Le Vie dei Tesori torna a Messina: alla scoperta di 26 meraviglie della città, ecco cosa visitare [FOTO]

  • Foto StrettoWeb / Salvatore Dato
    Foto StrettoWeb / Salvatore Dato
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Messina alla sua terza partecipazione di fila, quest’anno si mostrerà attraverso ventisei luoghi con l’orgoglio della sua storia. Tre weekend per scoprire ancora la città, tra visite e passeggiate con Le Vie dei Tesori

L’antica Zancle, la città eroica sopravvissuta a invasioni, conquiste, rivolte. La città che dopo secoli ha riscoperto Antonello, la città da cui passò il Caravaggio in fuga da Malta. Devastata dal terremoto del 1908 e rinata, ricostruita, riamata. E proprio da qui parte Le Vie dei Tesori, da quelle chiese, ipogei, forti, ville, opere d’arte sopravvissuti, e li mette a confronto con i siti nati nel secondo ventennio del Novecento. Messina non ha mai voluto mancare l’appuntamento con il festival, sempre con numeri altissimi, anzi l’anno scorso fu bruciata sul filo di lana dalla neo arrivata Trapani che con mille presenze in più guadagnò il podio di città più visitata delle province siciliane, esclusa Palermo. Ma Messina mise insieme lo stesso 14.365 visitatori, con l’exploit del Museo regionale con 500 visitatori nell’unico giorno di apertura (che quest’anno tra l’altro, verrà replicato). Ecco quindi Messina alla sua terza partecipazione di fila, quest’anno si mostrerà attraverso ventisei luoghi – venticinque + uno su prenotazione, l’elegante Villa Maria – con l’orgoglio della sua storia. E ancora, le passeggiate condotte da esperti alla scoperta della città, una degustazione che chiuderà una particolare visita guidata e, novità di quest’anno, un pullman che per un giorno la collegherà a Palermo.
Siamo felici di rinnovare il nostro impegno e la nostra collaborazione con Le Vie dei Tesori – dice la neosovrintendente ai Beni culturali di Messina Mirella VinciE’ il terzo anno e ad ogni edizione il pubblico cresce, sono soprattutto i messinesi a scoprire la loro città”. “Siamo particolarmente legati a Messina perché da qui tre anni fa è iniziata l’avventura del festival fuori dalla città di Palermo, dove ormai è una realtà consolidata da 280 mila visitatori – spiega Laura Anello, presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori – Ringraziamo tutte le istituzioni sia pubbliche che private, a partire dalla Regione Siciliana con la Soprintendenza ai beni Culturali che oggi ci ospita, confermando il solido rapporto di collaborazione con il festival”.
Le Vie dei Tesori nascono da un lavoro srotolato sull’intero territorio, a cui contribuiscono Comuni, Diocesi, gli enti; quest’anno, su input dell’assessore Sebastiano Tusa al quale la manifestazione è dedicata, e per volontà del presidente della Regione Nello Musumeci e del dirigente generale dell’assessorato ai Beni culturali, Sergio Alessandro, la Regione Siciliana ha firmato con il festival un innovativo accordo di valorizzazione con cui ne riconosce la valenza strategica per la promozione della Sicilia.
Sebastiano Tusa ha creduto nel rapporto tra pubblico e privato, e ha visto giusto – interviene Carmelo Briguglio, capo di gabinetto dell’assessorato regionale ai Beni Culturali – questo festival è tra le più importanti manifestazioni culturali che proiettano all’estero l’immagine della Sicilia. Tusa ha tracciato la strada, non possiamo tornare indietro, ma siamo pronti ad andare avanti”.

Si inizia dalla Prefettura

Tre weekend a disposizione, sempre venerdì, sabato e domenica, dal 13 al 29 settembre. Il viaggio deve per forza iniziare dalla Prefettura che – soltanto nell’ultimo weekend – permetterà un vero colpo d’occhio sullo Stretto, dal suo salone principale: è un palazzo che mischia stile neoclassico e rinascimentale con citazioni Liberty.
Visitando la Prefettura si avrà l’impressione di essere in mezzo al mare – dice il Capo di gabinetto Caterina Minutolidal salone vediamo passare le navi, è una visione straordinaria che meraviglierà qualsiasi visitatore. Faremo anche visitare l’ufficio del Prefetto, con il soffitto a cassettoni appena restaurato”.
Sarà un viaggio bellissimo per tutti, metteremo a disposizione tesori inediti per gli stessi cittadini”, interviene Filippo Grasso, prorettore dell’Università di Messina. Presenti alla conferenza stampa di presentazione, i responsabili dei luoghi che verranno aperti dal Festival e Marco Grassi dell’associazione Amici del Museo di Messina che ha curato la logistica.

