Messina, apre il Centro di Primo Soccorso per le tartarughe marine: tre esemplari ricoverati, uno, curato da occlusione intestinale, verrà dimesso a fine luglio [FOTO E VIDEO INTERVISTA]

  • Foto di alberto caminiti
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Messina. Aperto il Centro di Primo Soccorso per le tartarughe marine, tutte le principali cause di ricovero dipendono dall’attività dell’uomo

Ha aperto a Messina il Centro di Primo Soccorso per le tartarughe marine presso le strutture dell’Ospedale Veterinario Universitario Didattico, diretto dal Professor Santo Caracappa.
Il Centro è una delle pochissime realtà di questo tipo per quanto riguarda il nord della Sicilia ed è quindi strategico nel tutelare la salute degli esemplari di tartarughe marine che necessitano di cure mediche, rinvenute in un raggio non inferiore ai 100 km.

Presso il Centro, il cui personale è attivo 24 ore su 24, vengono infatti portati gli esemplari di tartarughe marine in difficoltà rinvenuti da bagnanti, diportisti e autorità competenti, in particolar modo le Capitanerie di Porto. Fondamentale il ruolo delle autorità in questo frangente in quanto, sotto un profilo normativo, le tartarughe vengono considerate come “bene indisponibile” dello Stato, motivo per cui viene consentito di manipolarle solo ad istituzioni statali.
Si tratta di una regola che va a vantaggio sia degli animali che di chi li recupera poiché chi non è in possesso di una formazione specifica rischia, nel tentativo di trarre in salvo una tartaruga di comprometterne ulteriormente lo stato di salute, mettendo a repentaglio anche la propria. Si tratta infatti di animali che spesso raggiungono dimensioni considerevoli (come uno degli attuali ospiti del centro, una tartaruga Caretta Caretta del peso di 57 kg), dunque difficili da spostare ed in grado, se si sentono minacciati, di sferrare morsi poderosi.

Come spiegato dal Prof. Caracappa sono 3 le cause più frequenti che portano le tartarughe ad avere bisogno delle cure del Centro di Primo Soccorso, tutte conseguenza dell’attività umana.

Materiale plastico evaquato da una delle tartarughe ricoverate presso il Centro

Si tratta dell’ingestione di ami, di plastiche e dell’impatto con natanti da cui spesso derivano danni al carapace se non addirittura vere e proprie amputazioni delle pinne. Dinamiche che, se è vero che si verificano durante il corso di tutto l’anno, subiscono un incremento durante la bella stagione imputabile, da una parte, ad un traffico marittimo più intenso, dall’altra, al fatto che il periodo coincide con la pesca al pesce spada ed al tonno.

Questo tipo di pesca viene infatti effettuata utilizzando il “palangaro” (detto anche palamito o palangarese), strumento costituito da una lunga lenza di grosso diametro alla quale vengono innestati, ad intervalli regolari, spezzoni di lenza più sottile, ognuno dei quali dotato di un amo.
Ciò rende il palangaro uno strumento scarsamente selettivo al quale, di conseguenza, abboccano anche specie che non si sarebbe intenzionati a pescare. Fenomeno particolarmente dannoso per le tartarughe che una volta ingerito l’amo rischiano di doverci convivere per più di un anno prima di riuscire, nella migliore delle ipotesi, ad espellerlo.

Sia l’ingestione degli ami che delle plastiche, ad ogni modo, genera in questi animali uno stato di malessere che impedisce loro di immergersi sott’acqua, cosa che a sua volta determina disidratazione e problemi respiratori.

Una volta giunte presso il Centro, come spiega il Prof. Caracappa, le tartarughe vengono sottoposte in primo luogo ad un processo diagnostico tramite esame radiologico con il quale si valuta la presenza di ami, residui plastici (che vengono riscontrati nella stragrande maggioranza delle tartarughe ricoverate) ed organici. In secondo luogo, se necessario, gli operatori del Centro sottopongono i loro ospiti a trattamenti reidratanti, terapie antibiotiche o terapie funzionali all’aumento della peristalsi intestinale, per aiutarle a liberare il loro organismo dalle eventuali sostanze nocive ingerite.

Questo è ad esempio il caso di uno degli attuali ospiti del Centro di radiografia Tartaruga plasticaPrimo Soccorso, trovato ad Ustica ed affetto da occlusione intestinale, che dopo le cure ha defecato materiale plastico, migliorando sensibilmente le proprie condizioni. La tartaruga ha infatti ricominciato ad andare sott’acqua e lo staff del Centro ritiene che potrà essere liberata intorno al 22 luglio.

Il Prof. Caracappa racconta la storia di un esemplare di tartaruga Caretta Caretta affetto da occlusione intestinale e curato presso il Centro di Primo Soccorso di Messina [VIDEO]

Se dopo circa una settimana la tartaruga non dovesse rispondere ai trattamenti, invece, la prassi prevede che si intervenga chirurgicamente.

Dopo le cure vere e proprie le tartarughe vengono spostate in delle vasche più grandi per consentire loro di recuperare la normale mobilità ed inizia il periodo post-operatorio e di riabilitazione che può arrivare a durare anche 2 messi.

Terminato questo periodo le tartarughe vengono restituite al loro habitat naturale e riprendono i loro abituali spostamenti. In proposito, le esperienze pregresse del Prof. Caracappa gli hanno consentito di riscontrare una certa consuetudine da parte degli animali liberati nel Mediterraneo a dirigersi verso Cipro e la Siria o verso il Golfo di Napoli per quelli liberati nel Tirreno.

Intervista al Professor Caracappa, Direttore dell’OVUD, sull’apertura del Centro di Primo Soccorso per le tartarughe marine di Messina [VIDEO]