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Ponte sullo Stretto, le considerazioni del prof. Enzo Siviero: “opera necessaria, Occhiuto farà volare la Calabria” | INTERVISTA

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Ponte sullo Stretto, le considerazioni del prof. Enzo Siviero: “è un’opera necessaria, e non c’è alcun dubbio che quando è stato  tolto dal programma di attuazione , la  motivazione sia stata esclusivamente politica e non economica”

a cura di Patrizia Bernadette Berardi – Prof. Siviero lei è conosciuto come il maggior esperto di ponti in Italia e all’Estero e sta portando avanti, da almeno un decennio, la fattibilità del ponte sullo Stretto di Messina. Cosa prevede per il futuro con l’attuale situazione politica?

“Devo dire che da un lato sono demoralizzato, dall’altro lato invece,  confido che la ragionevolezza porti a conclusioni  ben diverse da quelle che ci stanno prospettando in modo più o meno fazioso”.

“Non c’è dubbio che il ponte sia un’opera necessaria, e non c’è alcun dubbio che quando è stato  tolto dal programma di attuazione , la  motivazione sia stata esclusivamente politica e non economica. E’ indiscutibile che ancora ad oggi la componente politica sia  prevalente rispetto agli interessi: non solo della Sicilia e della Calabria ma anche dell’intera Italia.   Purtroppo abbiamo una classe politica che bada alla propria sopravvivenza piuttosto che  avere una lungimiranza ed una visione del Sistema-Paese”.

“Spero  che queste mistificazioni che ci stanno propinando da qualche anno ,tipo “tunnel” o tipo” ponte a tre campate”, quando abbiamo un progetto definitivo già approvato e  appaltato e  malauguratamente, per non dire disgraziatamente, per non dire incautamente, è caducato, creando un contenzioso, come ben sappiamo  di  ben 800 milioni di euro, siano finalmente superate;   sono convinto che le elezioni del prossimo anno faranno chiarezza , del resto abbiamo un Parlamento che è stato eletto su basi emotive, direi su basi di disperazione e che purtroppo non ha portato a nulla se non a dare origine a  diverse  conclusioni, creare ulteriori problemi allo Stato anche attraverso tutti i  benefici che sono stati dati a pioggia senza una visione complessiva del sistema. Tutti sappiamo cosa ha comportato la pandemia con il Covid, è chiaro che stiamo vivendo una guerra che coinvolge molti paesi, e non sappiamo quando finirà, ma uno Stato come si deve, con  degli statisti, quelli con la “S “ maiuscola, ha il dovere di  preoccuparsi  di  quello che   succederà non domani mattina, non il prossimo anno ma tra dieci, quindici, vent’anni.  Questa è la visione che avevano i Padri Fondatori della Repubblica ed i Padri Fondatori dell’Europa, quindi io sono convinto che al di là dei risultati delle elezioni, sia destra o sinistra, quanto meno  spero vivamente che in Parlamento ci vadano persone che abbiano il senso dello Stato, che sappiano di cosa stiano parlando e che non siano vittime di stati emotivi dichiarando che “uno vale uno” e,  dichiarando, in modo esplicito, ovviamente,  in termini provocatori che l’incompetenza è, tutto sommato, meglio della competenza; finalmente si stanno accorgendo che la competenza è necessaria.

Quindi, a suo parere, il ponte sullo Stretto di Messina è uno strumento per fare propaganda a seconda della fase politica del momento?

