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Reggio Calabria, scocca la Mezzanotte e scatta il coprifuoco: la città si spegne, centro storico desolato. Grande tristezza, ma tutti rispettano le regole [FOTO e VIDEO]

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Reggio Calabria, le immagini della prima notte di coprifuoco dal cuore della città

Mancano pochi minuti alla mezzanotte. Su una panchina sotto i ficus di piazza Duomo c’è una giovane coppia di innamorati. Sono abbracciati, si stringono forte ma non hanno lo sguardo acceso dal loro amore entusiasta e genuino: è un momento struggente, abbassano la mascherina per darsi l’ultimo bacio e poi vanno via ognuno in una direzione diversa.

E’ la prima notte di coprifuoco in Calabria e il sabato sera di spegne a Mezzanotte. Questa giovane coppia avrebbe voluto trascorrere un normale sabato sera in compagnia, negato dalla pandemia. Poco vicino c’è un gruppo di ragazzi e ragazze, una di loro urla alla comitiva: “sbrigatevi, è tardi che a Mezzanotte esce il Coronavirus e vi mangia vivi“. Mentre tutti i giovani si apprestano ad abbandonare il centro della città per tornare nelle loro abitazioni, gli unici rumori di fondo sono quelli delle biciclette a pedalata assistita che accompagnano i loro proprietari a casa, e le saracinesche mestamente abbassate dai gestori dei locali. Senza perdere l’ironia rispetto a un provvedimento difficile da accettare per una generazione già eccessivamente penalizzata dalle norme anti-Covid, tutto si svolge con estrema regolarità e i giovani reggini rispettano al 100% le regole previste dall’ordinanza emanata dal vice Presidente della Regione Nino Spirlì, che ha scelto il “coprifuoco” come soltanto altre 4 Regioni d’Italia hanno fatto (Lombardia, Lazio, Campania e Piemonte) nonostante la situazione epidemiologica della Calabria sia lontana anni luce da quella del resto d’Italia e d’Europa.

A Mezzanotte meno un quarto a Reggio centro hanno chiuso già tutti. Dentro bar, ristoranti e pizzerie ci sono soltanto i ragazzi dello staff che puliscono e sistemano i tavoli, già vuoti da un po’. Nel cuore della “movida” di Reggio Calabria alle 23:45 di un sabato sera di fine Ottobre sembrano le 4 del mattino di fine Gennaio. Scocca la mezzanotte e in giro non c’è più nessuno, i fidanzati sono separati, i gruppi di amici disgregati. Non resta che affidarsi alle chat di Whatsapp per mantenere un minimo di “socialità”, se così la possiamo definire. Sul corso Garibaldi c’è la desolazione: si susseguono soltanto gazzelle della Polizia e volanti dei Carabinieri con agenti e militari dotati di buon senso nei confronti di qualche isolato “ritardatario”.

E’ il buio pesto di una città sempre più provata, non tanto dall’emergenza sanitaria che quaggiù non c’è e non c’è mai stata, quanto da chiusure, lockdown, confinamenti e adesso anche il coprifuoco che la prossima settimana potrebbero addirittura aggravarsi per l’annunciato nuovo Dpcm che il premier Conte vorrebbe emanare a pochi giorni dal precedente senza attendere neanche il tempo necessario per valutare gli effetti delle misure già entrate in vigore da qualche giorno, e soprattutto senza alcuna differenziazione territoriale nonostante ci sia un abisso tra la situazione epidemiologica di alcune aree e quella di altre.

Intanto in tutta la Provincia di Reggio Calabria, a fronte di una popolazione di 556 mila abitanti, i pazienti con Coronavirus che necessitano ricovero in Ospedale e che sono tutti nell’ala Covid-19 dei Riuniti sono 45, di cui soltanto 2 in terapia intensiva. In proporzione alla popolazione, è la cifra più bassa non solo di tutt’Italia ma addirittura dell’intera Europa. Un primato di cui la Calabria – finita ad Aprile persino sul New York Times per le modalità di gestione dell’emergenza sanitaria – si può vantare da 8 lunghi mesi e che non ha alcuna intenzione di perdere, come dimostra l’atteggiamento estremamente responsabile e coscienzioso dei tanti giovani privati della loro vita ma disposti a rinunciare alle loro libertà pur di aiutare gli altri. Rispettando le regole.

Ricordiamocelo sempre, quando sparliamo delle nuove generazioni e alimentiamo gli stereotipi sulla Calabria “malandrina“.

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