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Alival chiude a Reggio Calabria, appello alla politica: “bisogna lottare ora, 80 famiglie senza futuro”

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Giuseppe Cantarella, dirigente sindacale Uil, fa luce sullo storico stabilimento situato a San Gregorio (Reggio Calabria) e chiede alle istituzioni locali di tutelare i diritti dei lavoratori

C’è grande preoccupazione per l’annunciata chiusura dello stabilimento della Alival a Reggio Calabria, situato a San Gregorio, prima periferia della città. Una grossa perdita per la città che vedrebbe al tempo stesso private del diritto al lavoro 79 lavoratori, provenienti anche dalla provincia. La fabbrica è da oltre 30 anni è un fiore all’occhiello della città, per la produzione eccellente di mozzarelle e formaggi semiduri, il problema non può passare in sordina. Non si risparmia in questo Giuseppe Cantarella, dirigente sindacale Uil, che tramite un post su Facebook scrive a caratteri cubitali: “la bomba sociale sta per esplodere!”.

Lo stabilimento è un pezzo di storia di Reggio Calabria e Cantarella tira fuori alcuni ricordi: “ero poco più che un bambino quando mio nonno, il 31 dicembre, Vigilia di Capodanno, prima della mezzanotte mi metteva in macchina: “Dove andiamo Nonno?” e lui: “Andiamo a controllare se in Fabbrica è tutto ok!”. Lui, legato alla gestione familiare di quella fabbrica. Pochi anni dopo, ricordo quando aspettavo mio Papà che finisse il turno lavorativo. Quando mi portava vicino alla macchina delle mozzarelle: “Prendine una, è calda!”. Sono ricordi, ricordi di una famiglia che ha visto il passato ed il presente legati a questa azienda. Una famiglia che ahimè non vede il futuro adesso”. E non si tratta certo di un’analisi da dirigente sindacale, ma proprio da “figlio di questa terra”. Una Calabria in ginocchio che stenta a porgere la mano ai suoi figli. Li vede scappare senza nemmeno voltarsi indietro o riuscire a trovare una soluzione.

“Parlo da chi, come me, vede i propri genitori non dormire la notte – prosegue Cantarella – . Eh già, per questa fabbrica i miei genitori si sono sacrificati. Hanno sudato. Ed oggi? Può realmente finire tutto così? Possono 80 famiglie ritrovarsi senza un lavoro? Possono tutti i giovani, tutte le madri, i padri, i nonni, ritrovarsi SOLI, senza futuro? Senza uno straccio di lavoro?! NO!!! Questo non è possibile. Non può accadere. Non può accadere senza che qualcuno combatta questa battaglia. E non possono essere solo i lavoratori a farlo. Tanto meno i loro rappresentanti sindacali che in questi anni si sono aggrappati a speranze e promesse non mantenute!”.

“Oggi deve essere la politica. E’ suo dovere istituzionale! La politica quella sana, quella vera. Quella per la quale io ho dedicato e continuo a dedicare la mia vita. La politica Calabrese DEVE ALZARE LA VOCE E TUTELARE QUESTI LAVORATORI! Lo deve fare nel rispetto di tutte quelle famiglie che oggi sono appese ad un filo. Ma vi rendete conto? Uomini e donne di 60 anni che non sapranno più cosa fare della loro vita? Non sapranno più cosa raccontare ai loro nipoti di questa terra. Io non so più cosa pensare di questa mia amata Calabria. Io, che non ho mai avuto il coraggio di voltarmi dall’altra parte. Io che sono rimasto! LOTTARE! OGGI BISOGNA LOTTARE! Con ogni mezzo a disposizione. Per il futuro di questi lavoratori che non sono figli di un Dio minore. Sono figli di questa terra! Guai ad abbandonare anche solo uno di loro! Guai a convincersi che è un problema che non ci tocca. Tocca tutti. Ma proprio tutti!”, conclude Cantarella.