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Reggina, Falsini: “Reggio la sento casa mia. La vera forza del club è il presidente!”. E quella sera prima dello spareggio di Bergamo…

falsini reggina

L’allenatore della Primavera della Reggina, Gianluca Falsini, si lascia andare ad un’interessante intervista ai canali ufficiali del club

E’ tornato a Reggio Calabria dopo tantissimi anni, ma sembra come fosse ieri a vederlo andare su e giù per quella fascia. Gianluca Falsini non vedeva l’ora di essere di nuovo protagonista nella Reggina, aspettava l’occasione utile. Eccola lì, servita: nuovo allenatore della Primavera.“Mi è mancata Reggio così come i reggini, il lungomare, i sapori e gli odori che questa città mi ha lasciato – rivela in un’intervista concessa all’addetto stampa amaranto Filippo Mazzù sui canali ufficiali del club – D’altronde due momenti più belli della mia carriera li ho vissuti qua. Mi ricordo una grande cavalcata, le emozioni che riuscivamo a regalare ai nostri tifosi. Ogni domenica lo stadio era piena. La cosa più bella che ricordo è che le persone, guardandoci, si specchiavano in noi. La mentalità del reggino e della Calabria, in quel momento, era sulla nostra testa e sui nostri piedi, e questo mi ha reso orgoglioso”.

Come non dimenticare, pensando a lui, a quello spareggio di Bergamo e a quella stranissima notte: “Da allenatore, ora, mi porto tante cose dentro di quel famoso spareggio di Bergamo. Allora, tutto quello che avevamo preparato, era andato perso, perché la partita era stata rinviata al giorno dopo. Ci siamo ritrovati in una taverna di Bergamo a mangiare uno spaghetto al pomodoro e del prosciutto con Grana, con altri clienti e non in un ambiente ovattato come succede di solito. In tutto ciò, dovevamo preparare in pochissime ore una gara che significava tanto per tutti. Però, il giorno dopo lo abbiamo vissuto con leggerezza. Eravamo molto più scarichi e leggeri. Ovviamente il caldo e la tensione c’erano”.

Poi la discussione si sposta sull’importanza del settore giovanile in Italia e del processo di crescita di quello amaranto: “Una casa si costruisce dalla fondamenta e non dall’attico. Il sistema calcio Italia deve partire giocoforza dalle giovanili. E non per forza e solo dalle strutture, perché non tutti le hanno, ma dalle persone. Sono loro che devono far capire ai giovani ragazzi il senso di appartenenza. La prima squadra è l’attico, ma la casa è la stessa e fanno tutti parte di una stessa famiglia”.

“Se il movimento calcio italiano – prosegue – sta uscendo dalla porta (per il cambio di mentalità, ndr), la Reggina ancora non lo ha fatto però ha la voglia di aprirla. Non è un caso che il presidente Gallo abbia scelto un direttore come Antonio Tempestilli, una persona meravigliosa e onesta, con dei valori fortissimi e importanti. Ci sono poi figure come Salvatore Laiacona e altri allenatori che hanno voglia. Chiaro che poi ci vuole tempo, ci vogliono le risorse, ci vuole fortuna, la voglia e la continuità lavorativa di queste persone. Ma credo che l’avvento di Tempestilli abbia dato un bell’input su cosa sarà il settore giovanile della Reggina”.

Infine gli elogi, a direttore e presidente: Tempestilli ha chiaramente influito nella mia scelta di venire qui, ma io Reggio la sento mia, come casa. In questi anni sono spesso tornato. Il direttore non ha fatto tanta fatica a convincermi, però per me è una figura preponderante. Ogni qualvolta ho dubbi o problemi vado sempre da lui o da Laiacona o dal mio staff. Però, come una volta ho detto al presidente Gallo, la forza vera della società la dà lui. Se è sereno, tranquillo, entusiasta e voglioso di sviluppare i suoi progetti e sogni, di conseguenza anche noi a cascata lo saremo”.