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Draghi, i furbetti dei vaccini e lo scaricabarile di Stato

Mario Draghi Foto di Filippo Attili / Ansa

Le parole di Mario Draghi sui furbetti dei vaccini sanno tanto di scaricabarile: è stato lo Stato a sbagliare tutto sulle vaccinazioni e adesso accusa i cittadini terrorizzati da un anno di esagerazioni e incongruenze

Se lo Stato fa il gioco dello scaricabarile, la speranza che con una personalità autorevole e qualificata come Mario Draghi si potesse aprire un nuovo capitolo di serietà e competenza si infrange contro istituzioni sempre più deludenti a fronte del ruolo per cui sono designate. Nella conferenza stampa di poche ore fa, il premier ha accusato i furbetti dei vaccini: “con che coscienza la gente salta la fila?“, ha detto Draghi, come se per vaccinarsi ci fosse una coda dove alcune persone superano altre. La realtà è molto diversa: le vaccinazioni le sta gestendo lo Stato con il piano vaccinale realizzato dal precedente governo con il commissario Arcuri, che è stato poi attuato per il tramite delle Regioni. Tempi, priorità e file, quindi, le ha stabilite tutte lo Stato.

Ed è stato lo Stato a decidere che bisognava vaccinare i giovani prima degli anziani quando ha inserito nel piano vaccinale la priorità per tutti gli operatori sanitari (non solo quelli in trincea negli ospedali, ma tutti indiscriminatamente, anche ad esempio i fisioterapisti che lavorano nelle palestre chiuse per Dpcm), e poi anche per gli agenti delle forze dell’ordine, e poi anche per tutti gli operatori scolastici che significa insegnanti, supplenti, segretari, bidelli. E’ previsto nel piano vaccinale del Governo che il salvifico siero venga dato “con priorità” persino ai sacerdoti perchè anche le “categorie religiose” vengono prima rispetto agli anziani.

Ed è stato lo Stato a spiegare che questo allargamento a fasce più giovani della popolazione era dovuto al fatto che l’EMA aveva autorizzato il 30 gennaio la somministrazione del vaccino Astrazeneca soltanto agli under 55: c’erano troppi rischi per darlo agli anziani, a cui riservavamo Pfizer e Moderna. Che però arrivavano a singhiozzo. E allora anzichè perdere tempo abbiamo iniziato con Astrazeneca ai giovani. Meglio che tenerselo nel cassetto, no? Poi le trombosi, i morti, il capitombolo dell’EMA su Astrazeneca che adesso è sconsigliato proprio ai giovani che prima lo facevano. Da ieri l’Europa lo consiglia solo agli over 60, esattamente l’opposto di prima. E non perchè non ci siano rischi ma perchè gli over 60 sono quelli che rischiano di più per il Covid e quindi per loro – e solo per loro – vale la pena di rischiare gli effetti collaterali del vaccino. Gli errori, quindi, sono tutti dello Stato. Degli Stati. Delle istituzioni nazionali e comunitarie. Un gran casino che ha disorientato anche tutti i normodotati che fino a poco tempo fa sbeffeggiavano i no vax. Adesso si sentono traditi dalle istituzioni, di cui non si fidano più.

E’ anche vero che ci sono stati gli imbucati. I più idioti l’hanno persino sbandierato sui social. I furbetti dei vaccini, quelli che hanno davvero superato la fila con scuse e pretesti. Caregiver, dosi avanzate e altre fandonie. Ma anche qui, il fatto che ci siano tanti giovani disposti a farsi questo vaccino anzichè lasciarlo a nonni e genitori è una follìa figlia di errori di Stato. Uno Stato che da un anno a questa parte alimenta panico e terrore su un virus che per le persone sane sotto i 50 anni ha la stessa identica mortalità dell’influenza, lo zero virgola zero percento. Uno Stato che per giustificare gli arresti domiciliari di massa ha fatto credere che prendersi il Covid significa morire o, nella migliore delle ipotesi, finire intubati anche per i ragazzini. Uno Stato che ha scatenato panico e schizofrenia, portando giovani ad avere la tentazione di scavalcare le file per i vaccini con l’obiettivo di salvarsi la vita da un pericolo che in realtà non hanno.

Comprendiamo benissimo la coscienza di chi “salta la fila“, o almeno ci prova, se ripercorriamo le parole che lo Stato, tramite tutti i suoi massimi rappresentanti, ha utilizzato per la gestione della pandemia. Ricordiamo, ad esempio, i “lanciafiamme“, i droni sulle spiagge contro i runner, l’incubo della movida, le scuole chiuse, i giovani considerati untori e costretti a fare una vita da vecchi. Denunciamo da mesi il disagio di tante persone, quelle psicologicamente più fragili, che vivono barricate dentro casa, terrorizzate da un passante sul marciapiede, in uno stato d’ansia e psicofobia da film horror. E se oggi c’è chi “salta la fila” per accaparrarsi un vaccino, è lo Stato che deve fare mea culpa. Perchè non è stato in grado di guidare il Paese in modo serio e ordinato. Perchè non ha spiegato che di Covid si guarisce molto più che morire, e in modo particolare che per le persone giovani e sane è una malattia assolutamente banale che nella stragrande maggioranza dei casi non determina neanche alcun sintomo e per altri della stessa fascia di età senza patologie soltanto pochi sintomi simil-influenzali che non necessitano di alcun intervento medico.

Avessimo scelto dall’inizio una strategia più soft e meno drammatica nella gestione della pandemia, decidendo di proteggere l’unico target a rischio (cioè gli anziani e i malati cronici) anzichè chiudere tutto, comunicando le dovute raccomandazioni igieniche da adottare anzichè imporre misure eccessivamente stringenti senza alcuna logica e che quindi ovviamente la popolazione ha rifiutato, allora oggi saremmo un Paese migliore. Certamente con meno morti per Covid (siamo i primi al mondo, nonostante i lockdown più lunghi e stringenti), ma anche con meno morti di fame e con più vaccinati nelle fasce a rischio e meno furbetti che vogliono superare la fila perchè terrorizzati da quello stesso Stato che adesso li accusa. Cornuti, e mazziati. Almeno evitategli la ramanzina e per una volta assumetevi le vostre responsabilità. Ammettere i propri sbagli non è un disonore, poco tempo fa l’ha fatto la Merkel in Germania quando aveva annunciato il lockdown per Pasqua. Poi l’ha cancellato: “errore mio, chiedo scusa“. Non è una brutta figura.