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“Io sono libero”, il libro che racconta Giuseppe Scopelliti: “ho inaugurato il carcere dove sono detenuto, mia condanna fuori dai tribunali. La ‘ndrangheta è la negazione di civiltà, cultura e umanità”

Le parole di Gianfranco Fini nella prefazionedel libro-intervista di Gianfranco Attanasio a Giuseppe Scopelliti “Io sono libero”

Per uno strano scherzo del destino questo libro va alle stampe in concomitanza con la tragicomica vicenda dei commissari della sanità calabrese, e per la quale la parola vergogna è la sola possibile“. Lo scrive Gianfranco Fini nella prefazione al libro-intervista di Gianfranco Attanasio a Giuseppe ScopellitiIo sono libero” (Luigi Pellegrini editore, in libreria dal 10 dicembre). Scopelliti, ex governatore della Calabria che sta scontando in carcere una condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi per falso ideologico, è stato commissario alla Sanità nel triennio 2010-2013 ed “è stato capace di ridurre il disavanzo della sanità da 260 a 30 milioni“, sottolinea l’ex presidente della Camera. “Purtroppo – aggiunge Fini -, solo pochi giornali lo hanno ricordato, ovviamente nemmeno una riga o una parola da quegli organi di informazione che, assai prima della definitiva condanna, lo hanno crocefisso più volte e senza sosta. È accaduto tante altre volte nel passato e c’è da temere, purtroppo, che accadrà di nuovo nel futuro. Il riconoscimento della sua capacità avrà di certo fatto piacere a Peppe, ma certo non avrà attenuato la sua amarezza per il fatto che oggi il debito della sanità calabrese supera i 160 milioni… Evidentemente, chi ha governato dopo di lui si è distratto, ha mollato, e certamente qualcuno ha ricominciato a far festa sulla pelle dei calabresi“.

Libro Scopelliti, Fini: “mai casta o intoccabile, in cella resta l’uomo libero che è sempre stato”

Il titolo del bel libro intervista a Giuseppe Scopelliti non è, come potrebbe pensare chi non lo conosce, una beffa o una provocazione. E nemmeno un efficace espediente retorico per attirare l’attenzione del lettore sulla vicenda umana e politica di un uomo che sta scontando in carcere una condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi, per falso ideologico, emessa nell’aprile 2018. Una condanna che ha travolto una lunga serie di successi elettorali, di prestigiosi incarichi istituzionali, di pubblici riconoscimenti“. Lo scrive Gianfranco Fini nella prefazione al libro-intervista di Gianfranco Attanasio a Giuseppe Scopelliti “Io sono libero” (Luigi Pellegrini editore, in libreria dal 10 dicembre). “Fin dalle prime pagine, l’Autore dichiara di sentirsi e di essere libero perché ‘… la libertà è immutabile e atemporale, lo è aldilà delle circostanze, della lunghezza deĺla catena, dell’ampiezza di una cella…’ – scrive l’ex presidente della Camera – Un convincimento che presuppone solide basi morali e che non è facile ritenere sincero se espresso da chi è passato repentinamente dagli altari alla polvere, dal prestigioso status di leader politico incontrastato, prima di Reggio Calabria e poi dell’intera regione, a quello di inquilino della cella numero sedici del carcere di Arghillà. Ma, leggendo le risposte che Scopelliti dà alle domande dell’intervistatore Franco Attanasio, si comprende subito che l’ex sindaco e governatore non inganna se stesso, e non mente. Scopelliti, oggi, è veramente libero; come lo è stato ieri, e come tornerà ad essere domani. Lo è perché può rivendicare a testa alta la coerenza di un percorso di vita in cui l’amore profondo per la sua famiglia e la passione politica vissuta come impegno a tempo pieno per la sua terra, hanno sempre rappresentato, fin da adolescente, la stella polare del proprio cammino, i valori di riferimento da non tradire”. “Ho conosciuto e cominciato a stimare Scopelliti a metà degli anni ottanta, e il modo con cui egli ripercorre le tappe della sua ‘carriera’ politica (da ragazzino, che scappava dall’oratorio per sentire il comizio di Almirante, a Segretario nazionale del Fronte della Gioventù, da sindaco, plebiscitato dai suoi concittadini, a governatore della regione) ha rafforzato il mio giudizio positivo sulla sua figura. Innanzitutto, sul piano umano – racconta FiniScopelliti non ha mai recitato il ruolo impostogli dalla carica ricoperta. Credeva davvero in quel che diceva e ha cercato di comportarsi di conseguenza, senza presunzione e, meno che meno, arroganza. Era cosciente delle difficoltà e dei pericoli cui poteva andare incontro, ma ciò non ha mai attenuato la sua ostinata caparbietà di… ‘non mollare'”. “Negli anni in cui ha incarnato il potere non si è mai sentito intoccabile e non ha nemmeno creduto di essere particolarmente coraggioso. Sapeva, però, di non essere un pavido e di dover, quindi, essere pronto ad affrontare le conseguenze, anche quelle più gravi, del suo impegno contro la criminalità organizzata. L’ammirazione che nutriva per Borsellino e l’emozione che aveva suscitato in lui l’incontro con il magistrato non gli consentivano di girarsi dall’altra parte ed ignorare il malaffare, le ingiustizie, la violenza. Ha continuato a fare ciò in cui credeva, anche in momenti drammatici. Ad esempio, quando, anche per Greta, la figlia allora dodicenne, fu disposta la tutela della Polizia di Stato, a seguito delle minacce che aveva ricevuto, insieme a Peppe. Le parole commoventi e prive di retorica, con cui racconta il suo stato d’animo in quei frangenti, danno la misura del suo spessore umano”. “Anche chi, come era logico che fosse, lo ha duramente combattuto sul piano politico, mai potrà dire che Scopelliti si fosse montato la testa nel momento del successo. Continuava a sentirsi e ad essere una persona normale, un figlio fortunato della Calabria…; soprattutto per questo è stato così amato e votato. Pensarlo come componente della casta dei privilegi fa davvero ridere“, sottolinea Fini.

