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‘Ndrangheta, “Sistema Rende”: assolti tutti gli imputati, “atto di giustizia”

I reati contestati agli imputati erano concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso

Il Tribunale di Cosenza ha assolto tutti gli imputati del processo scaturito dall’inchiesta “Sistema Rende”, condotta nel 2016 dalla Dda di Catanzaro. Tra gli assolti, “per non avere commesso il fatto”, ci sono gli ex sindaci di Rende Sandro Principe, già deputato socialista, ed Umberto Bernaudo e gli ex assessori Pietro Ruffolo e Giuseppe Gagliardi. I reati contestati agli imputati erano concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso.

La pubblica accusa aveva chiesto la condanna di Principe a 9 anni di reclusione, di Bernaudo a 8 anni, di Ruffolo a 7 anni e 6 mesi e di Gagliardi a 2 anni. “Da un lato – ha commentato Principe – c’è grande soddisfazione e ringrazio i miei legali, gli avvocati Franco e Paolo Sammarco e Anna Spada, ma dall’altro una grande sofferenza. Sono felice, ma anche distrutto. Con la mia esperienza, qualcosa certamente potrò ancora fare per la mia terra e di supporto ai giovani. Fare politica significa dare un contributo e non stare necessariamente nelle istituzioni”.

Corbelli: “assoluzione di Principe, Bernaudo, Gagliardi e Ruffolo è atto di Giustizia Giusta”

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, vecchio, storico garantista, esprime “grande soddisfazione per l’assoluzione di Sandro Principe, Umberto Bernaudo, Giuseppe Gagliardi e Pietro Ruffolo” e parla di un atto di “Giustizia Giusta” che “conferma l’onestà e la correttezza dell’operato dell’ex sindaco, già parlamentare, e degli altri ex amministratori e che rende onore, oltre che alle loro persone, al modello amministrativo rendese, motivo di orgoglio di un intera regione”. Corbelli ricorda la lunga, ininterrotta battaglia garantista che ha iniziato un minuto dopo l’ingiusto arresto (ai domiciliari, dal 23 marzo 2016) di Sandro Principe e le gravi accuse nei confronti anche degli altri tre amministratori.

“Conoscendo, da una vita, e stimando molto Sandro Principe e gli altri bravi amministratori, l’ex sindaco Bernaudo e gli ex assessori Gagliardi e Ruffolo, non avevo il minimo dubbio sulla loro rettitudine e assoluta onestà – afferma Corbelli – . Per questo ho subito difeso strenuamente e in modo ininterrotto  Principe e gli altri tre indagati. Ho fatto quello che avrebbe dovuto fare il partito di Principe, il Pd, che lo ha invece, in quel momento, abbandonato, rinnegando di fatto la storia garantista e libertaria  dello stesso partito democratico, dell’allora segretario Renzi, di Lotti, Del Rio, Guerini che venivano, tutti questi quattro personaggi, in quel periodo, in processione a Cosenza, per sostenere il loro candidato alle elezioni comunali del 2016, e non solo non sono mai andati a trovare Principe a casa, ma non hanno neppure speso una sola parola per il loro compagno di partito, ingiustamente allora ai domiciliari. Per difendere Principe, che, ricordo, è stato tenuto agli arresti a casa per quasi quattro mesi, oltre 110 giorni, senza essere neppure ancora rinviato a giudizio, ho anche sollecitato l’intervento della Chiesa e chiesto pubblicamente alla Procura di Catanzaro di porre fine all’ingiustizia”.

“Ho in quei mesi più volte parlato di un clamoroso errore giudiziario! I miei numerosi interventi sono lì, in rete, sul sito di Diritti Civili e sui giornali locali, a ricordarlo. Ho fatto quello che in passato ho sempre fatto per difendere, in Italia, decine di personaggi, famosi e soprattutto sconosciuti poveri cristi, ingiustamente perseguiti. E l’ho sempre fatto nel rispetto dell’operato della magistratura. Ma con coraggio, senza alcun timore. Dicendo con convinzione e forza che quella contro Principe e gli altri amministratori indagati era un grave e clamoroso errore giudiziario e una grande ingiustizia. Ho chiesto più volte quali fossero i motivi, le esigenze cautelari per tenere, per quasi quattro mesi, agli arresti domiciliari, una persona e un politico perbene come Principe. Non solo. Ho anche ribadito, durante quei lunghi quattro mesi, come accostare l’Amministrazione di Rende alla criminalità fosse un’assurdità perché la gloriosa storia della città di Rende è esattamente agli antipodi della cultura mafiosa. Non solo. Chiedevo ancora: quando Principe sarà assolto chi mai potrà risarcirlo di questa sofferenza? Ho fatto questa giusta e onesta battaglia garantista, a differenza di quanti invece hanno, in quel momento, abbandonato l’ex sindaco e già parlamentare e sottosegretario. Ricordo la telefonata di ringraziamento che ricevetti da Principe pochi minuti dopo che era stato liberato dai domiciliari. Sono per questo oggi molto contento che Principe, Bernaudo, Gagliardi e Ruffolo siano stati assolti. Onore a loro e onore alla splendida città di Rende che degnamente rappresentano e che hanno, per tantissimi anni, amministrato in modo esemplare e onesto. Al comune di Rende non c’è la mafia! Non c’è mai stata! C’è solo un “modello”: quello della buona amministrazione”, conclude Corbelli.