I siti da visitare

Rispetto all’edizione dello scorso anno, sono presenti meno chiese – ma apre i battenti quel gioiello medievale che è San Tommaso Il Vecchio, chiesa piccola e preziosa che profuma di Medioevo: difficile credere che sia stata anche utilizzata come forno, dal 1866 e fino al terremoto – e più musei e collezioni d’arte. Tra queste, la GAMM, la Galleria d’arte Moderna provinciale che custodisce una collezione che attraversa il XX secolo attraverso le opere di Fontana, Casorati, Boetti o Guttuso, solo per citarne alcuni, ma anche le sorprendenti installazioni di Agostino Bonalumi o le sculture di Giò Pomodoro; per scoprire la città sotto i bombardamenti, si deve scendere nell’ex rifugio antiaereo che ospita il Museo del ‘900, mentre aprirà per un solo giorno, sabato 28 settembre dalle 10 alle 18, il MuMe (il Museo Regionale) con le due opere del Caravaggio (passato dalla chiesa di San Giovanni di Malta) e le due di Antonello, forse sepolto al monastero di Santa Maria di Gesù Superiore, dove forse fu sepolto.

Foto di Alessio Villari

Tra i tanti luoghi che apriranno le porte, anche palazzo Zanca che sorge sull’antico Palazzo della Camera di Commercio, e oggi ospita il Comune; un edificio grandioso, immenso, di oltre 12 mila metri quadrati, realizzato dall’architetto palermitano Antonio Zanca. Rivivrà anche quest’anno la Messina liberty che tanto è piaciuta la scorsa edizione: soprattutto attraverso le residenze private, a partire da Villa Rodriguez dove c’è il Circolo della Borsa che ospitò sovrani italiani e stranieri e oggi mostre, leziosa, i decori floreali di Guido Viola; poi Villa Cianciafara dove si ritrovano i nobili arredi di un tempo e lo stile del fotografo Filippo Cianciafara, cugino di Giuseppe Tomasi e di Lucio Piccolo; Villa De Pasquale, restaurata dalla soprintendenza, dove si produceva essenza di gelsomino, Villa Stefania (ma i messinesi la conoscono come Villa Alfè, dalle iniziali dei pronipoti di Stefania Filiberto, la nobildonna alla quale il marito Federico Roberto fece dedicare la dimora.). Ultima, Villa Maria, elegante, al borghese, raffinata, nasconde un laghetto e da Ganzirri domina lo Stretto: sarà l’unico sito messinese ad aprire su prenotazione, soltanto sabato 21 e domenica 22 settembre dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18

Le passeggiate

La vera storia di Messina: le passeggiate sono tre e riguarderanno il patrimonio mitologico rintracciato nelle pieghe della città dello Stretto (domenica 15 settembre); il vasto patrimonio religioso, dalle origini del culto mariano ai diversi luoghi legati a martiri e santi (domenica 22 settembre); e il percorso dell’antica Via del Dromo che collegava Messina e Catania, tra resti di fabbriche di essenze di agrumi e gelsomino, chiese, palazzi signorili (sabato 28 settembre).

Un bicchiere di vino e una storia

Due speciali visite guidate in luoghi di grande fascino: sabato 21 settembre alle 19 al Sacrario di Cristo Re, la torre ottagonale sopravvissuta alla cinta muraria della città; e sabato 28, sempre alle 19, a Castel Gonzaga che un tempo era protetto da un fossato casa di feroci coccodrilli. Si chiude con una degustazione di vini Planeta. Si deve prenotare: www.leviedeitesori.it.

Come partecipare a Le Vie dei Tesori

Basta acquisire il coupon per l’ingresso con visita guidata sul sito leviedeitesori.it e presentarsi sul luogo. Un coupon da 12 euro è valido per 10 visite, da 6 euro per 4 visite e da 2.50 euro è valido per un singolo ingresso. I coupon da 10 e 4 visite sono disponibili pure nell’hub presso la chiesa di san Giovanni di Malta (via San Giovanni di Malta 2). A tutti coloro che acquisiranno i coupon sul sito verrà inviata per mail una pagina dotata di un codice QR da stampare (o salvare sullo smartphone) e mostrare all’ingresso dei luoghi. Sul posto, solo i ticket da 2.50 euro. Le scuole o i gruppi possono scrivere all’indirizzo mail prenotazioni@leviedeitesori.it.

Le Vie dei Tesori-Messina2019

  1. Antiquarium di Palazzo Zanca e Museo della Vara

Nel cuore del Municipio due luoghi della memoria

Palazzo Zanca, sede del Comune, custodisce due raccolte museali molto interessanti sull’antica Zancle e sulle tradizioni popolari locali. L’Antiquarium espone preziosi reperti archeologici, che ricostruiscono la storia della città dal periodo greco a quello medievale, rinvenuti nell’area del cortile interno dello stesso Palazzo o in altri siti vicini. La mostra sulla “Vara” di Ferragosto e sui Giganti raccoglie materiale iconografico sulla festa.

