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Reggina, Oshadogan a StrettoWeb: “Vi racconto il primo incontro con Foti. Il Granillo vuoto? Non lo si riconosce…”

  • Grazia Neri/Getty Images
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L’ex difensore della Reggina, Joseph Dayo Oshadogan, ha parlato di passato e presente in un’intervista a StrettoWeb

“Benvenuto ‘nel club più forte del mondo'”. E’ con questa frase che mi accolse il presidente Foti quando arrivai a Reggio Calabria. Venne a prendermi personalmente e mi fece entrare in quella società che per lui era veramente la più forte al mondo e lo ha dimostrato negli anni a venire”. Joseph Dayo Oshadogan di aneddoti ne avrebbe da raccontare. E non potrebbe essere altrimenti. Quando, dopo essere cresciuto con Anconetani a Pisa, passi in una piazza ribollente di passione come Reggio Calabria al suo primo anno di Serie A, di ricordi ne hai incamerati tanti nella tua memoria. E noi abbiamo provato a strappargliene qualcuno in una piacevole chiacchierata a qualche giorno da Reggina-Pisa, di cui è doppio ex.

“Pisa è la squadra dove sono cresciuto, io sono di lì – esordisce ai microfoni di StrettoWeb – Pisa è la compagine che mi ha permesso di affacciarmi al professionismo e Anconetani la prima persona che ha scommesso su di me”.

E Reggio?

“Beh, la Reggina mi ha dato la possibilità di esordire in Serie A. E che Serie A era, quella. La più forte di tutte”.

Tu venivi dalla Roma.

“Sì, lì c’erano tanti campioni. Poi in un pomeriggio si è fatto tutto e sono passato da Trigoria al Sant’Agata. Era una grande opportunità per me, perché si stava costruendo una squadra di giovani all’epoca. Il presidente Foti e il direttore Martino diedero vita ad una delle stagioni più belle. Ci davano tutti per spacciati ad inizio stagione, ci davano per retrocessi. Ma noi poi ci salvammo e in tanti vennero valorizzati. C’erano Pirlo, Baronio, Kallon, Belardi, Taibi”.

A proposito del presidente Foti, lo hai definito – in un recente post su Facebook – un visionario, al pari del presidente Anconetani. Cosa hanno dato al calcio?

“Anconetani guardava avanti. Ha dato inizio alla presenza di tante figure del calcio attuale, come l’agente sportivo, in un’epoca ancora remota. E’ stato uno dei primi presidenti ad aver fatto del club un’azienda anche a livello di immagine, come ad esempio l’idea dei primi bus dedicati esclusivamente alla squadra. Conosceva il calcio, aveva intuizioni sia in Italia che all’estero. Non dimentichiamoci che ha portato a Pisa gente come Dunga, Simeone, Chamot. E’ da lì che sono passati. Foti ha riprodotto quel modo di fare calcio ma in una versione più moderna, anni dopo. Erano dei visionari ma anche romantici, sulla falsariga dei presidenti di una volta. Ho avuto la fortuna di conoscere, in quest’ottica, anche Sensi, che era altresì una persona spettacolare”.

E di Foti ti ricordi qualche aneddoto particolare?

“Mi ricordo che fu lui a venire personalmente a prendermi quando arrivai a Reggio Calabria. Mi vidi davanti questo omone grande che mi accolse ‘nel club più forte del mondo’. Perché per lui era veramente così e lo ha dimostrato anche anni dopo, con la splendida salvezza nonostante i punti di penalizzazione”.

Sei rimasto in contatto con qualcuno di quella Reggina?

“Proprio ieri ero insieme a Stefano Casale, che per me è un fratello maggiore. Mi sento ogni tanto anche con Cirillo, con Orlandoni. Il bello del calcio è che, dopo aver vissuto tanti bei momenti insieme, quando ci si rincontra in seguito ad anni di assenza è come se non ci si fosse mai separati”.

Tornando a parlare di presidenti. Conosci quello attuale della Reggina? L’hai seguita di recente?

“Il presidente non lo conosco di persona ma ho seguito il lavoro che è stato fatto di recente, un lavoro sicuramente positivo. Sono rimasto contento perché la piazza di Reggio ha bisogno di un qualcosa del genere. Per il calore che la piazza sa dare, per la gente, la città. La tristezza era piuttosto vedere il Granillo vuoto negli anni un po’ più bui. In alcune partite sembrava quasi di non riconoscerlo, ma ora hanno ridato entusiasmo e stanno lavorando bene”.

Di recente ci sei tornato a Reggio?

“Sì, son tornato. Lì ho tanti amici, da sempre. Diciamo che Reggio Calabria la sento quotidianamente. Poi c’è anche Cesare Sant’Ambrogio che è il padrino di mia figlia, è venuto da Reggio fino in Polonia”.

E per domenica che partita ti aspetti?

“Una bella partita. Non mi far dire per chi tiferò o verso chi mi sbilancio perché per me Reggina e Pisa rappresentano tanto, entrambe. Penso che non abbiano ancora espresso appieno il proprio potenziale. La Reggina ha qualche nome un po’ più altisonante, ma anche il Pisa ha lavorato bene. Lo seguo da sempre e lo seguo tutt’ora”.

Facciamo un salto all’attualità, pur legandolo alla tua carriera. Tu sei stato il primo calciatore di colore a giocare nella Nazionale italiana (Under 21), un fatto che poi si è ripetuto sempre più di frequente e che vediamo adesso con gente come Okaka, Balotelli, Ogbonna, Kean. Senti di essere stato promotore di questo?

“No, assolutamente. Sono italiano e come tale ho vissuto la convocazione in Under 21 come un fatto bello, speciale, vissuto però come l’hanno vissuto gli altri”. 

Questo fatto si collega però al tema razzismo.

“Sì, ma quella è un’altra cosa, è un altro discorso. Lì si tratta semplicemente di ignoranza, ma non è un problema del calcio bensì della società”.

E del Covid cosa pensi? Il calcio si dovrebbe fermare?

“Stiamo vivendo un momento particolare, a tratti drammatico. Ognuno di noi sta cercando di andare avanti facendo fronte a questa difficoltà enorme che è piovuta addosso negli ultimi tempi. Ogni giorno vediamo persone che ci lasciano, sofferenze familiari. Sul calcio, dico che chi va in campo è un professionista e come tutti cerca di andare avanti. Anche a Pisa qualche giorno fa c’è stata l’Under 21. Ho pensato ai ragazzi, ai giovani in campo, mi sono rivisto in loro, in come ero 25 anni fa. La famiglia allo stadio, gli amici, la gente. Tutti avremmo voluto che ci fossero, perché così è tutto triste, ma quello che sta succedendo va oltre tutto”.