Libro Scopelliti: “dal precedente Governo, buco sanità della Calabria di quasi 1 miliardo e mezzo di euro”

All’atto del mio insediamento, nel 2010, in Calabria, nella Sanità, vigevano i ‘bilanci orali’ o ‘bilanci onirici’, come ebbe a definirli l’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Dal precedente governo regionale, guidato da Agazio Loiero, avevo ereditato un buco di oltre 1 miliardo e 400 milioni di euro, con un disavanzo annuo di oltre 250 milioni di euro“. Così scrive l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, in un passaggio del suo nuovo libro ‘Io sono libero’ pubblicato da Luigi Pellegrini editore. “Loiero – continua Scopelliti nel suo libro sempre a proposito di sanità calabrese – che peraltro ha firmato il Piano di Rientro, in una intervista disse che la Sanità in Calabria era la nostra Fiat. Penso sia sufficiente per dare un’idea di come la politica avesse trasformato il sistema sanitario regionale in una gigantesca mangiatoia, da cui attingere, forse pure lecitamente, a più mani, ma certo in maniera non funzionale agli interessi dei calabresi e, per di più, alla loro salute. In quattro anni – prosegue Scopelliti – naturalmente sempre coi sacrifici dei calabresi, portai a 31 milioni di euro il disavanzo annuo. Ma questo significò, pure, ostacolare immensi interessi e profitti. Ecco perché ho parlato di rischio per la mia vita“.

Vista la situazione incancrenita migliorare il sistema sanitario è stata operazione particolarmente complessa. Non fu per nulla facile. Ma per me rappresentava la battaglia della vita. Non potevo sopportare che i calabresi dovessero pagare sulla propria pelle le inefficienze di una sanità scadente e, per di più, con una spesa fuori controllo. Non c’è stata una sola volta in cui salendo su un aereo, da Reggio verso Roma o Milano – continua – in occasione delle mie numerosissime trasferte, sia istituzionali, sia partitiche, non abbia incontrato un conoscente o un amico in viaggio per andare a trovare un congiunto, quando non per andare egli stesso a curarsi altrove. Mai“. “Intanto – si legge ancora – più mettevamo energicamente mano in quei conti così strampalati, più i risultati economico-finanziari miglioravano, al punto che avevamo creato le premesse per ridurre le super aliquote fiscali per la sanità, con un beneficio, in termini di abbattimento della pressione fiscale, per tutti i cittadini calabresi. D’altra parte, il progressivo riequilibrio avrebbe finalmente condotto allo sblocco del turnover per circa 380 nuove unità di personale sanitario, risolvendo, quindi, le carenze strutturali di maggiore urgenza“.