Piazza Morabito

Visite:

Durata: 30 minuti

Accessibile ai disabili

  1. Castel Gonzaga

La dimora fortificata dei vicerè Gonzaga

Realizzato a metà del XVI secolo, secondo un preciso piano di fortificazione della città, Castel Gonzaga difende l’accesso meridionale all’abitato, pur rimanendo esterno alla possente cinta muraria voluta da Carlo V e realizzata su disegni del Ferramolino dal vicerè Ferrante Gonzaga.  La struttura è a pianta poligonale, lungo il perimetro corre un camminamento antimina di grande suggestione. Era in parte protetto da un fossato in cui, secondo la tradizione, vivevano feroci coccodrilli. Dagli spalti si gode un panorama bellissimo sulla città, il porto e l’intero Stretto. Durante l’ultima guerra l’edificio mantenne un ruolo strategico come sede della Milmart, sistema di difesaantiaerea. Ben un terzo è destinato a cisterna, è interessante la cappella dove, come si legge su una lapide del 1753, non vigeva il diritto di asilo.

Via Montepelli, 64

Visite:

Durata: 15 minuti

Non accessibile ai disabili

  1. Chiesa di Maria SS. Annunziata dei Catalani

Il raffinato sfarzo dei mercanti catalani

È una delle massime espressioni dell’arte siciliana, una fusione affascinante di stili bizantino, arabo e normanno. Basilica a croce latina, venne edificata nel XII secolo come Cappella Reale per poi passare a fine Quattrocento alla fiorente comunità catalana di Messina. Prima sede in Sicilia dei Domenicani e dei Teatini, nei secoli fu arricchita di importanti opere d’arte, oggi conservate al Museo Regionale e al Museo di Capodimonte. L’edificio riesce a raccontare in maniera perfetta la genesi e il livello stradale di questa parte di città ben prima del terremoto del 1908: nel sottosuolo c’è una cripta che corre lungo tutto il transetto. Merita particolare attenzione l’antica icona della Madonna della Scala con un rivestimento argenteo, il crocifisso nero del XV secolo e la tela dell’Immacolata del 1608.

Via G. Garibaldi, 111

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30

Durata: 30 minuti

Non accessibile ai disabili

  1. Chiesa di San Giovanni di Malta e Museo del Tesoro di San Placido

I monaci trucidati e il segreto di Caravaggio

Miracoli, martiri, segreti: San Giovanni di Malta è un luogo magico fatto di storie. Quella di San Placido e dei suoi confratelli benedettini trucidati dai pirati nel 541; la trasformazione insededei Cavalieri di Malta. Mille anni dopo, il ritrovamento casuale degli scheletri dei monaci martiri e di un’ampolla con una porzione della lingua di San Placido. Un secolo ancora e arriva il Caravaggio in fuga da Malta: il Gran Priore di San Giovanni, Antonio Martelli, gli offre un posto sicuro dove nascondersi e il Merisi, per sdebitarsi, gli dedica un ritratto.Passano gli anni, appare una fonte miracolosa che “sgorga dalle spoglie dei martiri” e un olivastro centenario curato dalle monache. Il terremoto spazza via tutto, si salva laprimissimachiesa medievale, oggi ipogeica. Il prezioso tesoro custodiscedipinti, sculture e paramenti sacri ricamati con fili d’oro.

Via San Giovanni di Malta, 2

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.15

Durata: 45 minuti

Parzialmente accessibile ai disabili

  1. Chiesa di san Tommaso il vecchio

Il gioiello medievale colmo di tesori

Sembra una scatola colma di meraviglie e sorprese, questa chiesa piccola e preziosa a unica navata con volta a botte dalla quale vogliono emergere l’abside e il tamburo sormontato dalla cupola. Profuma di Medioevo, di quel periodo in cui i Normanni riempirono di meraviglie la città, ma è nel 1530 che viene dedicata a san Tommaso Apostolo. Ecco la ragione per cui, ancora oggi, viene chiamata “di San Tommaso il  Vecchio”,  quasi in ricordo di un passato ancora più lontano.  È difficile pensare che questa chiesa, in cui ogni pietra sembra raccontare una storia, sia stata utilizzata anche come forno, eppure è stato così per un lungo periodo: dal 1866,con le leggi eversive e la vendita ai privati, fino al terremoto del 1908.

