Coronavirus, rivelati i documenti degli esperti: a marzo indicavano “chiusure solo nel Nord Italia”, ma il governo decise il lockdown totale

Coronavirus, il 7 marzo gli esperti avevano chiesto chiusure solo al Nord Italia, ma dopo 48 ore il governo ha scelto il lockdown totale anche nelle zone in cui il virus non circolava

Il Sud ed in particolare la Calabria non andava “chiusa”. E’ quanto emerge dai documenti degli esperti rivelati nella giornata di oggi: il comitato tecnico scientifico, in particolare, aveva chiesto la “chiusura” di parti del Nord Italia, esposte in maniera importante al contagio da Covid-19. E’ opportuno sottolineare le date, il 7 marzo gli esperti indicano “le zone cui applicare le misure di contenimento della diffusione del virus piu’ rigorose rispetto a quelle da applicarsi all’intero territorio nazionale, nelle seguenti: Regione Lombardia, e province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia e Modena; Pesaro e Urbino; Venezia, Padova e Treviso, Alessandria e Asti”; il 9 marzo, invece, il premier Conte con il decreto #iorestoacasa, che prevedeva anche lo stop agli spostamenti, la chiusura delle scuole fino al 3 aprile e il blocco di ogni manifestazione sportiva, compresi i campionati di calcio, annunciava il lockdown totale dell’Italia. Perchè questa scelta? Su quali basi? Senza giungere ad affrettate conclusioni, anche perchè mancano i verbali di altre 18 riunioni degli esperti, comunque molte domande e perplessità rimangono del perchè il Governo ha deciso la chiusura totale dell’Italia. Si spera che, il più presto possibile, il Premier Conte dia delle spiegazioni su quanto successo in quei giorni convulsi e drammatici.

Coronavirus, gli esperti: “no alla riapertura di scuole fino al prossimo anno”

Sulla chiusura delle scuole l’indicazione del comitato tecnico-scientifico nel verbale del 9 aprile, fu chiara: “dopo aver accuratamente valutato gli scenari epidemiologici derivanti da una riapertura delle attività di didattica frontale nelle scuole e dopo aver ponderato l’impatto che ne potrebbe derivare in termini d’incremento della diffusione epidemica, unanimemente ritiene, pur consapevole dell’assoluta importanza di garantire il diritto all’istruzione, che nella situazione attuale prevalgano gli argomenti per suggerire il mantenimento della sospensione delle attività didattica frontale fino all’inizio del prossimo anno scolastico”. “Si ritiene di raccomandare l’estensione di questa misura – si legge nel verbale – anche alle attività didattica frontale per i corsi universitari e pare universitari fino al 31 maggio”, “riservandosi di riformulare ulteriori raccomandazioni oltre quella data in virtù della evoluzione della situazione epidemica italiana”.