L’azione, tuttavia – recita un altro passaggio del libro ‘Io sono Libero – era ad ampio spettro, e si era già concretizzata anche con il miglioramento dei più importanti indicatori di efficienza. Penso, ad esempio, ai Livelli Essenziali di Assistenza, portati fuori dall’area cosiddetta critica. A ciò, si aggiunga la riorganizzazione della rete di assistenza, ad esempio quella per le patologie ‘tempodipendenti’, come il trasporto neonatale. E ancora, l’attivazione dell’assistenza territoriale, della rete ’emergenza-urgenza’, delle ‘case della salute’, della centrale operativa – scrive Scopelliti- Non sono delle mere elencazioni. Ognuna di queste iniziative rivelava la giusta ottimizzazione di risorse, l’esistenza di coperture finanziarie, il raggiungi-mento di una capacità di pianificazione e di progettazione in un settore estremamente complesso e delicato”. “Ho riferito, a mente – sostiene l’ex governatore della Calabria – solo alcune delle performances che avevamo raggiunto. Un’altra azione molto incisiva era stata avviata nell’assistenza farmaceutica, laddove avevamo ottenuto un significativo abbattimento del disavanzo per acquisto di prodotti farmaceutici e per la farmaceutica convenzionata. Complessivamente, la spesa lorda per il settore farmaceutico aveva registrato un risparmio di circa 50 milioni di euro in tre anni; la spesa pro-capite, inoltre per il settore farmaceutico era passata da 258 a 218 euro, raggiungendo la media nazionale. Anche la mobili-tà passiva ospedaliera aveva subìto una riduzione, con un trend incoraggiante, seppur in un solo triennio“.

Rispetto ai parti totali – si legge – quelli cesarei erano il 38,8% nell’anno 2011, mentre nell’anno 2012 eravamo riusciti a ridurli al 35,7%, avvicinandoci, quindi, alla media ita-liana del 35%. Anche il tasso di ospedalizzazione, attestandosi a 160,5 ricoveri per 1000 abitanti, si era avvicinato considerevolmente agli standard nazionali che fissavano il valore a 160. Si potrebbe argomentare – scrive Scopelliti ancora sulla sanità calabrese – che l’ottimizzazione della spesa sia stata conseguita a causa della chiusura di 18 ospedali e del blocco delle assunzioni. Anche su questo è stata montata artatamente una mistificazione. Intanto, ribadendo che il Piano di Rientro era stato approvato dal Governo Loiero, a cui io avevo dato esecuzione, preciso che gli ospedali non furono chiusi bensì in gran parte riconvertiti in presìdi di primo intervento e in case della salute”. “Per quanto riguarda il blocco delle assunzioni – precisa Scopellitiè utile precisare che nella Sanità vi era un esubero di personale, oltre 3.000 unità, con competenze non specificatamente infermieristiche e mediche. Il blocco, pertanto, coerentemente con il Piano di Rientro, ha riguardato proprio quelle categorie. Inoltre, il sistema sanitario si caratterizzava per un anomalo numero di ricoveri, estremamente alto, a fronte di una consistente riduzione degli interventi che inevitabilmente diminuiva il livello e la qualità del-le prestazioni, con conseguente rischio per la salute dei cittadini“.

Libro Scopelliti: “ho inaugurato il carcere dove ora sono detenuto, strano a dirsi..”