Via Romagnosi, 3

Visite:

Durata: 25 minuti

Accessibile ai disabili

  1. Chiesa di Sant’Elia

Il tempio sopravvissuto al terremoto del 1908

La chiesa dei Veneziani è tra le più antiche della città. Pur essendo stata dichiarata inagibile già prima del 1908, superò meglio di altre la prova del terribile terremotoche distrusse Messina, giungendo sino ai nostri giorni pressoché integra nelle strutture, come documentano i numerosi affreschi dei fratelli messinesi Paolo e Antonio Filocamo. Pare che sia stato proprio Antonello da Messina a siglare, nel 1462, un atto notarile per la realizzazione di un gonfalone destinato alla Confraternita di Sant’Elia dei Disciplinanti. Con il terremoto andò distrutto l’attiguo ed enorme monastero la cui aerea è oggi occupata dal Comando della Brigata Aosta. L’interno della chiesa di Sant’Elia conserva le decorazioni settecentesche ma cela anche un’interessantestrutturamedievale.

Via Sant’Elia, 45

Visite:

Durata:30 minuti

Non accessibile ai disabili

  1. Chiesa di Santa Maria Alemanna

I Cavalieri Teutonici al tempo delle Crociate

Varcando il suo ingresso si torna indietro nel tempo, al periodo delle Crociate, quando Messina era una delle tappe obbligate per il viaggio verso la Terra Santa. Fu Hermann von Salza, consigliere di Federico II e Gran Maestro dei Cavalieri Teutonici, a far costruire nel 1220 Santa Maria Alemanna con l’annesso ospedale, come avamposto del suo ordine cavalleresco. Il tempio fu edificato da maestranze tedesche in uno stile gotico addolcito nelle forme. L’intero edificio è realizzato in blocchi di Selenite, cristalli di gesso cavati nel villaggio omonimo. Nel 1485 chiesa e ospedale saranno ceduti all’Arciconfraternita dei Rossi che continuerà a gestire la struttura di ospitalità mentre la chiesa viene abbandonata. Interessanti le decorazioni del portale laterale e dei capitelli antropomorfi, come pure i graffiti dei detenuti quando l’edificio divenne carcere.

Via Sant’Elia, 16

Visite:

Durata: 30 minuti

Non accessibile ai disabili

  1. Collezioni dell’Università degli Studi di Messina

Quando il tempo si fermò a Messina

Una preziosa collezione di reperti che racconta la città. Nella collezione dell’Ateneo cittadino si trovano opere di pittori locali tra ‘700 e ‘800, tra cui una “gouache” del XVIII, che raffigura il castello di Rocca Guelfonia. Ma è anche bellissima la raccolta di ceramiche siciliane e spagnole di Cesare Zipelli, raffinato collezionista di stampe e monete antiche: circa 170 pezzi esposti nell’antiquarium dell’Università.

Piazza Salvatore Pugliatti, 1

Visite: Sabato 14, 21 e  domenica 15, 22  settembre | ore 10-17.30

Durata: 40 minuti

In parte accessibile ai disabili

  1. Forte San Salvatore e Stele della Madonnina

Il simbolo della città che domina lo Stretto

È il simbolo di Messina. Da qui lo sguardo abbraccia la costa della Sicilia e quella della Calabria. E poi c’èla Madonnina del porto di Messina, collocata nel 1934 sul torrione del Forte San Salvatore che con la sua forma di falce protegge il porto. La visita al Forte si conclude con il colpo d’occhio sul mare, dall’alto del bastione. Proprio falce, Zankle, i greci chiamarono Messina nell’VIII secolo avanti Cristo. Una terra fertile, con un facile approdo verso il mare. Non è difficile immaginare una vita che scorreva serena, di artigiani, come dimostrano le  antichissime ceramiche ritrovate. Zankle era anche una zona sacra, che mantenne questa sua energia anche in periodo cristiano. Il forte deve infatti il suo nome all’antico monastero del Santissimo Salvatore, voluto del Conte Ruggero nel 1086 in ricordo di alcuni suoi soldati uccisi.

Castello del SS. Salvatore

Visite: sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30

Durata: 30 minuti

Accessibile ai disabili

  1. Il Circolo della Borsa – Villa Rodriguez

Il Circolo esclusivo nella dimora storica

Il Circolo della Borsa di Messina è tra i più antichi club d’Europa: fu fondato nel 1805 da mercanti stranieri e imprenditori dell’aristocrazia peloritana. La sede del Circolo dal 1852 fu nei prestigiosi locali del Teatro Santa Elisabetta, oggi Vittorio Emanuele. Solo di recente la sede è stata trasferita negli eleganti ambienti, già appartenuti alla famiglia De Natale e quindi adesso Rodriguez. I decori dell’edificio si rifanno al repertorio floreale, in un progetto architettonico firmato dall’ingegner Guido Viola, che lo realizzò negli anni Venti del secolo scorso. Tra gli elementi che decorano gli ambienti del Circoloc’è un dipinto ottocentesco di Giacomo Conti, raffinata“La Danza delle Ore” e vari pezzi d’arredo provenienti dalla sede originale del Teatro Santa Elisabetta.

