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Atlantropa, il progetto per prosciugare il Mediterraneo: quando nel Novecento si pensò di “chiudere” lo Stretto di Messina

atlantropa e stretto di messina

La folle idea dello studioso tedesco Herman Söergel era quella di abbassare il livello del mare e sfruttare l’acqua per produrre energia attraverso delle centrali idroelettriche: lo Stretto di Messina non sarebbe più esistito e la Sicilia si sarebbe avvicinata alla Tunisia, unendo con una linea ferroviaria l’Europa all’Africa

Quella volta che si studiò una soluzione per prosciugare il Mediterraneo, facendo di Reggio Calabria e Messina due città praticamente unite. Ebbene si, l’intenzione formulata nella prima metà del Novecento dallo studioso tedesco Herman Söergel era quella di abbassare il livello del mare e sfruttare l’acqua per produrre energia attraverso le centrali idroelettriche. Si sarebbe così creato un unico continente tra l’Europa e l’Africa, con la conseguente costruzione di tre grandi dighe e la chiusura dei confini del Mediterraneo con l’oceano Atlantico (Stretto di Gibilterra) e il Mar Nero (Stretto dei Dardanelli).

Dietro il progetto, presentato nel 1928, ripreso in un video della pagina facebook di Geopop, c’era qualcosa di concreto: con l’abbassamento del livello del mare sarebbero così emerse nuove terre per la coltivazione, gli allevamenti, costruzione di città e industrie. L’acqua sarebbe evaporata nel giro di un secolo, o comunque in 120 anni, secondo lo studioso tedesco. La diga più lunga (35km) grande sarebbe sorta sullo Stretto di Gibilterra e, per le stime dell’epoca, avrebbe fornito energia per coprire la metà del fabbisogno energetico di dell’Europa. Insieme alla diga nello Stretto dei Dardanelli, tra le due sponde della Turchia (confine Europa e Asia) nel giro di circa un secolo, il Mediterraneo si sarebbe prosciugato di almeno 100 mt, chiudendo lo Stretto di Messina e avvicinando anche l’Italia all’Africa. Questo risultato avrebbe permesso la costruzione della terza diga tra la Sicilia e la Tunisia. Così facendo sarebbe potuto nascere anche un collegamento ferroviario, unendo di fatto l’Europa all’Africa. Oltre le tre strutture, si prevedeva la costruzione di altre piccole dighe tra i due continenti.

diga stretto di gibilterra

Ovviamente, non si può stabilire quali disastri ambientali avrebbe provocato il progetto: probabilmente sarebbe cresciuto il livello di salinità delle acque, uccidendo molte specie di flora e fauna marina. A questo si sarebbe aggiunto uno stravolgimento del clima, il cambiamento delle correnti marine e l’innalzamento dell’oceano Atlantico. L’idea però non convinse neppure i nazisti, e durante la Seconda Guerra Mondiale l’architetto scelse di revisionare e migliorare il piano. La Germania perse però il conflitto, così il suo progetto andò in fumo. Lo studioso però non si arrese, fondò l’Atlantropa Institute per cercare di convincere i capi di Stato di altre nazioni. La Grande Guerra, sfortunatamente per lo studioso, aveva lasciato ferite economiche e nessuna Nazione era disposta ad investire su un progetto così grandioso e folle. Le centrali idroelettriche iniziarono anche ad essere sostituite dal nucleare, grazie agli studi di Enrico Fermi. L’architetto Söergel morì il 25 dicembre 1952, non vide mai la realizzazione del suo sogno. Di Atlantropa, chissà per fortuna, non resta altro che il suo ricordo.