Scopelliti inaugurò la casa circondariale di Arghillà (dal nome della località sita su una collina a nord della città di Reggio Calabria) nella quale è detenuto. “Nel 2013 effettivamente fui presente alla cerimonia, in qualità di Presidente della Regione Calabria. Da Sindaco, invece, avevo più volte sollecitato il Ministero della Giustizia affinché rifinanziasse l’opera, dal momento che per molti anni era rimasta incompiuta“. Così l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, risponde in un passaggio del suo nuovo libro ‘Io sono libero’ pubblicato dalla Luigi Pellegrini Editore. “Quante lettere – si legge – quanti incontri per realizzare una struttura moderna, come quella attuale, che sarebbe sorta in una delle zone panoramiche più belle della città. All’Inaugurazione dell’Istituto Penitenziario di Arghilla, a Reggio Calabria, alla presenza dell’allora Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, della Direttrice Maria Carmela Longo e del Dirigente del Ministero della Giustizia Rosario Tortorella 34, uno scenario incantevole, su un terrazzo marino proteso sullo Stretto. Il luogo magico dove ebbe origine il mito della Fata Morgana. Strano a dirsi, ma anche da detenuto amo scrutare tutto ciò che l’occhio riesce a scorgere: le navi che passano su questa lingua d’acqua che, più che un mare, pare un lago; l’Etna innevata durante l’inverno, i colori. Davvero incantevole vedere il sole che tramonta oltre i rilievi della Sicilia“, scrive Scopelliti.

Libro Scopelliti: “ucciso politicamente, a volte condanne si costruiscono fuori dalle aule di giustizia”

Io sono stato ucciso politicamente. A volte le condanne si costruiscono anche fuori dalle aule di giustizia. Dal 2011 in poi, ho dovuto far fronte a un vero e proprio accerchiamento. Basti pensare che qualche quotidiano locale, in pochi mesi, aveva dedicato quattordici prime pagine e oltre quaranta articoli al procedimento penale che avrebbe portato alla mia condanna“. Così scrive l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, in un passaggio del suo nuovo libro ‘Io sono libero’ pubblicato da Luigi Pellegrini editore. “Ogni articolo – prosegue l’ex governatore della Calabria – aveva il sapore di uno scoop giornalistico e veniva diffuso sui social e sulle testate online, anche quando la notizia non c’era (ero pur sempre il presidente della Regione Calabria!). Anche le testate nazionali – si legge – evidentemente ‘imbeccate’ da referenti locali, contribuirono a creare quel clima di delegittimazione che rappresentò l’anticamera della condanna“.

Libro Scopelliti: “la ‘ndrangheta? E’ la negazione della civiltà, della cultura, dell’umanità”

Le organizzazioni criminali e, più in particolare, la ‘ndrangheta, sono la negazione della Civiltà, della Cultura, dell’Umanità; tradiscono il patto sociale, alterano le leggi dell’economia e del mercato, generano morte e distruzione. Al di là di questi aberranti effetti, a tutti noti, ho sempre creduto che la ‘ndrangheta sia il principale fattore di limitazione dello sviluppo e del progresso del nostro territorio“. Parla così della ‘ndrangheta l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, in un passaggio del suo nuovo libro ‘Io sono libero’ di Luigi Pellegrini Editore. “Le suggestioni – scrive l’ex governatore della Calabria – e le forti emozioni vissute al tempo del Fronte della Gioventù hanno contribuito alla formazione di un saldo sistema di valori, che avrebbe edificato tutto il mio operato. Da questo punto di vista, nei diversi ruoli di Governo che ho ricoperto, da amministratore o dirigente di partito, ho sempre voluto dare segnali forti ed inequivocabili. Ho presenziato personalmente, con Prefetti, Questori, Magistrati e Forze di Polizia, a decine di iniziative sulla legalità, promosse dalla mia Amministrazione Comunale, organizzate nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare gli studenti”. “Da sindaco – si legge ancora – mi sono fortemente battuto per l’adozione di un provvedimento che, mai prima di allora, Reggio Calabria aveva conosciuto: l’assegnazione alla collettività dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Infatti, nonostante lo Stato fosse riuscito a privare i mafiosi dei patrimoni illegalmente accumulati, l’azione restava spesso incompiuta a causa delle difficoltà o, meglio, delle reticenze che gli Amministratori mostravano all’atto della firma del 48 provvedimento di assegnazione. Firmai io, da sindaco – precisa Scopelliti – lo sgombero e l’attribuzione degli immobili occupati dai familiari delle principali cosche di ‘ndrangheta del territorio di Reggio. Nessun altro prima di me l’aveva fatto. Posso certamente affermare che questi provvedimenti si sarebbero potuti adottare molto tempo prima, ma, evidentemente, la reticenza dei precedenti amministratori lo aveva impedito“.

