Reggio Calabria, il lassismo di Falcomatà genera cattivi esempi e degrado [FOTO]

  • Foto StrettoWeb / Salvatore Dato
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Amministrare un Comune richiede esperienza, preparazione, coraggio, capacità programmatica. E Falcomatà in sei anni ha dimostrato di non possedere nessuna di queste qualità

Basterebbero le immagini a corredo di questo articolo per “silenziare”, oltre ogni ragionevole dubbio, gli “aficionados” dell’ amministrazione comunale uscente guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà.

Nel torpore di una stampa cittadina clamorosamente disattenta, Reggio Calabria si avvia alle elezioni del 20/21 settembre nel degrado più assoluto, segnato da un decadimento materiale e spirituale mai raggiunto nella storia della città.

Un turbinio di approssimazione, incapacità, gestione superficiale ed inetta della res pubblica: un distacco totale tra il Palazzo del potere – con i suoi selfie, i suoi slogan e le dirette social – e la reale situazione della “polis”.

Assodato che risulta banale ed infantile la scusa – abusata da Falcomatà –  di ricondurre tutte le colpe alle amministrazioni precedenti, ciò che resta oggi è un lungo elenco (non basterebbe certamente un articolo) di incompiute, abbandoni, di soprusi, scelte allucinanti e procedimenti giudiziari incombenti (cosa che in troppi tacciono) su questa amministrazione di centrosinistra (caso Miramare e Rifiuti su tutti).

Il lassismo esagerato della giunta Falcomatà è evidente. Il sindaco ed il suo gruppo ristretto di amici ed ex compagni di scuola e fantacalcio si è cimentato con un argomento più grande di loro e del cognome che lo stesso porta in eredità. Amministrare un Comune richiede esperienza, preparazione, coraggio, capacità programmatica. E Falcomatà in sei anni (sei, quasi un record fortuito) ha dimostrato di non possedere nessuna di queste qualità.

E nemmeno quella “freschezza dei trenta anni” con cui festeggiava la vittoria nel 2014 sembra essere mai sbarcata a Palazzo San Giorgio, se è vero come è vero che Falcomatà ha più i residui da prima repubblica che da rivoluzionario. Basta guardare i maldestri tentativi di affidamenti incarichi, consegne lavori e (finte) inaugurazioni che cerca di pubblicizzare proprio ad un mese dalle elezioni dopo sei anni di vuoto assoluto.

Falcomatà è un ragazzo onesto, dicono i suoi. E menomale. Nessuno può metterlo in dubbio, almeno questo, fino ad oggi. Anche se è stato lui a voler assegnare con una forzatura il Miramare ad una associazione presieduta da persona che gli aveva garantito sostegno elettorale e finanche la sede della sua segreteria. Ma sarà la giustizia (in questo caso con tempi biblici) a dirci cosa è realmente successo in quell’occasione.

Essere onesto però non può rappresentare un principio d’eccezione, dovrebbe essere un elemento scontato, basico per chi si approccia alla pubblica amministrazione.

Il problema di questi sei anni di amministrazione è stata da un lato la totale visione di prospettiva per la città, dall’altra la palese dimostrazione di incapacità di governare processi e procedimenti. Una città lasciata al suo destino, in cui tutte le opere che Falcomatà ha ereditato dalle amministrazioni precedenti (fossero quelle del padre Italo o quelle di Scopelliti) sono rimaste incompiute e parzialmente decadenti.

E’ una città, quella di Reggio, in cui mancano persino le strisce segnaletiche orizzontali o dove i semafori restano non funzionanti da due anni. Piccole cose ma per cui non è possibile rassegnarsi, altrimenti è finita.

Parlare esclusivamente della situazione rifiuti è ingiusto. Un solo viaggio verso la periferia, una sola passeggiata in centro restituirebbero la drammatica situazione sanitaria della città. Che oggi ai turisti regala uno spettacolo indecente e non degno della storia gloriosa che le appartiene. Un degrado generato dal lassismo più assoluto e di questo non si possono certo incolpare i cittadini.

D’altronde solo una pessima amministrazione comunale può pensare di lasciare morire il Lido comunale, simbolo della estate dei reggini, senza colpo ferire e addirittura, pubblicando un bando pubblico per la gestione a fine luglio ed inizio agosto, quasi a voler schernire utenti, turisti e tutta la città.

Nessuna ruota panoramica e nessuna installazione artistica (già vista a Roma nel 2007 e quindi nemmeno originale), potranno mai colmare il gap tra istituzione e cittadino, tra approssimazione e controllo del territorio.

Già, il controllo del territorio, questo sconosciuto. Ambulanti ovunque, anarchia degli automobilisti inimitabile, incapacità di assicurare ai pedoni la sicurezza, e tanto altro, rendono la vita quotidiana dei reggini un autentico inferno.

Non ci sono controlli, non c’è l’esempio giusto. E, come in famiglia, quando manca il buon esempio, spadroneggiano la maleducazione, l’inciviltà e l’arroganza. Questo succede a Reggio Calabria: il Sindaco non riesce a dare esempi positivi e la cittadinanza ne approfitta.

Ed evitiamo qui di soffermarci sulla mancata manutenzione ordinaria delle strade, l’acqua del Menta che resta un miraggio, verde pubblico mai curato e che oggi crea pericolo all’incolumità delle persone, pulizia quotidiana che non è mai esistita in sei anni. Sarebbe superfluo.

Ci sono perdite d’acqua o piccoli interventi di manutenzione che hanno ormai superato ogni record mondiale di ritardo dei tempi di esecuzione, ma se assessori e Sindaco non se ne rendono conto camminando per la città allora il problema non è grave, è irrecuperabile!

Immaginiamo che molte di queste inefficienze siano da attribuire ad una macchina burocratica infernale, veloce come bradipo che balla la macarena. Ma se un Sindaco, la sua Giunta, i consiglieri eletti non incidono, non chiedono, non pretendono, non riescono a risolvere uno che sia uno di questi problemi, quale può essere il risultato finale per la città se non lo stato di abbandono in cui si ritrova?

Essere la città d’Italia prima per tasse ed ultima per servizi dovrebbe far vergognare chi amministra, e invece per tutta risposta Falcomatà ha chiesto il “secondo tempo”. Sei anni non gli sono bastati, ha chiesto ai reggini la fiducia per altri cinque anni.

Nonostante sia riuscito a raddoppiare il debito del comunale (lo scrive la Corte dei Conti, non certo noi) e circa 200 milioni tra il 2014 e il 2015 non gli siano bastati per abbassare il deficit e migliorare i servizi cittadini, il sindaco del Pd vuole ancora una chance. E si appella ai reggini e alla loro assuefazione al degrado che potrebbe essere più forte di qualunque mala amministrazione.