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Il Museo della Fauna organizza un incontro sulla storia geologica del mediterraneo: Messina è fondamentale per spiegarne la genesi [VIDEO INTERVISTA]

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Per la “Settimana del Pianeta Terra” il Museo della Fauna di Messina ha organizzato un incontro sul lavoro Karl Mayer-Eymar, Giuseppe Seguenza, che proprio nella città dello Stretto studiano elementi fondamentali per spiegare parte della genesi del Mediterraneo

Si è svolta stamane a Palazzo dei Leoni la conferenza dedicata a “Karl Mayer-Eymar, Giuseppe Seguenza ed il Messiniano: la scoperta e gli studi successivi”, organizzata dal Museo della Fauna dell’Università degli studi di Messina. L’evento è stato proposto nell’ambito delle iniziative per la “Settimana del Pianeta Terra”, l’VIII edizione del festival di divulgazione scientifica che, con eventi che si svolgono su tutto il territorio italiano, vuole richiamare l’attenzione sulle Geoscienze.

Al tavolo dei relatori erano presenti il prof. Filippo Spadola, direttore del Museo della Fauna, la prof.ssa Laura Bonfiglio, già professore ordinario di Paleontologia dell’Università di Messina ed il dott. Mauro Cavallaro biologo conservatore del succitato museo.

Il prof. Spadola ha illustrato il vasto campo di azione del Museo della Fauna. Tra le attività principali, naturalmente, quelle di raccolta, catalogazione ed esposizione dei reperti, che da sole sarebbero sufficienti a rendere lustro all’istituzione. Sono di altissimo livello infatti i reperti esposti al museo e altrettanto vale per quelli che ancora necessitano di alcuni interventi per essere mostrati al pubblico.
Interventi che per essere realizzati necessitano però di fondi, dei quali non sempre il Museo della Fauna dispone, trattandosi di un ente che non può fare affidamento su finanziamenti istituzionali e che opera solo grazie agli altri progetti che sviluppa durante il corso dell’anno. Come ad esempio corsi di formazione altamente qualificanti destinati a studenti universitari e cultori della materia, ma, talvolta, anche agli studenti di scuole medie e superiori.

A questo proposito, durante la conferenza il prof. Spadola ha colto l’occasione per lanciare l’ultima campagna di reward crowdfunding destinata a finanziare le attività del Museo.
Per l’occasione è stata appositamente creata una medaglia, in due diverse composizioni e in tiratura limitata, che sarà regalata ai sottoscrittori dell’iniziativa, i quali potranno entrare in contatto con i promotori dell’iniziativa tramite la pagina Facebook del Museo della Fauna.

I lavori sono proseguiti con l’approfondito intervento della prof.ssa Bonfiglio e con la dettagliata esposizione del dott. Cavallaro sulle dinamiche relative alla genesi del mar Mediterraneo per come lo conosciamo oggi.

Riassumendo l’interessante descrizione fatta dal dott. Cavallaro, circa 200 milioni di anni fa 2 placche tettoniche iniziarono un movimento rotatorio che mutò radicalmente la fisionomia dei luoghi che oggi riconosciamo come parte del bacino mediterraneo. Movimenti che nel corso di milioni di anni produssero la chiusura di diversi varchi che sia a Nord che a Sud consentivano lo scambio di masse d’acqua che portavano con loro forme di vita sia animali che vegetali, rendendo l’odierno mediterraneo un ambiente ricco di biodiversità, come testimoniato dai reperti che a tutt’oggi vengono ritrovati in quest’area.
Tali movimenti proseguirono fino a determinare l’attuale conformazione del mar Mediterraneo che vede come unico varco naturale quello di Gibilterra, a cui dal 1859 si è aggiunto quello artificiale di Suez.

Ed è proprio ai fini della ricostruzione di queste dinamiche che è risultato preziosissimo il lavoro di due eminenti scienziati: Karl Mayer Eymar e il nostro concittadino Giuseppe Seguenza, che proprio a Messina hanno condotto una parte fondamentale dei loro studi, dedicandole, peraltro, due “piani” della scala dei tempi geologici: il Messiniano e lo Zancleano.

Particolarmente interessanti le vicende relative al piano Messiniano, noto in particolare per una “crisi” che vi si ricollega, consistente in un innalzamento significativo della salinità delle acque, che contestualmente si andavano ritirando, facendo sì che il paesaggio del mediterraneo assumesse in alcuni suoi punti tratti che potrebbero ricordare quelli di una vastissima salina, e una fisionomia simile a quella di un enorme canyon sul versante tirrenico.
Data l’elevatissima salinità erano pochissime le specie che riuscivano a sopravvivere in questo ambiente.

Questo scenario muta con l’inizio del Pliocene, periodo su cui si concentrano gli studi di Seguenza, e che segna peraltro l’inizio di quella catena di eventi che porterà il “mare nostrum” ad assumere le caratteristiche che oggi conosciamo. L’origine di questo fenomeno è da imputare ad un immenso e repentino afflusso di acqua che da Gibilterra si propagava verso Est, ridando profondità ed equilibrio in termini di salinità all’area.

La narrazione di questi fenomeni legati a tempi “geologici” ha anche consentito di fare alcune considerazioni su quanto l’attività antropica incida sulla natura. Ad essere messo in evidenza infatti come l’attività dell’uomo, con l’apertura di nuovi canali e l’utilizzo di pratiche che contribuiscono all’innalzamento della temperatura delle acque, stia generando fenomeni quali l’eutrofizzazione (in breve, l’aumento esponenziale della flora marina a discapito degli equilibri dell’ecosistema) e la meridionalizzazione (il fenomeno che vede le specie autoctone spostarsi verso nord a causa dell’arrivo di nuove specie che invadono i loro territori), in tempi brevissimi, se paragonati a quelli della natura. Si parla di circa due secoli a fronte di quelli che verosimilmente sarebbero milioni di anni.

Infine, in considerazione della rilevanza degli studi dei due scienziati ai fini della conoscenza di questi fenomeni, e nella consapevolezze che, sebbene a Seguenza sia stato intitolato uno tra i più importanti licei scientifici del comprensorio cittadino, Karl Mayer Eymar si sostanzialmente sconosciuto ai non addetti ai lavori, è stata sottoposta all’assessore Enzo Caruso, presente all’evento e titolare della delega alla toponomastica, di intitolare al geologo nato in Francia ma svizzero d’adozione una delle molte vie messinesi prive di nome.

Intervista al dott. Mauro Cavallaro sulla genesi del Mediterraneo: Messina fu fondamentale per ricostruirne le dinamiche [VIDEO]