‘Ndrangheta, le attività criminali dei calabresi a Milano: 9 arresti, sequestrati hotel, ristoranti e pizzerie di note catene internazionali [NOMI e DETTAGLI]

/

‘Ndrangheta: 9 soggetti contigui alle cosche calabresi reinvestivano denaro frutto di attività illecite nel circuito della grande ristorazione al Nord

Alle prime ore di oggi, 8 novembre, Agenti della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile e della Divisione Anticrimine di Milano hanno dato esecuzione, nelle province di Milano, Torino e Monza Brianza, all’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dalla d.ssa IMARISIO, G.I.P. del Tribunale di Milano, nell’ambito delle indagini coordinate dal Procuratore Aggiunto della D.D.A. di Milano, d.ssa DOLCI, e dirette dal Sostituto Procuratore d.ssa OMBRA, nei confronti di 9 soggetti, tutti italiani, a vario titolo accusati di associazione per delinquere e trasferimento fraudolento di valori.

Contestualmente è stata data esecuzione al sequestro preventivo – disposto dal medesimo G.I.P. – del capitale sociale, quote societarie e intero patrimonio aziendale di sei società riconducibili agli indagati per un valore di circa 10 milioni di euro; quattro di queste società sono proprietarie di altrettanti ristoranti-pizzerie riconducibili al noto marchio franchising TOURLE’; una società è proprietaria dell’Hotel LINCOLN di Cinisello Balsamo (MI).

L’attività è iniziata con indagini di prevenzione in materia di Antimafia effettuate dalla Divisione Anticrimine della locale Questura. Gli esiti favorevoli dello screening effettuato dall’Anticrimine su alcuni soggetti sottoposti a Sorveglianza Speciale hanno consentito alla Squadra Mobile, con il coordinamento della D.D.A., di disarticolare un’associazione per delinquere capeggiata da un noto pregiudicato di origini calabresi, CARVELLI Giuseppe, in passato indagato con esponenti di alcune cosche di ‘ndrangheta.

Le indagini hanno disvelato l’esistenza di un articolato sistema di intestazioni fittizie di beni e società, orchestrato dal predetto CARVELLI, il cui fine era quello di mettere al riparo il patrimonio illecitamente accumulato nel tempo dal pregiudicato, utilizzando soggetti incensurati, per evitare aggressioni patrimoniali da parte dello Stato.

L’attività investigativa ha fatto chiaramente emergere che CARVELLI, già destinatario nel 2008 di un provvedimento di sequestro, prodromico alla confisca, per i beni di cui si era accertata la provenienza illecita per un valore di 2.250.000 € (emesso dalla Sez. Autonoma Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano), ha investito, negli anni, ingenti somme di denaro di provenienza illecita nelle pizzerie con formula “giropizza” creando, con la complicità dei sodali, il franchising a marchio TOURLE’. I locali, per i quali è stata accertata la riconducibilità al CARVELLI, venivano gestiti tramite società create ad hoc con la complicità dei soggetti legati al CARVELLI, alcuni anche con vincoli di parentela, che prestando la loro opera nei locali e nelle società, hanno favorito il disegno criminale del principale indagato.

Alle origini della “fortuna” TOURLE’ la pizzeria Heigun di Bovisio Masciago (MI) ove, per prima, è stata sperimentata la formula del “giropizza”; da qui la creazione, nel 2014 da parte dei sodali, della MYOB srl, società appositamente creata per la gestione – con la formula dell’affiliazione commerciale del franchising – del marchio TOURLE’; è emerso come la MYOB srl oltre alla gestione del marchio, detenga attualmente quote di partecipazione dirette in alcuni TOURLE’.

Le società sequestrate sono la PMG srl (che gestisce il TOURLE’ di Sesto San Giovanni – MI), la COLOGNO FOOD srl (che gestisce il TOURLE’ di Cologno Monzese – MI), la TORINO FOOD srl (che gestisce il TOURLE’ di Torino, Strada Basse di Stura), la MILANO FOOD srl (che avrebbe dovuto gestire il TOURLE’ di Via Ripamonti a Milano, in realtà mai aperto) e la F&G Immobiliare srl.

È stata, inoltre, sequestrata la LINCOLN sas – società che gestisce l’omonimo hotel a Cinisello Balsamo (MI) – riferibile ad alcuni parenti calabresi dei principali indagati, da tempo stabilitisi nel citato comune a Nord di Milano. In particolare, uno degli indagati, in virtù dei precedenti problemi giudiziari, si era avvalso, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di confisca e prevenzione patrimoniale (spostando peraltro la propria residenza all’estero), della complicità di propri familiari, i quali, anche in qualità di teste di legno, si sono attribuiti la proprietà e la gestione della citata struttura alberghiera e, per un breve periodo di tempo, anche della Cologno Food, di fatto consentendo di mantenere la gestione e la titolarità occulta in capo al congiunto.

‘Ndrangheta, Coldiretti: “5 mila ristoranti in mano a malavita”

La malavita è arrivata a controllare almeno cinquemila locali della ristorazione con il business delle agromafie che è salito a 24,5 miliardi di euro nell’alimentare dal campo alla tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla basew del rapporto agromafie nell’esprimere apprezzamento per l’ultima operazione della polizia di Milano contro il crimine organizzato con il sequestro di quote societarie di alcuni ristoranti e pizzerie per oltre 10 milioni di euro e l’arresto di 9 persone legate alla ‘Ndrangheta calabrese che riciclavano i soldi sporchi della criminalità organizzata nella grande ristorazione nel Nord Italia. “La criminalità organizzata – sottolinea la Coldiretti in un comunicato – approfittando della crisi economica, penetra in modo massiccio e capillare nell’economia legale ricattando o acquisendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi in Italia e all’estero”. L’agroalimentare, precisa la Coldiretti, “è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone”.  Grazie ad una collaudata politica della mimetizzazione, le organizzazioni criminali riescono a tutelare i patrimoni finanziari accumulati con le attività illecite muovendosi ormai come articolate holding finanziarie, all’interno delle quali gli esercizi ristorativi rappresentano efficienti coperture, con una facciata di legalità dietro la quale è difficile risalire ai veri proprietari ed all’origine dei capitali. Le operazioni delle Forze dell’Ordine svelano gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agroalimentare ed in modo specifico nella ristorazione nelle sue diverse forme, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda fino alle pizzerie. “In questo modo la malavita si appropria – spiega la Coldiretti – di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy”.  “Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative”, afferma il Presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel sottolineare che “gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare. “L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite – conclude Prandini – con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti”.

‘Ndrangheta, cosche calabresi al Nord. Morra: “forze sane dello Stato reagiscono”

Notizie come questa fanno capire quale sia il livello di penetrazione nell’economia del Nord. Le mafie, in particolare la ndrangheta, non scherzano. Ma le forze sane dello Stato reagiscono. Forza!”. Cosi’ su Twitter Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, commenta la notizia degli investimenti delle cosche calabresi nei ristoranti al Nord.


Valuta questo articolo

Rating: 2.8/5. From 5 votes.
Please wait...

INFORMAZIONI PUBBLICITARIE