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Reggio Calabria, l’arringa di Lamberti-Castronuovo dopo le foto con Falcomatà: “eravamo 4 amici al bar, io avrei vinto a mani basse”. Ma quegli scatti erano solo una notizia

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Reggio Calabria, Eduardo Lamberti-Castronuovo risponde a StrettoWeb con una lunga lettera dopo l’articolo con le foto che lo ritraevano insieme al sindaco uscente Falcomatà

Di seguito pubblichiamo integralmente una nota inviata a StrettoWeb dal dott. Eduardo Lamberti-Castronuovo dopo l’articolo di ieri “L’ultima giravolta di Lamberti Castronuovo: la riunione col Centrodestra e dopo poche ore l’incontro con Falcomatà [FOTO]“:

E’ difficile vivere a Reggio Calabria. 
Quanto meno strano. Studi, lavori faticosamente, non te ne vai, realizzi, aiuti il prossimo, ti inventi iniziative, non importa. Sarai sempre vittima dell’odio sociale. Quello che non fa crescere la città,quella che non hai abbandonato perchè la ami, a tal punto, da sacrificare ogni minuto del tuo tempo libero, per aiutarla, per – addirittura – crearla, perchè non c’è. Non esiste. E’solo un agglomerato di case, ognuna per conto suo, mal amalgamate, di colori strani e diversi, di facciate non terminate. Ma l’amore è forte, ami di più. Così come un genitore ama il proprio figlio anche quando questo, sfortunatamente, non è come gli altri. Gli vuoi bene e lo proteggi. Anche se ricevi in cambio cattiverie, dicerie basate sul nulla, addirittura odio. Qualcuno parla di “giravolte” politiche se solo ti permetti di parlare con chi non è dalla tua parte : l’unica giravolta è quella dello stomaco che deve ricorrere ad un antiemetico per il disgusto che provi nel leggere vere e proprie cialtronerie. E’ sempre lo stesso , arrampicandosi sulle vetrine di un bar, cita pure Giulio Cesare per gettarti addosso quell’odio di cui è chiaramente portatore. Odio figlio dell’invidia. Invidia dell’intelligenza, ancor più che delle cose materiali che hai.
Vigliaccamente questo qualcuno, approfittando di una testata web e di una foto rubata al caso, ti affibbia l’epiteto di traditore, cercando uno scoop che invece è un banale flop, figlio dell’incultura e dell’acredine, perchè lui non è e non può essere come te. Lui non conosce la semplicità, la purezza del pensiero e delle azioni, la correttezza. Lui conosce solo il nemico, perchè se non la pensi come lui, non sei un avversario, ma un nemico da abbattere con tutti i mezzucci di dozzina. Con le invenzioni, con le illazioni. Lui vede in un innocente caffè, sorbito in un bar sotto il tuo studio, in vetrina e non nascosto nel retrobottega, una congiura. Non un colloquio tra persone per bene, magari appartenenti a correnti diverse di pensiero, anche politico, ma carbonari pronti a trovare accordi di potere, che neppure sfiorano i personaggi a colloquio.
Questo soggetto, che non onora certamente il giornalismo, non pensa di intervistarti e chiederti magari cosa stessi facendo, ripeto con quattro amici al bar per caso, ma si inventa, di sana pianta, illeciti accordi, fantomatici scambi di favori. Eppure conosce la tua onestà intellettuale e materiale, ma deve punirti – a modo suo – per la tua libertà, per il tuo desiderio, palesato pubblicamente, di conoscere le intenzioni di chi, da qui a pochi giorni si batterà in un ballottaggio cheporterà uno dei due contendenti, a ricoprire la carica di Sindaco della Città che ami e che solo un tradimento, quello si di una politica cittadina inesistente, non ti ha consentito di fare pur avendo il gradimento di più del 50 percento della popolazione!
Solo l’essere stato corretto, sempre dalla stessa parte, quella della Città, ti ha tenuto fuori da una competizione che avresti vinto a manibasse, non fosse altro che per quanto hai fatto in 50 anni di campagna elettorale, quella vera, quella della vita, con le cose che hai fatto. Realmente.
Quello che non accetti, anche se ne comprendi la genesi, è come mai in un girandola incredibile di passaggi da un partito all’altro, di  elezioni inconcepibili di personaggi ignoti e nullafacenti, di imposizioni, di ricandidature improbabili, lo scrivano cittadino si occupa di un caffè preso in pieno sole (anche se era sera), in vetrina e per giunta in un luogo, talmente vicino al tuo studio, dove complici pareti, avrebbero potuto celare al solerte scribacchino chissà quale giuramento di Pontida, trasferito in Calabria!