Libro Scopelliti, l’ex Governatore: “la mia vicenda è un pericoloso precedente per gli amministratori”

In questo libro racconto la mia vicenda personale, drammaticamente singolare, che segna, tuttavia, un pericoloso precedente da cui nessun amministratore potrà dirsi al riparo, ora che è accaduto per la prima volta“. Così l’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti nella prefazione al libro-intervista di Gianfranco Attanasio “Io sono libero” (Luigi Pellegrini editore, in libreria dal 10 dicembre). Scopelliti, che sta scontando in carcere una condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi per falso ideologico, spiega così il senso e il titolo del libro: “Racconto la mia storia a un compagno di cella, che mi ha intervistato, e con cui abbiamo raccolto i ricordi e le memorie della mia vita: l’infanzia, l’avvicinamento alla politica, quando non ero che un ragazzino; e poi le amicizie, la mia famiglia, i successi e le cadute; fino a questa, la più dolorosa e severa, che seppur mi abbia colpito in volo, non ha mai interrotto la mia Libertà. Che io sia libero, vista la mia attuale restrizione, potrebbe apparire una provocazione. Ma non lo è. Certo, ad una attenta analisi letterale del titolo di questo libro, con cui io dichiaro la mia libertà, si potrebbe dire che il verbo Essere coniugato in ”prima persona” sia un errore. ”Ero libero” o ”sarò di nuovo libero”, forse, sarebbe stato più corretto nella forma, ma non nella so-stanza. Ho voluto ricorrere al verbo presente per indicare, invece, l’attributo della immutabilità e della atemporalità del concetto di Libertà. Quando si è liberi, lo si è al di là delle circostanze, della lunghezza della catena, dell’ampiezza di una cella. La Libertà non ha passato, e neppure un futuro; poi-ché non può divenire qualcosa di diverso rispetto a ciò che è stato o a ciò che sarà. La Libertà, quindi, non può essere ‘prima’ o ‘dopo’ se stessa, soprattutto se è in accordo con la coscienza, se è potenza delle idee, se è lealtà verso gli altri, se è fedeltà. Ero libero quando mi hanno incarcerato. Sono rimasto libero da carcerato. Tornerò libero quando sarò fuori da qui. Ecco tutto: Io sono Libero”. “Io sono Libero perché non provo rancore. Io sono Libero perché non ho mai smesso di sognare. Io sono Libero perché amo e non ho mai tradito. Io sono Libero perché anche qui dentro ho imparato la vita, grazie alla testimonianza e all’impegno di donne e uomini straordinari. Oggi, posso consegnarvi questo racconto… E allora sono Libero“, conclude Scopelliti.

Libro Scopelliti, l’ex governatore: “politica ha smarrito ragione d’essere, naviga a vista”

La politica è “qualcosa di molto diverso che in passato. In alcuni momenti sembra abbia smarrito la sua ragion d’essere. Diventano protagonisti il gossip, le notizie scandalistiche, il populismo che parla sempre di più alla pancia della gente. Niente idee, progetti, visioni del e per il Paese. Quando la politica naviga a vista e non è in grado di migliorare la qualità della vita o di regalare un sogno alla comunità, allora il futuro è incerto. Carico di incognite“. Così l’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti nella prefazione al libro-intervista di Gianfranco Attanasio “Io sono libero” (Luigi Pellegrini editore, in libreria dal 10 dicembre). Scopelliti , che sta scontando in carcere una condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi per falso ideologico, sottolinea: “Non vedo in giro uomini in grado di prendere per mano il nostro Paese e accompagnarlo verso un approdo sicuro. Così come mancano statisti del calibro di Almirante, Andreotti, Cossiga, Craxi, La Malfa, Spadolini, Fini, Berlusconi, D’Alema. E segnali che possano indicare una inversione di tendenza. È auspicabile, inoltre, che il ”rosa” colori di più il Parlamento italiano, gli enti di sottogoverno, le diverse articolazioni dello Stato. Le donne, soprattutto laddove aumentano le ”derive”, sanno essere più incisive, concrete. Alcide De Gasperi, uno dei padri costituenti della nostra diceva che ‘le donne sono più aperte alle ragioni ideali che agli opportunismi’. Aveva ragione. Angela Merkel, Marine Le Pen, Theresa May, Sanna Mirella Marin sono la dimostrazione di come i Paesi occidentali più avanzati abbiano già affidato alle donne un ruolo rilevante, che hanno saputo onorare e caratterizzare con determinazione e coraggio. L’Italia, anche da questo punto di vista, deve fare ancora molto“.

