chi a mamma voli”.

E in questo caso, visto che si parla di fratelli e di mamme, è la “mamma Stretto” a dover gestire la situazione, ora come in ogni altra occasione, tragedia o gioia, calcistica o non, in cui le due città si stringono. Restando al mondo del pallone, la mamma Stretto vive una fase di grande sofferenza e tristezza. I suoi figli sono tornati ad essere vicini, più vicini del solito, ma non sanno cosa il futuro possa riservare. E, guarda caso, proprio mentre una si interroga sul futuro, l’altra fa lo stesso. Così come la Reggina festeggiava la A e il Messina qualche anno dopo la raggiungeva. Così come la Reggina conosceva l’oblio e lo stesso faceva il Messina. Così come, per qualche strano gioco del destino, o di “mamma Stretto”, le due si ritrovavano a sfidarsi in uno spareggio fratricida per salvare la C, che cadeva proprio in questo periodo.

Adesso, le preoccupazioni non sono quelle calcistiche, ma si spostano fuori dal rettangolo verde. Il Messina un padrone ce l’ha, forse ancora per poco. La Reggina, invece, neanche quello. Sciotto vuole vendere, lo ha annunciato da tempo, ma nessuno di concreto si è presentato alla sua porta. Ha capito che il suo ciclo è finito ma non vuole lasciare tanto per, vuole bensì che il club rimanga in buone mani, solide e sicure, perché venga preservato il professionismo e si possa magari pensare ad alzare l’asticella. Quell’asticella che la Reggina, circa tre anni fa, aveva pensato di poter sollevare in alto, altissimo. Un po’ l’ha fatto, ma ora lavora affinché non crolli definitivamente. Rispetto ai cugini peloritani, come detto, un padrone non ce l’ha più, quantomeno a livello operativo. E l’incertezza sul futuro è ancora più grande di quella dell’altra sponda. A Reggio, però, qualcuno alla porta ha bussato, ma deve fare in fretta. Il tempo stringe, le scadenze chiave si avvicinano e anche le novità più importanti. 31 maggio e, poi, la speranza di tutti è di riaccendere una nuova luce. E siamo abbastanza ottimisti nel pensare che, se la luce si accende a Reggio, a Messina farà lo stesso. Come un filo conduttore che lega due realtà, come due entità che, da sole, non sono nulla. Come “mamma Stretto” che si mette di nuovo a giocare e che, questa volta, vuole decidere di regalare ai propri figli un futuro.