La de-responsabilizzazione di Falcomatà bocciato dai reggini dopo 6 anni del nulla, la corsa al nuovo Sindaco è già iniziata

falcomatà Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Falcomatà, l’analisi del sondaggio “Governance Pool” del Sole 24 Ore che ha classificato il primo cittadino reggino al quartultimo posto sui 105 sindaci delle città capoluogo di provincia

Per ogni reggino dotato di onestà intellettuale e capacità di pensiero non è certo una sorpresa vedere il proprio sindaco, Giuseppe Falcomatà, confinato nelle ultimissime posizioni del gradimento nazionale. Certamente il risultato dell’indagine sul livello di gradimento dei sindaci di 105 città capoluogo di provincia realizzata per “Il Sole 24 Ore” da Noto Sondaggi è una bocciatura netta, inequivocabile oltre ogni più grigia previsione. Falcomatà si piazza addirittura al 101° posto, quart’ultimo, facendo segnare il record negativo di tutti i tempi per un sindaco di Reggio Calabria. Una città piegata, crocefissa sull’altare dell’incompetenza e dell’inadeguatezza da un sindaco che, oltre i propri demeriti, ha fallito in tante, troppe occasioni.

Classifica dei sindaci più amati, Falcomatà sei anni per “sprofondare”

La beffa più atroce per l’esponente del Partito democratico è forse quella scandita dal tempo a sua disposizione. Falcomatà infatti è stato eletto primo cittadino di Reggio nel lontano ottobre 2014 e tra la proroga dettata dalla prima tornata elettorale utile e successivamente emergenza Covid, il Sindaco reggino è rimasto nel suo ruolo per ben sei anni. Quasi un unicum nella storia repubblicana. Eppure nemmeno le lancette dell’orologio e i giorni del calendario hanno aiutato Falcomatà nella “Svolta” che lo stesso aveva troppo incautamente annunciato nella sua corsa a palazzo San Giorgio. La parentesi epidemiologica ha solamente “cristallizzato” il distacco estremo tra Falcomatà e la sua gente, salvo poi farlo riemergere ancora più prepotentemente  in questi ultimi due mesi con la città in piena emergenza sanitaria con quintali di rifiuti in ogni angolo e una gestione dell’ordinaria amministrazione ampiamente latitante.

Classifica dei sindaci più amati, Falcomatà e la de-responsabilizzazione

Falcomatà ha abusato in questi SEI anni della de-responsabilizzazione che, probabilmente, ha influito e non poco nei risultati dell’indagine sui sindaci più amati effettuata per “Il Sole 24 Ore” da Noto Sondaggi. Di rado, o forse mai, i cittadini reggini hanno ascoltato in questo lungo percorso comune il loro primo cittadino assumersi la Responsabilità delle continue disfunzioni. C’era sempre qualcuno che per Falcomatà era colpevole, ma mai lui o la sua Giunta. A volte (quasi sempre) era colpa delle amministrazioni precedenti. Il tempo scorreva ma si trovava facilmente la voglia di scaricare in altre persone gli errori del presente. In altre situazioni il nemico giurato erano i cittadini (“lordazzi”) o differenti Istituzioni con cui Falcomatà non ha mai saputo dialogare: fossero di centrosinistra o centrodestra il peso politico e amministrativo del sindaco reggino è stato sempre nullo. Finanziamenti promessi e quasi mai arrivati, situazioni da dirimere che venivamo maggiormente complicate proprio dalle sue polemiche fuori luogo o dal suo scarso “appeal” politico regionale e nazionale. Per non parlare della situazione debitoria del Comune utilizzata diffusamente dal sindaco per schivare le polemiche e come scusante buona per tutte le stagioni. Qui la giunta comunale è stata incapace di abbassare il debito anzi creando situazioni di difficile lettura che hanno solo acuito le problematiche.