Piazza Vittoria, 7

Visite: venerdì 13 e 20, sabato 14 e 21 e domenica 15,22 e 29 dalle 11 alle 13

Durata: 30 minuti

Accessibile ai disabili

  • Monastero di San Placido Calonerò

Il complesso benedettino con i chiostri e gli ipogei

Era l’ottobre del 1535 quando l’imperatore Carlo V, reduce da Tunisi, prima di entrare a Messina sostò a San Placido Calonerò, ma le origini del complesso benedettino sono molto più antiche. Le pietre parlano ancora, con i due splendidi chiostri manieristi voluti per festeggiare il ritrovamento nel 1588 delle reliquie del martire San Placido. Le origini si rifanno al 1361 nel vicino cenobio di San Placido in Silvis detto “il Vecchio” per poi passare nell’attuale sede dal 1394 grazie alla donazione del Castello dei Vinciguerra. Studi recenti lo indicano costruito sui resti dell’antica Villa romana di Santa Melania, dove fu sepolto Rufino di Aquileia. Enigmatici i vasti ambienti ipogeici, che corrono nel sottosuolo, come pure la piccola Cuba nel giardino a sud del monastero. Da fine ‘800 è sede di una scuola agraria ancora attiva.

Strada Provinciale, 35 – Pezzolo

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.30

Durata: 30 minuti

Parzialmente accessibile ai disabili

  1. Museo delle Ceramiche

La preziosa collezione di pezzi siciliani e spagnoli

Dici ceramica e pensi subito a Caltagirone, ai colori seducenti di brocche e vasi, che più passa il tempo e più belli diventano. E se per alcuni quest’arte venne portata dagli arabi in Sicilia, per altri quella della ceramica era una cultura nata sull’isola, che venne solo perfezionata. Ma non esistono soltanto le ceramiche siciliane. Cesare Zipelli, raffinato collezionista di stampe e monete antiche oltre che di vari aspetti della cultura popolare siciliana, che all’Università insegnò fino al 1989, volle che questo tesoro fosse condiviso. Una preziosa collezione di maioliche siciliane e spagnole, circa 170 pezzi, sono oggi esposte nell’antiquarium dell’Università, nei locali ricavati sotto la scalinata monumentale.

Piazza Salvatore Pugliatti,1

Visite:

Durata: 20 minuti

Parzialmente accessibile ai disabili

  1. Museo di Cultura e Musica Popolare dei Peloritani di Gesso

Pupi, strumenti, suoni. Qui vive la tradizione 

Nel cuore dei Monti Peloritani, nel suggestivo e antico casale di Gesso, sorge uno speciale spazio museale che documenta la cultura e la musica popolare del territorio agro-pastorale messinese. Un suggestivo viaggio tra i suoni strumentali della tradizione, oltre a un ampio spazio dedicato a Gesso e ai suoi tesori architettonici, artistici ed etnoantropologici: si srotola lungo una sala di animazione musicale, con u cavaduzzu e l’omusabbaggiu, singolare maschera pirotecnica, e una raccolta di pupi siciliani, oltre a una collezione di strumenti musicali popolari siciliani tra cui spiccano gli aerofoni pastorali, ovvero i flauti di canna semplici, doppi e tripli (friscaletti–farauti), i clarinetti semplici e doppi (zammaruni), la zampogne a paro (ciaramedda), patrimonio etnorganologico esclusivo dell’area peloritana, eredità delle antiche civilità mediterranee.

Via Basiliani, Gesso

Visite: venerdì dalle 10 alle 12.30; sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17.30

Durata: 30 minuti

Accessibile ai disabili

  1. Museo Provinciale Messina del ‘900

L’ex rifugio antiaereo dove si rivive la guerra

La città di Messina sotto i martellanti bombardamenti a tappeto vide il 94 per cento dei suoi edifici distrutti o danneggiati. Al primo fischio delle sirene, si correva nei rifugi per scampare alla pioggia di bombe. Tra gli altri, anche in questo ricovero capace di sopportare i colpi inflitti da ordigni di grosso calibro, sorto alle spalle del Convitto Cappellini. Scavato in profondità nella collina, è un esempio unico nel suo genere in Italia meridionale. Si tratta di una struttura ipogeica attrezzata che poteva ospitare circa mille persone. Al suo interno sono esposti reperti originali che raccontano la vita e gli eventi: appunti iconografici sulla città, manifesti, giornali, divise, armi, cartografia, medaglie, tessere, fotografie, tutti documenti relativi alla vita condotta a Messina nei primi decenni del Novecento.

