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Coronavirus, lo studio: “Un italiano su 10 è risultato positivo. Conseguenze? Una buona e una cattiva…”

Gettyimages / Andreas Rentz

Coronavirus, secondo uno studio un italiano su 10 è risultato positivo al Coronavirus: due conseguenze, una buona e una cattiva

Oltre 5 milioni di italiani, cioè il 10% della popolazione, sono risultati positivi al Coronavirus: uno su 10, praticamente, ha contratto il Covid. Il dato emerge da uno studio pubblicato sulla rivista ‘Science of the Total Environment’ e condotto da Giuseppe Arbia, del Dipartimento di Scienze Statistiche della Facoltà di economia, Università Cattolica, campus di Roma, in collaborazione con Francesca Bassi, dell’Università di Padova, e Piero Demetrio Falorsi dell’Istat. Secondo lo studio, cambierebbe anche l’età media dei contagiati, che salirebbe da 41 a 46 anni.

Con i dati attualmente a disposizione – spiega Arbia – non è possibile avere una stima precisa del numero di persone entrate finora in contatto con Sars-Cov-2 e, dunque, della letalità del virus, che si calcola facendo il rapporto tra il numero di decessi e il numero di persone contagiate. In questo lavoro abbiamo tentato di ovviare a questa distorsione proponendo un modello statistico attraverso cui i dati ufficiali vengono ‘pesati’, sulla base della struttura per sesso ed età della popolazione italiana. In altre parole, ad esempio, dato che gli individui più giovani rientrano raramente nei dati ufficiali in quanto più spesso asintomatici, nel nostro modello vengono pesati maggiormente. Il risultato è una stima delle persone entrate in contatto col virus di molto superiore ai dati ufficiali e pari a circa 5.263.000, un po’ meno del 10% della popolazione, contro una stima di 381.602 ottenuta con i dati ufficiali della Protezione civile, e 1.482.000 emersa dall’indagine sierologica condotta dall’Istat. Un dato in linea con le stime dell’Imperial College di Londra e con quelle diffuse da Mike Ryan dell’Organizzazione mondiale della sanità, che convergono nell’affermare che i contagiati sarebbero, appunto, il 10% circa della popolazione mondiale“.

Due sono le conseguenze di questa stima – prosegue ancora Arbia – una negativa ed una positiva. La prima è che il numero di contagiati è di molto superiore a quello che si riteneva e, quindi, è maggiormente elevato il rischio di ulteriore trasmissione rapida e incontrollata del virus. La seconda è che la letalità del virus potrebbe essere di molto inferiore a quella stimata ufficialmente. Secondo i dati diffusi dalla Protezione civile, infatti, la letalità sarebbe del 9,5%, secondo l’indagine sierologica dell’Istat scenderebbe al 2,4% e secondo le nostre stime si abbasserebbe addirittura allo 0,6%, ovvero 6 persone su mille“, evidenzia Arbia ricordando che la letalità della pandemia spagnola del 1918 è stata del 4%, mentre quella dell’influenza stagionale si aggira annualmente intorno allo 0,1%. La letalità di Covid-19 “sarebbe sei volte superiore a quella di una comune influenza stagionale“.