Libro Scopelliti: “il carcere? Un abisso profondo che non riesci a superare”

“Il primo ricordo che mi viene in mente pensando al momento in cui sono entrato in cella? Sentire il rumore metallico delle chiavi e delle porte di ferro che si chiudono alle tue spalle ti fa avvertire una sensazione di distacco dal mondo reale. Come se si perdesse il filo conduttore della vita e si accedesse ad una dimensione sconosciuta. E poi l’incognita: la paura e l’ansia generate da un ‘circuito’, quello del carcere, che appare come un abisso profondo che vorresti superare, ma che non riesci a misurare”. Lo scrive l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti , in un passaggio del suo nuovo libro ‘Io sono libero’ pubblicato da Luigi Pellegrini editore. “Entrando in questo mondo – scrive l’ex governatore della Calabria – ho subito ricordato le mie visite al cimitero, quando andavo a pregare per i miei cari: da vivo camminavo tra i morti, percorrevo i sentieri in mezzo ai sepolcri con l’idea di dover continuare il racconto della vita non appena fossi uscito da quel campo santo. Ora, invece – racconta Scopelliti – mi sentivo seppellito senza esser morto, murato ma ancora vivo. Non saprei come spiegarlo meglio – scrive – Certo, la morte è una condizione definitiva, a differenza del carcere. Ma, è quello che ho pensato: a una sepoltura in vita“.

Libro Scopelliti: “Berlusconi mi assicurò il suo prezioso contributo a ben tre eventi elettorali”

Cosa mi lega, al di là della politica, a Silvio Berlusconi? Sono molte le circostanze e le esperienze, anche umane, che ci hanno visti vicini. Un episodio significativo riguarda la campagna elettorale del 2007 a Reggio Calabria. Avevo appena concluso il primo mandato da sindaco ed ero ricandidato. Tutti gli enti sovraordinati (Provincia, Regione e lo stesso governo nazionale) erano appannaggio del centrosinistra e pertanto la mia rielezione non era per nulla scontata. Tutti i big del centrodestra erano venuti a Reggio per darmi una mano. Berlusconi aveva assicurato il suo prezioso contributo partecipando a ben tre eventi“. Lo scrive l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti , in un passaggio del suo nuovo libro ‘Io sono libero’ pubblicato da Luigi Pellegrini editore. “Il primo si era svolto nella sala Calipari di Palazzo Campanella – racconta Scopelliti – stracolma di gente; il secondo, nella sala Gianni Versace del Centro Direzionale, anch’esso straripante di persone; l’ultimo, in occasione dell’inaugurazione della mia segreteria elettorale, sul Corso Garibaldi di Reggio. Berlusconi, come è noto, non ama baciare o farsi baciare dagli uomini. Alla fine di ogni evento, invece, dopo avermi abbracciato, aveva fatto eccezione a questa regola”. “Il giorno dopo – scrive l’ex governatore della Calabria – un uomo della scorta del Cavaliere aveva chiamato uno dei miei consulenti, con cui aveva un rapporto di amicizia, per confidargli che il presidente Berlusconi durante il viaggio di rientro, in macchina prima e in aereo dopo, non aveva fatto altro che evidenziare le mie qualità e il mio carisma politico. La competizione – aggiunge – si sarebbe poi conclusa con la mia schiacciante vittoria, grazie al consenso ottenuto dal 70% degli elettori reggini“.