Strada Comunale Scoppo, 2°

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.15

Durata: 45 minuti

Accessibile ai disabili

  1. Museo regionale interdisciplinare

 Caravaggio e Antonello. Il museo dei capolavori

Due Caravaggio e due Antonello: non sono tanti i musei che possono vantare questi capolavori nelle loro collezioni. Tra questi c’è il Museo regionale di Messina che ha restituito al pubblico un sito completo e all’avanguardia, inserito in un parco museale di oltre 17 mila metri quadrati che ospita i reperti estratti dalle macerie del terremoto del 1908. Il MuMe riunisce in un ampio percorso – riorganizzato secondo criteri cronologici – sia il patrimonio storico della città (faticosamente messo in salvo da chiese e edifici storici danneggiati dal sisma), sia i pezzi della collezione del Museo civico peloritano. Fra le opere da non perdere, i due capolavori del Caravaggio in fuga in Sicilia – la “Resurrezione di Lazzaro” e l’”Adorazione dei Pastori” – e i due Antonello da Messina, il “Polittico di San Gregorio”, e la tavoletta bifronte,  con “Ecce Homo” e “Madonna con Bambino e francescano”.

Viale della Libertà, 465

Visite: sabato 28 settembre dalle 10 alle 18

Durata: 60 minuti

Accessibile ai disabili

  1. Pinacoteca dell’Università degli Studi di Messina

 Quando il tempo si fermò a Messina

Si tratta di una preziosa collezione di reperti accomunati da un unico denominatore: la protagonista è lei, la città. Con i suoi castelli, le sue vedute a volo d’uccello, le atmosfere irripetibili di un luogo che sembrava nato dalle spume del mare per incantare chiunque lo visitasse. Nella collezione,incrementata nel corso degli anni dall’Ateneo cittadino, si trovano opere di pittori locali tra Sette e Ottocento, e altre firmate da artisti contemporanei. Tra tutte, un elegante dipinto del XVIII secolo, realizzato con la tecnica a “gouache”, che raffigura il castello di Rocca Guelfonia. Curiosa la grande iconostasi dipinta e dorata, come pure interessanti sono le collezioni archeologiche.

Piazza Salvatore Pugliatti, 1

Visite:

Durata: 30 minuti

Accessibile ai disabili

  • Prefettura di Messina

Opere d’arte e decori Liberty nel palazzo che domina il mare

Un colpo d’occhio sullo Stretto, che fronteggia la “falce” della città e la sponda calabrese. Entrare nel salone principale della prefettura significa avere una vista davvero unica sulla città. Il Palazzo, progettato da Cesare Bazzani nel 1920 e appaltato alla Federazione delle società cooperative di Ravenna che lo completò in due anni, è in stile neoclassico e rinascimentale con citazioni floreali e Liberty. Sostituì il vecchio palazzo che sorgeva accanto alla chiesa di San Giovanni di Malta, che pur avendo resistito al sisma del 1908, venne completamente abbattuto. L’ingresso principale immette su un grande atrio a colonne da cui parte la scala monumentale di rappresentanza che conduce al piano superiore, colmo di opere d’arte. Oltre al salone, da ammirare la biblioteca, la stanza del prefetto con il soffitto a cassettoni, i salottini che si susseguono uno dopo l’altro, e pure una sala da biliardo.

Piazza dell’Unità di Italia

Visite:

Durata:

Accessibilità:

  1. Ruderi del monastero di Santa Maria di Gesù Superiore – Presunta tomba di Antonello

Il mistero irrisolto della sepoltura dell’artista

Intorno ai resti di questo edificio aleggiano suggestive quanto improbabili leggende, come quella di Santa Eustochia che avrebbe prestato il proprio volto come “modella” all’amico e coetaneo Antonello da Messina. È documentato il desiderio del grande pittore messinese di essere sepolto, alla maniera dei suoi “fratelli”, nella chiesa di Santa Maria di Gesù. Questo edificio, posto lungo il corso del torrente, fu nei secoli distrutto e ricostruito più volte in diverse sedi, circostanza questa che ha dato luogo al mistero della tomba di Antonello, che si cerca ancora oggi. Primo convento dei Carmelitani in Sicilia, nel 1418 fu rifondato dai Frati Minori Osservanti;se ne erano perse le tracce ed è riemerso casualmente nel 1989 durante lavori su viale Giostra.

Viale Giostra

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 12.40 e dalle 15 alle 17.40

Durata: 20 minuti

Non accessibile ai disabili

  1. Sacrario Cristo Re e Torre Ottagona

La fortezza ispirata alla Basilica di Superga

Qui convivono il passato remoto e quello prossimo: la torre ottagonale merlata fa parte di quelle fortificazioni medievali che resero imponente e protetta la città. Su questa testimonianza medievale, però, si trova una campana che parla di un passato abbastanza recente: è stata fusa con il bronzo dei cannoni, bottino della Grande Guerra. Il Sacrario, ispirato alla Basilica di Superga di Filippo Juvarra, è stato realizzato nel 1937. Nell’ipogeo, il monumento al Milite Ignotodi Antonio Bonfiglio, alle pareti i resti mortali dei Caduti di tutte le guerre. Sopraè la chiesa, con due grandi tele di Salvatore e Guido Gregorietti; le otto statue in bronzo di Teofilo Raggio, in stile razionalista, raffigurano le Virtù teologali e cardinali e circondano la cupola. In una nicchia della scalinata esterna si scopre la statua inmarmo del Cristo Re realizzata da Tore Calabrò.

