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Ponte sullo Stretto, gli esperti smontano le fake news degli Ambientalisti e del Governo: “così Messina e Reggio Calabria potrebbero rinascere”

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Nel corso del dibattito sono intervenuti grandi esperti: Enzo Siviero, Bruno Copat, Giovanni Mollica e Roberto De Maria. Gli studiosi hanno smontate una serie di fake news e di falsità costruite nel corso del tempo per bloccare la realizzazione del Ponte sullo Stretto tra la Sicilia e la Calabria

Il Ponte sullo Stretto è un’opera fondamentale per il Paese, che riporterà l’Italia al centro dei traffici commerciali del bacino del Mediterraneo. Ci credono davvero gli esperti presenti questa mattina presso la sede dell’Ordine degli Architetti in via Ghibellina. Un gruppo di professionisti si è fatto carico di rispondere a tutte le domande e i dubbi relativi all’importante opera infrastrutturale. Sono state smontate una serie di fake news e di falsità costruite negli anni per andare contro l’opera di collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, che è invece certamente realizzabile, che avrebbe ricadute importanti su Messina (ma anche Villa San Giovanni e Reggio Calabria), perché le opere compensative previste nel progetto del ponte modificherebbero completamente la viabilità e permetterebbero agli abitanti della città di riappropiarsi del Waterfront.

Ad introdurre e moderare il dibattito sono stati Pino Falzea (Presidente Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Messina), Clara Stella Vicari Aversa (Vicepresidente Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Messina) e Anna Carulli (Presidente della Fondazione Architetti nel Mediterraneo), che hanno dettato le basi per gli interventi degli esperti e dei giornalisti presenti. Il primo ad intervenire è stato Salvatore Mondello, architetto, già assessore ai LLPP del Comune di Messina: “parlare di ponte per me è molto complicato, perché il tema ciclicamente viene affrontato ma senza poi concretizzare. Quando l’allora ministro De Micheli istituì una Commissione di esperti per verificare la fattibilità del Ponte sullo Stretto fui chiamato a dare il mio contributo per la città di Messina. Ammetto di aver ascoltato cose surreali nonostante la presenza di tecnici di alto livello. Uscì fuori l’ipotesi del tunnel sottomarino, e all’inizio pensai che stessero scherzando, poi capì che lo scopo era perdere tempo. Le città sono dinamiche, non si può attendere che gli eventi facciano il suo corso. Le sorti della città non possono dipendere da chi non vuole decidere, perché si sta continuando a rimandare la scelta, che sia essa negativa o positiva. E’ necessario ragionare con programmazione nell’intera area dello Stretto per un sistema che sia unico tra Messina e Reggio Calabria”.

A prendere la parola successivamente ci ha pensato il Professore Enzo Siviero, ingegnere di Padova ma che sta combattendo al fianco di Messina affinché venga realizzata un’opera che le spetterebbe di diritto. “Pur di dire ‘no’ al Ponte ci si inventa di tutto”, esordisce il Rettore dell’ateneo telematico e-Campus, che conferma quanto detto nei giorni ai microfoni di StrettoWeb: “quel che conta è adeguarsi al sistema trasportistico europeo, che richiede di puntare sullo spostamento ferroviario. Sul ponte possono passare treni a 140 km/h, velocità che può scendere anche a 80-90 km/h se necessario. Finalmente a Messina c’è un Sindaco e una popolazione favorevoli all’infrastruttura, perché le opere a terra porterebbero un grande vantaggio a tutto il sistema di collegamenti. Quando si parla di Ponte a tre campate, resto basito, l’opera non ha neppure l’ombra di un progetto, Italferr infatti è in grandissima difficoltà per realizzare gli studi di fattibilità e portare a compimento lo scopo per cui è stato chiamato da Governo, perché ci sono diverse problematiche di carattere tecnico. Il Ponte a tre campate non costa meno, come falsamente scritto nella relazione presentata dal Ministro De Micheli, non c’è neppure alcuna garanzia del risultato. Sarebbe questa una linea perdente sin dal principio. Ci si dovrebbe concentrare sul progetto esistente, in cui ogni questione tecnica è superata”.