Libro Scopelliti: “Alfano? Non ho notizie, politico pensionato più giovane della storia”

Che fine ha fatto Angelino Alfano? Non ne ho notizie. Credo che sia il politico pensionato più giovane della storia repubblicana. Quando lo abbiamo eletto Segretario nazionale del Popolo della Libertà, ero convinto che fosse iniziata una fase nuova per il centrodestra italiano e che Alfano sarebbe diventato effettivamente il successore di Berlusconi, così come lui stesso lo aveva indicato dopo l’estromissione di Gianfranco Fini. Mi ero fidato soprattutto dell’intuito di Silvio, che lo annoverava tra le persone a lui più vicine“. Lo scrive l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti , in un passaggio del suo nuovo libro ‘Io sono libero’ pubblicato da Luigi Pellegrini editore. “Non soltanto – prosegue l’ex governatore della Calabria – la collaborazione attiva e concreta dentro al PdL, ma anche la nascita del Nuovo Centro Destra, mi aveva visto protagonista al suo fianco. Ricordo ancora gli articoli dei quotidiani nazionali quando, all’indomani del voto di fiducia al Governo Letta, avevano riportato che tra i ventitré senatori determinanti per garantire la continuità di quell’esperienza, sei erano siciliani, vicini ad Angelino Alfano, e cinque calabresi, legati a Scopelliti . Tuttavia, già dopo qualche mese dalla nascita di Ncd, erano cominciati i primi scricchiolii”. “Avevo intuito la debolezza della leadership di Alfano – spiega Scopelliti – quando, durante una riunione a Palazzo Chigi, avevo visto uscire dalla sua stanza l’allora Ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo alquanto turbata. Il neonato Ncd – aggiunge – non era in grado di difendere da ignobili accuse, soprattutto mediatiche, neanche i suoi fondatori. In quel caso, ad essere colpita era, appunto, la De Girolamo: fu lo stesso Alfano a chiederle le dimissioni per le vicende che la vedevano coinvolta nello scandalo delle nomine nella sanità in Campania, avvertendola che il partito non l’avrebbe sostenuta”. “La Di Girolamo fu la prima – scrive Scopelliti – Da lì a breve sarebbe toccato un po’ a tutti, da Quagliariello a Lupi. E, prima ancora, sarei stato colpito anch’io. Avevo deciso di parlare con Alfano. Lo raggiunsi al Viminale per spiegargli a quale principio inamovibile avevo sempre ispirato la mia azione. Un leader, se crede nella lealtà e nella onestà dei suoi uomini, ha il dovere di difenderli fino alla morte. Così non fu. In quella circostanza mi resi conto che Berlusconi non aveva sbagliato parlando, poco dopo l’elezione di Alfano alla segreteria nazionale del PdL, del famoso quid che gli mancava per farne un vero leader“, conclude.

Libro Scopelliti: “mi sarei aspettato una visita in cella da Gasparri e La Russa, bel ricordo di Barbaro”

Le lettere o le visite che mi sarei aspettato e che invece non ho mai ricevuto? Quelle di Maurizio Gasparri e di Ignazio La Russa. Proprio loro che, unitamente a Gianfranco Fini e Altero Matteoli, nonostante la mia giovane età, avevano fortemente voluto la mia candidatura a Sindaco di Reggio Calabria“. Lo scrive l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti , in un passaggio del suo nuovo libro ‘Io sono libero’ pubblicato da Luigi Pellegrini editore. “Ero un giovane e apprezzato dirigente del partito – scrive – assessore regionale al lavoro, che sapeva coniugare la responsabilità istituzionale alla vitalità e all’efficacia della militanza, ma non era scontato ricevere anche il loro sostegno, nonostante con Gasparri e La Russa, all’interno del Movimento Sociale Italiano prima, e di Alleanza Nazionale poi, avevo condotto innumerevoli battaglie divenendo uno degli esponenti più rappresentativi della componente Destra Protagonista” “È vero ammette Scopelliti – nel tempo ho fatto scelte diverse, ma non ho mai sacrificato i rapporti personali sull’altare delle posizioni politiche; rapporti umani che per me vengono prima di tutto. Ho molto apprezzato, invece, i sentimenti di stima e di affetto che in questi mesi mi sono stati manifestati da altri esponenti della destra di un tempo, da Gianni Alemanno a Francesco Storace a Claudio Barbaro. Quest’ultimo ha anche promosso, nella sua qualità di presidente nazionale dell’Aso (Associazioni sportive sociali italiane), una serie di iniziative all’interno del carcere“.