Viale Principe Umberto

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17

Durata: 60 minuti

Non accessibile ai disabili

  1. Santuario Montalto

La Madonna che salvò la città dai francesi

Era il 1282 e i messinesi insorsero contro lo strapotere e l’insolenza dei francesi.Durante i Vespri siciliani, la Madonna delle Vittorie apparve nel luogo della battaglia, dove oggi sorge il Santuario di Montalto: una dama bianca, che con le mani deviava le frecce nemiche e con le vesti copriva le mura di Messina, rendendole invisibili ai soldati francesi. La leggenda racconta ancora che il giorno dopo Maria apparve in sogno a un fraticello indicandogli il luogo dove voleva sorgesse il santuario. Frate Nicola convocò le più alte cariche cittadine, e seguirono il volo di una colomba che indicò il terreno. Nel 1295 la chiesa fu aperta e si diffuse il culto della Madonna di Montalto; il terremoto del 1908 spazzò via l’intero complesso (si salvò solo il crocifisso ritrovato tra le macerie), poi ricostruito. Dal santuario, si gode una vista mozzafiato.

Via Dina e Clarenza, 16

Visite:

Durata:

Accessibile ai disabili

  • Vecchie Carceri di Rocca Guelfonia

La Rocca leggendaria di Riccardo Cuor di Leone

Sono le vecchie carceri del perduto Castello di Matagrifone o di Rocca Guelfonia, nato come struttura difensiva della città e del porto. C’è chi sostiene sia stato costruito o rinforzato da Riccardo Cuor di Leone, Re d’Inghilterra, in viaggio nel 1190 verso il Santo Sepolcro, per tenere a freno i “greci” messinesi che non vedevano di buon occhio la sua presenza in città (MataGriffonessignificherebbeammazza Greci). La sua storia attraversa i secoli: da residenza regale nel ‘400 a teatro della disperata resistenza dei cittadini contro gli Spagnolitra il 1674 e il 1678 a prigione anche femminile nel 1838.Durante la guerra, negli ambienti ipogeici di via delle Carceri, fu realizzato un rifugio antiaereo.Dell’antico complesso resta un bel portale rinascimentale e ampie porzioni delle mura rimaste in piedi dopo il terremoto.

Via delle Carceri

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.45

Durata: 15 minuti

Non accessibile ai disabili

  1. Villa Cianciafara

Il nobile fotografo–incisore cugino di Tomasi di Lampedusa

Filippo Cianciafara, raffinato fotografo e incisore, visse tra queste mura e tra questi giardini, condividendo la propensione all’arte e alla natura dei suoi più celebri cugini: Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Lucio Piccolo. La dimora venne edificata alla fine del Settecento su un preesistente edificio medievale. Originariamente doveva essere destinata alla produzione agricola, con il caseggiato padronale circondato dalle case coloniche, il lavatoio, il palmento e il frantoio, il magazzino per il vino e il forno, la cappella, i giardini, il pergolato e, infine – defilati nei pressi dell’orto – la stalla e il fienile. All’interno della villa si conservano ancora preziosi arredi, acquisiti dal palazzo dei Principi Filangeri Tasca di Cutò e da Casa Mallandrino, tra cui è notevole una tavola di Antonello de Saliba.

Via Comunale, 17 – Zafferia

Visite: venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 17.25

Durata: 15 minuti

Parzialmente accessibile ai disabili

  1. Villa De Pasquale

Nella casa dei gelsomini dove viveva il “maragià”

Uno spaccato dell’imprenditoria illuminata siciliana. Dopo decenni di abbandono, l’eclettica villa di Contesse è finalmente tornata fruibile. Qui visse l’imprenditore e collezionista Eugenio De Pasquale, soprannominato il “maragià” per la sua estrosità.  La sua ditta, fondata nel 1818, lavorava agrumi e gelsomini da cui traeva essenze e profumi, che si intuiscono dagli antichi impianti di estrazione. Nelle stanze, un tempo ricche di preziosi arredi, si conservano le opere dei messinesi Salvatore De Pasquale e Michele Amoroso. Recentemente è stato concesso ed esposto, in comodato d’uso, il grande dipinto di Natale Carta, “La Danza delle Ore”, di proprietà della famiglia Principato. All’esterno, curiose le quattro figure femminili reggitorcia, in ghisa, che ornavano l’ottocentesco Palazzo della Camera di Commercio, crollato nel 1908 e che furono acquisite da De Pasquale.

