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Ha curato 3 mila pazienti Covid con le terapie domiciliari, ma ora rischia la sospensione. La storia del dottor Torre: “mi hanno definito imbecille perché andavo a visitare i pazienti a casa”

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Il dottor Gerardo Torre, campano, a Pagani è più o meno un Santo: in due anni di pandemia ha curato e salvato circa 3 mila pazienti Covid grazie alle terapie domiciliari, condannando il protocollo di tachipirina e vigile attesa nonché tutti quei colleghi barricati dentro i propri ambulatori

Li chiamano “Angeli”. Così definiti perché hanno salvato tante vite grazie alle cure domiciliari, “trasgredendo” (in buona fede e con ottimi risultati) al protocollo di tachipirina e vigile attesa tanto discusso in questi giorni, tra sentenze di annullamento dal Tar e sospensioni del Consiglio di Stato. “Angeli”, il messinese Salvatore Totaro e il reggino Nino Pignataro, che con le loro battaglie hanno rimesso al centro il vero ruolo del medico, quello di assistere da vicino il paziente, supportarlo e accompagnarlo nella cura. Ed è un angelo, anzi forse di più, il dottor Gerardo Torre. A Pagani, sua città natale, è più o meno un Santo, difeso da ogni singolo cittadino e anche dal Sindaco.

Ma contro il dottor Torre, che ha visitato e curato con le terapie domiciliari circa 3 mila pazienti Covid in questi due anni, l’Ordine dei Medici di Salerno ha aperto un procedimento disciplinare e il 28 gennaio si svolgerà il giudizio. Motivo? Si è scontrato con alcuni suoi colleghi campani sulle terapie da utilizzare contro i pazienti Covid: “ho sottoscritto che il comportamento di moltissimi miei colleghi era assolutamente delinquenziale”, ha ammesso il dottore a Panorama. Questo perché alcuni di loro, a detta sua, sono totalmente scomparsi in questi due anni di pandemia, chiusi dentro i propri ambulatori: “se tutta la medicina di territorio fosse stata presente, se fosse stato quasi imposto ai medici di raggiungere i loro pazienti all’inizio dell’attacco virale, noi avremmo avuto molti meno decessi da Covid. Quando un medico abbandona il suo paziente e il risultato è la morte, come dobbiamo chiamarlo?”, spiega Torre, che condanna così il protocollo imposto dal Governo da due anni e tutti i medici che non hanno avuto il coraggio di andare oltre.

“Molti di loro – continua il dottore – hanno chiuso i telefoni, moltissimi di loro non hanno avuto la coscienza di raggiungere i loro pazienti”. Ma a prescindere dalle imposizioni sul protocollo di Stato, Asl o ordine dei medici, “quando un vero medico riceve una richiesta di aiuto da un malato, deve andare a casa a visitarlo. Io ritengo che i medici per fare i medici abbiano bisogno di visitare, non di immaginare protocolli, linee guida e telefonate”, afferma con determinazione il medico campano, che si è ribellato proprio per il suo vincente lavoro sul campo: “quando sono andato a visitare a casa oltre 3 mila malati di Covid, i miei colleghi mi hanno detto che ero un imbecille, un fuorilegge. E io ho risposto loro che erano dei delinquenti. Come è possibile valutare una persona senza metterle un fonendoscopio dietro le spalle, senza controllarle la gola, senza sentire il cuore. Come si fa medicina così?”.

E così, dopo la denuncia dei colleghi, è arrivata la convocazione dell’Ordine. Ma tanti di quei colleghi “hanno messo le barricate tipo Achtung davanti agli ambulatori. E molti continuano. Ci sono pazienti che non vedono i loro medici da un anno e mezzo, confessa Torre, spiegando come il ruolo di tanti medici di base si sia ridimensionato rispetto a quello originale, e cioè curare il paziente a domicilio e assisterlo. Come si può pensare anche minimamente di mettere in dubbio la credibilità di un dottore che ha “passato due anni a visitare i malati dalle otto di mattina alle tre di notte, perdendo anche il ritmo familiare, ricevendo 500/600 messaggi al giorno, dormendo tre ore a notte. Io sono un medico che vede il paziente non come un numero, ma come una persona che soffre e che ha paura”.

Giusta chiosa, dal momento che ormai piovono facili le accuse di chi si piega al sistema: il dottor Torre non è un no vax. Ha condannato solo il protocollo attuale, ma crede nei vaccini, seppur soltanto per chi ne ha realmente bisogno. “Non sono assolutamente un No Vax – ha detto a Salerno Today – anche se molti dei No Vax hanno espresso solidarietà per la mia causa. Rispetto alla mia posizione sui vaccini: sono fermamente convinto che sarebbe stato compito dei medici del territorio vaccinare i propri pazienti, valutandone la singola condizione. Il vaccino va somministrato a chi ne necessita, non in modo dozzinale e senza differenziazione alcuna. Ogni paziente ha una storia a sè e solo il medico di famiglia la conosce. Lo stesso medico di famiglia che, in caso di reazioni avverse, dovrebbe segnalare all’Asl i casi per permettere alla Scienza di andare avanti. Invece i miei colleghi non hanno segnalato tanti casi di reazione avversa ed hanno consigliato la vaccinazione a chiunque, senza considerare il paziente una persona, ma vedendolo come un semplice numero. Per me questo non è condivisibile. Ma ci tengo a sottolineare e a ribadire la mia posizione non contraria al vaccino, ma contraria alla modalità di somministrazione e al mancato monitoraggio da parte dei medici di famiglia che hanno obbedito ad un protocollo senza dar priorità all’attenzione che avrebbe meritato e che merita ogni singolo paziente. Ma lei sa quanta gente risponde in maniera diversa a un farmaco? Io sono a favore di una vaccinazione oculata, valutata dai medici di base”.