Una disamina più approfondita sul progetto a tre campata l’ha effettuata il Geologo Bruno Copat, che da 40 anni studia da questo punto di vista la realizzazione del Ponte nello Stretto di Messina. Per l’ennesima volta ha ribadito il motivo per cui questa ipotesi va scartata: “nello scenario collettivo il problema del Ponte a tre campate viene immediatamente a galla. Il problema è stato risolto nel 1973 da un gruppo di studio multidisciplinare, che ha scartato l’ipotesi già all’epoca. Ci sono dei fattori tecnici e strutturali che rendono impossibile pensare a questa possibilità”. Il Geologo ha ricordato la recente scoperta della faglia che ha provocato il terremoto del 1908, pensare ad un ponte a tre campate significherebbe immaginare di costruire le pile della struttura in punto altamente pericoloso.

Il Professor Siviero ne ha poi approfittato per ricordare della lettera inviata al Premier Mario Draghi, con la quale ingegneri e architetti hanno voluto mettere in evidenza alcune falsità portate avanti dal Ministro Enrico Giovannini, che ha scartato il progetto del ponte a campata unica: “la lettera da noi inviata è indirizzata al premier Draghi, che di problemi ne ha diversi e al momento non vuole prendere posizioni. Coloro che contestano il progetto del ponte già approvato non hanno alcuna argomentazione per dire che questo non sia cantierabile. A quella lettera non ci sarà risposta attendibile. Purtroppo noto che in queste settimane c’è stato un raffreddamento sul tema, anche le parti politiche che si sono spese per la realizzazione nell’ultimo periodo hanno inserito il silenziatore. La politica deve prendere decisioni, e quando non vuole farlo allora ignora il tema. E’ tutto un problema di carattere politico che alimenta solo un grande spreco di denaro pubblico, con cui prima o poi qualcuno dovrà fare i conti”.

“La fattibilità del Ponte non si discute – ribadisce il presidente Falzea – . E’ stato ampiamente dimostrato che si può fare, basta dire che il Ponte rende la città più bella di Messina e serve solo per il turismo. Non è vero! L’opera è strategica per tutta l’Italia, non ci possiamo permettere un Paese che va a tre velocità. E’ necessaria una rivoluzione culturale in Sicilia e Calabria, due terre che devono agire in simbiosi. I paesaggi sono stati sempre modificati nella storia, gli architetti sono in grado di esaltarne la bellezza, bisogna invertire la tendenza di una realtà in declino e di una Regione che lascia scappare i propri giovani”. L’ingegnere Giovanni Mollica, esperto di trasporti, Meridionalista convinto e tenace, ha poi smontato le tesi degli Ambientalisti: “una minoranza organizzata prevale su una maggioranza disorganizzata. L’opposizione al Ponte è riuscita a creare così delle fazioni contrarie che spostano l’attenzione su un’infrastruttura indiscutibile. La nostra città ha subito una perdita culturale e sociale, Messina saluta purtroppo ogni anno 18mila abitanti circa. A livello portuale soltanto poche città hanno visto un miglioramento, parliamo di Genova, Trieste e forse Ravenna, ma nel complesso l’Italia ha visto un grande calo prestazionale. Se n’è accorto il traffico internazionale che dall’Italia si è postato in Grecia o altrove. Abbiamo creato un mare di guai, i porti del Sud e della Sicilia soprattutto non possono essere accantonati. Non si può far crescere soltanto Genova e dimenticare Palermo”. Interessante il commento di Roberto Di Maria, ingegnere trasportista e responsabile di “Sicilia in Progress”, il quale ha collegato il tema all’intermodalità che potrebbe esistere tra Sicilia e Calabria, separate da un lembo di mare lungo poco più di soli tre chilometri: “il Ponte sullo Stretto porterebbe grandissimi vantaggi all’intera area Metropolitana, perché non puntare sull’Aeroporto di Reggio Calabria, che è totalmente isolato? Perché non creare un collegamento in modo che anche i messinesi possano usufruirne? Si parla addirittura di un nuovo scalo in provincia di Messina, e su questa possibilità preferisco non commentare”.