Via Marco Polo, 266

Visite: venerdì dalle 10 alle 17.30

Durata: 30 minuti

Parzialmente accessibile ai disabili

  • Villa Maria

La raffinata residenza con parco e laghetto

Domina lo Stretto e i laghi di Ganzirri. La Tenuta Roberto, o Villa Maria, com’è anche conosciuta, dal nome della moglie di Santi Roberto, imprenditore che possedeva una fiorente attività di produzione e commercio di essenze delicate e molto costose, è tra le residenze più prestigiose della riviera messinese. Ottocentesca, dopo i danni causati dal terremoto del 1908, venne ristrutturata in pieni anni Trenta, seguendo un progetto dell’architetto Camillo Puglisi Allegra, che portò avanti un raffinato restyling dell’intera struttura. Oggi è una scoperta deliziosa: da ammirare per comprendere la vita quotidiana di una famiglia altoborghese tra i due conflitti mondiali.

Via Consolare Pompea, 1705 – Ganzirri

Visite: sabato 21 e domenica 22 settembre dalle 10 alle 17.30

Durata: 30 minuti

Accessibile ai disabili

  1. Villa Stefania

La dimora estiva dal panorama mozzafiato

Aristocratica dimora estiva della famiglia Roberto, Villa Stefania fu realizzata nella prima metà del Novecento dall’architetto messinese Camillo Puglisi Allegra, noto per essere autore anche della Camera di Commercio e della Galleria Vittorio Emanuele. Viene conosciuta dalla gente del posto anche come Villa Alfè per le iniziali dei pronipoti di Stefania Filiberto, la nobildonna alla quale il marito Federico Roberto fece dedicare la dimora. La villa, in stile eclettico, è posta in cima a un poggio ricco di vegetazione, cui si accede da un vialetto che ha inizio dalla strada provinciale che porta a Castanea delle Furie. La villaracchiude al suo interno stucchidi valore e variopinti decori; dalla sua terrazza si gode di un panorama incantevole che spazia dal golfo di Milazzo alle isole Eolie.

Castenea delle Furie

Visite: sabato 14 e 21 e domenica 15 e 22 dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17

Durata: 30 minuti

Parzialmente accessibile ai disabili

  1. Villaggio di San Filippo e Museo del Grano

Là dove vivono ancora i mulini ad acqua

L’Ecomuseo del grano nasce nella Valle di San Filippo Superiore dove sono ancora visibili i resti degli antichi mulini ad acqua, e si srotola all’interno di una vecchia abitazione del paese, conservata ancora come doveva essere almeno due secoli addietro. Attraverso gli utensili utilizzati durante le varie fasi del ciclo del grano, ma anche pannelli descrittivi e una video intervista all’ultimo mugnaio, lo spazio espositivo custodisce e rievoca la memoria delle antiche coltivazioni e dell’attività dei mulini attivi nella zona del torrente Vallelonga: erano anni fattivi in cui le coltivazioni erano la principale risorsa della zona. Hanno una storia che affonda nel tempo: tracce di queste colture sono state ritrovate sin dal 1.200 dopo Cristo e fino ai primi cinquant’anni del ventesimo secolo.

Scoprire i tesori… in pullman

E’ una delle principali novità di quest’anno: scoprire veramente la Sicilia, un unico museo diffuso; ma farlo comodamente, seduti in pullman, con gite giornaliere dal capoluogo.  Insomma, si potrà percorrere da un capo all’altro l’Isola, tra grandi città e piccoli borghi, per ammirare tesori celebri e luoghi ancora tutti da scoprire. Il progetto nasce con Labisi Eventi Vettore ufficiale, si partirà da Palermo (piazzale Giotto) al mattino, per tornare la sera con gli occhi colmi di bellezza.

Foto di Alessio Villari

“Nella nostra storia – spiega Alessio Labisi, amministratore della società di trasporti – c’è una particolare attenzione alle esigenze di chi vuole conoscere le bellezze della nostra terra. Ecco che l’accordo con Le Vie dei Tesori è stata la naturale evoluzione di quanto fin qui fatto. Un’ operazione che per noi non è solo commerciale, visto che siamo affascinati dalla opportunità che Vie dei Tesori offre di visitare luoghi sconosciuti permettendo così la riappropriazione delle nostre città. E garantire le partenze dei bus navetta, anche con un basso numero di partecipanti (minimo 15), è motivo di orgoglio: ci piace partecipare a questa piccola-grande rivoluzione culturale del bello che sta avvenendo in Sicilia”.

Il biglietto coprirà solo il tragitto, senza guida e senza i coupon d’ingresso ai luoghi che andranno acquistati sul sito leviedeitesori.it o nei box office sul posto. Ogni partenza del bus navetta avverrà al raggiungimento di 15 partecipanti.


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