W i sani assembramenti della movida sul Lungomare, ma resta il divieto di matrimoni, calcetto e selfie con Menez

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Reggio Calabria, grandi assembramenti nella notte per la movida del Lungomare: migliaia di giovani in fila accalcati fuori dai locali, è il ritorno alla normalità nella città in cui resta il divieto di matrimoni, calcetto e degli eventi con i tifosi della Reggina. Nonostante il contagio sia a zero

E’ stata una notte di sano divertimento sul Lungomare di Reggio Calabria, una città che finalmente ha sconfitto la paura ed è tornata alla normalità. Migliaia di giovani (e non solo) hanno dato vita alla movida sul Lungomare, con lunghe code fuori dai locali del “Chilometro più bello d’Italia” dove tanta gente s’è accalcata in fila per un gelato o un drink. Lidi e Gazebo sembrano, dalle immagini scattate dall’alto, registrare il tutto esaurito. E ben venga: viva gli assembramenti della sana movida, viva il ritorno alla normalità, viva la musica, la socialità, viva la vita, in piena sicurezza, nella città che è a zero casi di Coronavirus da oltre un mese e in cui neanche 15 giorni dopo i tanto discussi assembramenti per la festa dei tifosi della Reggina si sono registrate criticità, pur con centinaia di persone sottoposte a tamponi quotidianamente, tutti negativi.

In un ambiente di grande serenità che finalmente ci piace raccontare dopo mesi di tensioni, effettive preoccupazioni e palesi esagerazioni che hanno sfociato in un vero e proprio terrorismo che ha generato panico ingiustificato, stonano le limitazioni persistenti che riteniamo incomprensibili: rimane vietato sposarsi, giocare a calcetto e persino farsi un selfie con Menez.

Piazza Duomo Reggio CalabriaLa Reggina è stata infatti costretta ad annullare l’evento che aveva organizzato per ieri pomeriggio allo Store di piazza Duomo, dove aveva previsto un incontro del neo-acquisto amaranto con i tifosi per foto e autografi. E nonostante l’annullamento dell’evento, ieri alle 17 a piazza Duomo sono arrivate numerose volanti e camionette delle forze dell’ordine, come se dovessero fare una maxi-retata, a controllare il nulla visto che non essendoci Menez, non c’era neanche l’ombra di alcun tifoso.

Ci chiediamo secondo quale logica a Reggio Calabria non ci si può sposare, non si può giocare a calcetto, non si può festeggiare la Reggina o incontrare un nuovo calciatore, con ulteriori limitazioni alle libertà personali, se poi ogni sera viene consentito a migliaia di persone di assembrarsi beatamente sul Lungomare per una serata di normalità. E ci mancherebbe pure che non fosse così adesso che il contagio è a zero e che il lockdown è finito da due mesi, senza alcun peggioramento della situazione come invece profetizzavano i talebani delle chiusure.

Reggio Calabria è tornata alla vita, come il resto d’Italia. Ma a maggior ragione in una città col contagio azzerato da tempo, in cui la stragrande maggioranza delle attività si verificano all’aria aperta e in riva al mare, ci chiediamo perchè non ci si possa sposare con tanto di ricevimento e invitati (lo stop sta provocando il collasso di un’intera filiera produttiva), perchè non si possa giocare a calcetto (uno sport che si pratica 5 contro 5, a fronte di 500 persone che vediamo ammassate nelle foto a corredo dell’articolo, scattate ieri sera sul Lungomare), e perchè contro la Reggina sembra esserci addirittura un accanimento specifico nonostante sia l’unica cosa positiva degli ultimi anni della città e i tifosi amaranto hanno avuto il merito, per primi, di dimostrare che gli assembramenti non sono pericolosi. Perchè ne hanno fatti due, prima a piazza Duomo martedì 9 giugno e poi all’Arena Ciccio Franco venerdì 12 giugno, e nonostante le polemiche dei media nazionali sempre pronti a gettare fango sulla città, dopo oltre 15 giorni la città è rimasta Covid-Free.

A che gioco stiamo giocando? Nei mesi del lockdown abbiamo raccontato preoccupati la deriva autoritaria di un Paese che ha inseguito con i droni runner solitari su spiagge deserte. Ha fatto atterrare un elicottero in riva al mare per multare un bagnante isolato, ha disposto un arbitrario TSO per un ragazzo che esprimeva il proprio dissenso, ha multato marito e moglie che si trovavano insieme sull’auto di famiglia e andavano a riparare un guasto nella seconda casa dove un tubo stava perdendo acqua e allagando l’abitazione, e ancora ha redarguito cittadini che portavano il cane ad espletare i propri bisogni o che si recavano in edicola ad acquistare il giornale.

Abbiamo raccontato sconvolti le dirette facebook di sindaci e governatori che con enorme disinvoltura hanno parlato di uso del lanciafiamme contro la popolazione, accusando con epiteti pesantissimi coloro che all’aperto non usavano le mascherine (“bestie“), mandandogli le forze di polizia per portare in caserma chi sul Lungomare si rifiutava di mettere la mascherina sotto il sole come se fosse un criminale. E’ successo a Salerno, ma a Messina l’altro De Luca ha fatto anche di peggio e quasi quasi alla fine dobbiamo accontentarci che a Reggio Falcomatà si sia limitato a un tour nei quartieri disagiati con il microfono sotto la mascherina per farsi un po’ di pubblicità cavancaldo la pandemia. Ma soprattutto abbiamo raccontato le psicofobie di un Paese che ha fatto di questi speculatori anti-democratici una sorta di eroi salvatori della patria, mentre ai livelli più alti, il Governo abdicava la proprio ruolo cedendo ogni potere esecutivo a una scapestrata task-force di tecnici che non sapevano che pesci prendere e ogni giorno hanno detto tutto e il contrario di tutto.

Adesso che il lockdown è finito, siamo costretti a dover ancora evidenziare le enormi contraddizioni di un governo comunista che assume decisioni fasciste e delle ripercussioni sui territori, dove la gente ha ormai aperto gli occhi e si è liberata dalle paure, ha deciso di uscire di casa, di radunarsi, affollarsi, assembrarsi ma è ancora costretta a rispettare divieti incomprensibili, soprattutto alla luce del fatto che adesso – a differenza del lockdown in cui avevamo il coprifuoco totale – vengono fatti due pesi e due misure. Le folle per la movida sì, quelle – seppur più contenute – per i matrimoni no. Le folle per le passeggiate sì, quelle per la Reggina no. Le folle per “Black Lives Matter” sì, ma 10 ragazzi che giocano a calcetto no.

Hanno imposto a un’intera generazione di rinunciare a una stagione di studi, crescita e socialità nel nome di una ipotetica tutela nei confronti di chi la propria vita se l’è già fatta (secondo i dati del Ministero della Salute, i morti per Covid-19 in Italia sono al 90% anziani ultra 70enni e al 96% persone con gravi patologie pregresse), e adesso li privano anche dei divertimenti di un’estate. In una spirale che chissà cosa ci riserverà ancora in vista dell’autunno e dell’inverno, quando avremo la seconda ondata di un contagio che ha connotati estremamente stagionali ma comunque sarà meno grave perchè avremo tutta l’esperienza e gli strumenti per contrastarla meglio con tamponi per tracciare e isolare i focolai, strutture ospedaliere adeguate con oltre il doppio dei posti letto di Marzo scorso, farmaci efficaci per i casi più gravi.

A meno che a Palazzo Chigi non combinino qualche altro clamoroso pasticcio.