Classifica dei sindaci più amati, nessuna opera pubblica per Falcomatà in sei anni

Quello che è forse è maggiormente mancato a Falcomata ed il suo gruppo di giovani compagni (di scuola, di svago e anche di politica) è stata la TOTALE mancanza di visione per la città. Nessuno dall’ultimo fino al Primo dei cittadini sapeva in realtà dove Reggio Calabria stesse andando, in che direzione. Turistica? Industriale? Nessun segnale in tal senso, solo un continuo vivacchiare alla giornata dove, gli interventi di ordinaria amministrazione come il cambio di una lampadina o l’asfalto in una (mezza arteria cittadina) veniva celebrate dal regime (politico, mediatico e associativo) come un evento storico per la città.

Falcomatà in sei anni non ha praticamente realizzato una opera pubblica che sia una. E anche quelle che verranno inaugurate in questi ultimi due mesi, quale ottima misura elettorale degna della prima repubblica, sono quasi tutte ideate, progettate e finanziate da vecchie amministrazioni e comunque potevano e dovevano essere portate a compimento in tempi molto più celeri. L’esempio del rifacimento del Viale Europa ne è plastica testimonianza. Salvare Falcomatà è dunque realmente difficile. Ci vorrebbe un buon samaritano dotato di pazienza estrema ed i cittadini, costretti a tassazioni alle stelle e servizi inesistenti, la pazienza l’hanno terminata da troppo tempo. Di inefficienze “falcomatiane” sono pieni questi anni, di ritardi non ne parliamo, di ricorrenti gaffe ancora peggio.

Le indagini giudiziarie (inchiesta Helios e processo Miramare) gravano inoltre sulla testa di Falcomatà e della sua Giunta, pesantemente colpita  – ma a fronte di ciò mai nessuna dimissione è stata registrata dagli stessi che per anni hanno chiesto anche per meno un passo indietro ai propri avversari politici – e che rischia di essere stroncata dalle decisioni del Tribunale.

E allora da un lato si capisce chiaramente il risultato dell’indagine del Sole 24 Ore, dall’altro più difficilmente ci si spiega come Falcomatà in queste condizioni abbia ancora l’ambizione di ricandidarsi per una seconda legislatura. L’opposizione di Centro/Destra si è fin qui dimostrata in modo manifesto e palese, completamente incapace di fornire un’alternativa valida almeno nell’individuare un candidato serio, unitario e credibile da opporre all’uscente nelle elezioni programmate per l’autunno. E così vediamo la frammentazione di potenziali competitors, con gli attuali 10 candidati a Sindaco, quasi tutti nell’orbita del Centro/Sinistra, che evidenziano la voglia della città di ripartire superando questi anni da incubo. Tra loro c’è Saverio Pazzano che è in campo da oltre un anno e sta compattando il fronte più a sinistra della città; c’è Fabio Foti che può mascherare l’inconsistenza del Movimento 5 Stelle con le sue doti di persona seria e professionista stimato e affermato; c’è Angela Marcianò che libera da etichette di partito si presenta come alternativa forte e spinta dal basso.

E poi c’è il Centro/Destra che a due mesi dalle elezioni non ha ancora partorito il candidato, che oltre ai programmi e alle idee sarà comunque decisivo per il risultato elettorale: non dimentichiamo quanto accaduto a Messina, con De Luca che ha stravinto il ballottaggio dopo aver ottenuto il 19,8% dei consensi al primo turno, cinque anni dopo Accorinti che era stato eletto primo cittadino sempre al ballottaggio dopo essersi fermato al 23% dei consensi al primo turno. Con il voto disgiunto, alle elezioni comunali le liste contano poco per la vittoria del primo cittadino: è molto più importante la figura del candidato, capace di intercettare consenso d’opinione.

Ecco perchè destra o sinistra contano poco: per la successione a Falcomatà c’è un ampio parterre di candidati, ed è senza ombra di dubbio già questa una diretta conseguenza della delusione per una Svolta mancata.