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COVID e Natale, riflessioni di un professore di matematica

Covid: tanta gente non accetta che le restrizioni su movimenti di persone ed assembramenti che, con ogni probabilità, si renderanno necessarie, consentiranno solo un Natale molto più sobrio del solito

di Kirieleyson Pare che negli Stati Uniti tanta gente stia vivendo al pari di una tragedia epocale il fatto che la festa del Ringraziamento, che quest’anno cade il prossimo 26 Novembre, non potrà essere festeggiata come da tradizione a causa del COVID.  Come se il problema fosse l’assenza del tacchino e non il Covid stesso.

Così come, in Europa, tanta gente non riesce ad accettare che le restrizioni su movimenti di persone ed assembramenti che, con ogni probabilità, si renderanno necessarie, sempre a causa del COVID, consentiranno solo un Natale molto più sobrio del solito.

Indubbiamente, le restrizioni previste comporteranno pesantissime conseguenze per i tanti gestori delle attività commerciali e di servizi il cui fatturato era concentrato soprattutto nelle festività natalizie. E questi, mi pare ovvio, possono avere tutte le ragioni per essere abbattuti e preoccupati.

Ma sentire il tizio di turno che dice che non può accettare che qualcuno gli vieti il cenone nel locale preferito o la settimana bianca o che pontifica che il Governo “ci vuole rovinare il natale”,  mi sembra grottesco e fuorviante.

Piuttosto che commentare oltre la questione trovo molto più appropriato rispondere con le parole che il mio caro amico e professore di matematica, Pasquale Monorchio, ha voluto postare sul suo profilo social.

Ho 72 anni compiuti e sono 72 anni che trascorro le festività natalizie con tutte le persone care della mia vita e cioè i miei genitori, mio figlio e i miei nipoti, mio fratello e mia sorella e mia moglie (sarebbe più corretto dire “le mie mogli. Certo lungo la strada qualcuno non c’è più (mio padre) ma per fortuna c’è ancora mia madre (99 anni, la donna meravigliosa della mia vita. Feste sempre serene ed indimenticabili. Questo in arrivo sarà un Natale diverso, lo vivrò con mia moglie e sarà un Natale altrettanto intenso come gli altri. Io e mia moglie vivremo l’immenso piacere di vivere questo Natale dedicandoci l’uno all’altro, cosa che per ovvii motivi non era mai avvenuta prima. Durante le feste precedenti riuscivamo a stare un attimo assieme al momento degli auguri. Questa volta saremo l’uno per l’altro. Ho sentito il bisogno di scrivere questo post perché mi sono reso conto che questa tragedia che l’umanità sta vivendo non ci ha insegnato assolutamente nulla. La gente ha perso completamente il senso delle priorità, non sa più scegliere cosa debba venire prima e cosa invece è importante decidere di fare dopo, anche molto dopo. La gente appare disperata perché questo sarà un Natale diverso. DEVE ESSERE DIVERSO. Ne può andare di mezzo la salute di migliaia di persone. E questo è ancora più sconcertante e tragico. Negli anni passati, in presenza di un terremoto o di una qualunque calamità naturale, la collettività si stringeva attorno alle famiglie di chi fosse deceduto in mille modi e cioè attraverso aiuti concreti, messaggi di solidarietà oppure addirittura intervenendo nei posti della tragedia personalmente. Ora pare quasi che ci siamo abituati ai 700 morti al giorno, non fanno alcun effetto, ascoltiamo le notizie sui decessi senza più alcuna emozione. La gente a cosa pensa in compenso? Al Natale in arrivo che sarà diverso dagli altri. Credo che l’intera umanità (ma mi sta venendo il dubbio che si possa trattare di una caratteristica solo italiana) si debba interrogare su quali siano le priorità alle quali è necessario dare il giusto valore. La tutela della salute dei nostri cari e delle persone in mezzo alle quali viviamo deve essere prioritaria. Con i miei cari vivrò il Natale successivo a questo. Questo deve essere un Natale sobrio e da vivere in maniera intelligente per sé e per gli altri. Io lo vivrò al lume di candela con mia moglie in presenza e con i miei cari attraverso immagini virtuali.