E’ ben vero che le immondizie sommergono la Città, ma è ancora più evidente che l’odore cattivo è anche su certa stampa sensazionalista, bugiarda e adusa ad insolentire persone sulle quali non puoi inventare altro che menzogne.
Fortuna vuole che, poichè prevedi facilmente questi attacchi mediatici di infima qualità, ti sei espresso prima, chiedendo a gran voce ed unendoti a politica, chiesa e cultura, ad ambedue i candidati, di esprimersi sulle qualità e sui nomi di coloro i quali andrebbero, ove eletti, a governar la Città, con loro vincenti.
E se non lo chiedi personalmente, potrai mai fidarti di ciò che scrive taluno, che sotto mentite spoglie, scrive illazioni e falsi storici? Una riflessione ci sta tutta. Ma perché non mi è stata posta una semplice domanda? Avrei risposto che lotto da sempre per avere la libertà di incontrare chi mi pare, di parlare con chiunque, di avere le mie idee e di non sbagliar, mai, per conto terzi, come invece ha fatto il signor nessuno, giornalista inviato speciale, da chi? La libertà è un bene che nasce con l’uomo. Quello vero. Che lotta per averla e per difenderla.
A costui resta la soddisfazione di aver scoperto l’acqua calda. Sappia comunque, e questa notizia gliela do io, che con tutti mi sono incontrato dei papabili sindaci e tutti, anche con la candidata che, a suo dire, si è guardata bene dal partecipare, ad una libera riunione privata – dove c’era tutto l’arco costituzionale dei partiti, mi hanno chiesto di partecipare alla vita della Città. Forse è un fatto naturale, perchè la città è di tutti, non della parte che vincerà ma dei cittadini. Ed io sono uno di questi. Non è accettando pedissequamente una posizione che si serve la città , ma scoprendo le intenzioni di tutti coloro i quali potrebbero guidarla. Solo i carabinieri sono soliti obbedir tacendo. Io non vesto divise. 
Vergogna. Il giornalismo è una cosa seria e non è per tutti. L’onestà intellettuale è la prima dote. Ma essa è come il coraggio di Don Abbondio: se uno non ce l’ha , non se la può dare.

Eduardo Lamberti-Castronuovo

Nota del direttore: Nell’articolo che ho pubblicato ieri non c’è alcun tipo di odio, alcuna invidia, alcuna acredine. Non ci sono invenzioni ne’ tantomeno illazioni. Non si parla di congiure, accordi di potere, scambi di favore. Neanche tra le righe. Sono altri gli scambi di favore che su StrettoWeb abbiamo denunciato nei giorni scorsi, e nulla hanno a che vedere con l’attività del dott. Lamberti. Che sa benissimo, essendo iscritto all’Albo dei Giornalisti – Elenco Pubblicisti dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria dal 26 settembre 2008, come noi giornalisti serviamo la cittadinanza fornendo notizie e informazioni. E non è forse una notizia se lo stesso Lamberti si incontra al bar con l’uscente Falcomatà a pochi giorni dal voto del ballottaggio?

Che avrebbe vinto a mani basse non abbiamo alcun dubbio: per questo motivo avevamo inserito proprio Lamberti tra i papabili candidati a Sindaco del centrodestra nei caldi mesi estivi in cui la politica reggina andava alla ricerca del candidato sindaco che avrebbe sfidato Falcomatà. E Lamberti era calzante proprio perchè aveva fatto una forte opposizione al malgoverno dell’uscente, oltre che per la storia del suo impegno politico in città, per la sua cultura e il suo impegno sociale, sottolineati anche nell’articolo di ieri che ribadiva l’enorme stima dello scrivente nei suoi confronti. Che adesso Lamberti si incontri a una settimana dal voto con Falcomatà, Albanese e Azzarà e che siano semplicemente “quattro amici al bar” come fossero i veterani della briscola di San Procopio (in base alla disposizione del tavolo, ci sembra di capire Falcomatà-Azzarà vs Lamberti-Albanese), ci può anche stare e ne prendiamo atto.

Stigmatizziamo, al contrario, la caduta di stile delle offese: quegli epiteti come “scrivano“, “scribacchino“, “signor nessuno” (a cui ha voluto però dedicare una così lunga dissertazione), mettendo in dubbio addirittura l’onestà intellettuale e paventando un fantomatico “mandante” di un articolo semplice e genuino, stonano con la storia di cultura e civiltà dello stesso Lamberti. Che mi ha voluto ospitare nel suo salotto TV sin da ragazzino. E che su StrettoWeb ha sempre trovato spazi, ampi, ed enorme considerazione, in tutte le sue poliedriche attività cittadine. L’articolo con le foto di ieri non era altro che una notizia. Una notizia semplice, libera, di pubblico interesse e liberamente fornita alla città senza alcun tipo di condizionamento. Una notizia che – come ogni notizia – è un motivo d’orgoglio per qualsiasi giornalista. Proprio perchè il giornalismo è una cosa seria, gli unici giornalisti a doversi vergognare sono invece quelli che – pur conoscendone tante di realtà da raccontare – preferiscono rimanere zitti e muti per nascondere i fatti e deviare la pubblica opinione, perchè evidentemente asserviti a rodati sistemi di potere politico.

Sistemi che Lamberti ha sempre combattuto, e proprio per questo poteva essere un brillante (e vincente) sfidante del suo amico al bar. Di cui fino a pochi giorni fa evidenziava, anche pubblicamente, l’inadeguatezza e l’incapacità.