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Antonio Conte, che carattere: “ammazzo gli avversari. Inter? Me la sconsigliavano, da 10 anni abituata a perdere”

Foto di Dean Mouhtaropoulos / POOL / Ansa

Antonio Conte si racconta in una lunga intervista fra passato, presente e futuro: l’allenatore dell’Inter mostra tutto il suo carattere

Antonio Conte o lo si ama o lo si odia. Leader carismatico, allenatore passionale e vincente per alcuni; limitato tatticamente, difensivista e caratterialmente volubile per altri. In comune le due ‘fazioni’ riconoscono all’allenatore salentino una certa personalità ben definita, con i suoi pregi e i suoi difetti. Conte è un allenatore che si è sempre messo in gioco, partendo dal basso pur avendo avuto una carriera vincente da calciatore, passando poi dai primi trionfi con la Juventus fino alle esperienze positive con l’azzurro del Chelsea e quello della Nazionale. All’Inter però, come ha personalmente ammesso, la sua sfida più grande, quella che tutti gli sconsigliavano di affrontare.

Foto di Friedemann Vogel / POOL / Ansa

Intervistato da ‘Il Corriere della Sera’, Antonio Conte ha raccontato la sua esperienza fra le panchine: “finita la carriera da calciatore sono ripartito rimboccandomi le maniche, con l’Arezzo: il Conte giocatore aveva vinto tutto, il Conte allenatore è ripartito da zero. Mi sono messo in forte discussione. Chi ha giocato in grandi squadre pensa di poter essere un allenatore, invece è totalmente diverso. Ho avuto un percorso che mi ha portato ad arrivare al pianeta Inter molto più preparato. L’esperienza alla Juve è stata importante, ma ci sono arrivato con il bagaglio costruito precedentemente. Mi avevano sconsigliato l’Inter. Sono per le sfide e l’Inter è la più difficile della mia carriera. Ma non temo i confronti: so che nel mio campo ho da dire e tanto. Se per 10 anni non vinci ti abitui inconsciamente alla situazione, cerchi alibi o dai la colpa a qualcun altro, non vedi i tuoi limiti né i difetti. L’ambiente si impregna di questo, è importante lavorare non solo sui calciatori ma su ogni settore. Così alzi la pressione e diventi un rompiscatole. Questa è la differenza tra mentalità per vincere o per campare. Allenatori bravi ce ne sono tanti: penso a Luciano Spalletti. Lui è un tecnico molto bravo, che fa calcio. Il problema è riuscire a rompere determinati equilibri per indirizzare la barca dove ti hanno chiesto di portarla. Anche se qualcuno si può pentire di averti scelto“.

Foto di Lars Baron / POOL / Ansa

L’anno scorso lo scudetto lo ha sfiorato per appena un punto, non riuscendo a completare una rimonta sulla Juventus che è sembrata comunque gestire le ultime gare forte di un gap importante, seppur ridotto giornata dopo giornata. Quest’anno dopo una lunga corsa sul Milan, le ultime due giornate hanno segnato il sorpasso e la vittoria nello scontro diretto per un sicuro +4 di vantaggio. Eppure, dopo la cocente eliminazione dalla Champions League, c’era già chi chiedeva a gran voce il suo esonero: “un tifoso avversario avrebbe spinto perché cacciassero Conte dall’Inter. Da avversario voglio ammazzare (sia chiaro: intendo ammazzare sportivamente) il mio nemico: mandarmi via avrebbe facilitato gli altri. Quando vado in un club ci entro anima e corpo. Sono passionale e la passione fa la differenza, è contagiosa. La creatura la vivo e la faccio vivere a tutti quelli che lavorano con noi. Se si sente il senso d’appartenenza si dà qualcosa in più“.

Per concludere un pensiero al futuro in azzurro e nerazzurro: “la panchina azzurra non è assolutamente un’esperienza chiusa. A pensarci mi vengono ancora i brividi… La porta per l’Italia sarà sempre aperta. Per quanto riguarda l’Inter, non so se riusciremo a vincere: di certo, faremo il possibile per riuscirci. E sul futuro, dico questo: un allenatore, quando sposa un progetto, è felice se ha la possibilità di lavorare a lungo nello stesso club. Dare la propria impronta e restare per tanti anni è la cosa più bella. Mi piacerebbe ci fosse una continuità in tutto“.