“Anche su questo direi che è evidente. Per quanto abbiano millantato:” il ponte si fa, il ponte non si fa”, con pretesti più o meno plausibili, la gente, ormai, non crede più alla politica, non crede più alle promesse  che  non sono state  mantenute. Ancora oggi vediamo, e adesso  gli esiti lo stanno dimostrando, che la questione “ponte” è diventata una condizione attraverso la quale catturare i voti di quelli che oggettivamente credono nella realizzazione di questa infrastruttura.  Ormai è chiaro che la grande maggioranza dei siciliani , dei calabresi e degli italiani è a favore del ponte, per non dire anche del Parlamento che ha addirittura  votato degli ordini del giorno molto chiari da questo punto di vista.  Ma, se è vero il proverbio che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, abbiamo un  Governo e,  nella fattispecie il Ministro Giovannini che si sta esprimendo in modo assolutamente incauto, perché confonde, perché dichiara l’attuazione di interventi che non si devono e che non si possono fare, perché costeranno una cifra enorme per l‘economia italiana , e che allontaneranno nel tempo la scelta che doveva essere stata fatta  in via definitiva esattamente trent’anni fa, non adesso, quindi, la propaganda politica è diventata pane quotidiano, può valere per quello o per quell’altro,  può valere per il termovalorizzatore, per il dissesto idrogeologico, per  tutte quelle opere  che vengono dichiarate, e raramente attuate perché  il concetto  che è meglio prevenire piuttosto che curare,  è sempre asserito e mai praticato”.

Ingegnere, visto che stiamo parlando di due regioni, la  Calabria e la Sicilia, , lei trova una differenza tra il modo di governare poiché la Sicilia,  è una regione a statuto speciale mentre  la Calabria è una regione autonoma?

Sicuramente c’è una mentalità diversa, storicamente acclarata. La Calabria è sempre stata un po’ chiusa in sé stessa ed è vissuta  all’ombra di una storia che è molto lontana da noi perché la grandezza della Calabria sostanzialmente  fa capo alla Magna Grecia ma, nel tempo, il fatto che sia stata governata dai Borboni, e mi riferisco all’ultimo periodo, è vissuta in una  situazione  di sudditanza psicologica . In realtà non dovrebbe essere così perché la Calabria ha delle potenzialità straordinarie che fin’ ora non sono state sfruttate se non  solo in modo marginale e, come spesso succede, tutto dipende da chi governa e da come il sistema risponde a chi governa perché, si  può anche avere  il demiurgo ma se poi non ha gli strumenti operativi per fare quello che si mette in testa di fare e che  ha dichiarato di fare, diventa un problema enorme. A me sembra che da qualche tempo a questa parte la polarità, sia cambiata :  la Calabria ha preso coscienza di se stessa, devo dire che questo è partito da Scopelliti,  ex Sindaco di Reggio Calabria che ha fatto tantissimo per Reggio e che, come spesso succede nel mondo della politica è stato  “ fatto naufragare” proprio dai cosiddetti amici;  è stato  poi assolto ma solo  dopo un periodo di reclusione.

Lui si attivò  fin da subito, facendo decollare la Calabria, il resto è storia, tanto che c’è stato un altro periodo di oscurantismo. Io mi ricordo di aver sentito parlare anche Oliverio, colui ha che preceduto Iole Santelli , che non ho potuto incontrare ma ne  ho sentito parlare solo bene, so che  era una donna molto determinata;  a mio avviso, la presenza attuale di Occhiuto riprende la linea di Giuseppe  Scopelliti e sono certo che nell’arco dei prossimi anni farà decollare la Calabria facendo prendere coscienza ai calabresi stessi che sono in Calabria ma anche ai  calabresi che vivono fuori dal Bel Paese, perché la Calabria merita molto, ma molto molto di più di come viene dipinta in questo momento. Purtroppo quando si parla della Calabria, si pensa  all’Aspromonte, ai sequestri, all’ Ndrangheta,  alla mafia,  ma  non è così, dobbiamo sfatare queste leggende ormai desuete. Ho la certezza  che bisogna superare questa fase e  fare in modo che questi comuni che vengono commissariati per mafia in realtà vengano messi nella condizione di operare perché, ogni volta che si fa un commissariamento per mafia, si crea  un danno mostruoso alla collettività e molto spesso non sono nemmeno giustificati;  penso che sia necessario ritrovare anche un filo di democrazia e di dibattito  che invece non è avvenuto in questo periodo.

Purtroppo c’è da dire che si parte da una situazione veramente molto grave e pesante, basti pensare alla sanità, ma anche al problema delle coste, al problema dell’abusivismo, ma non è che  tutto questo  avviene solo in Calabria, accade  anche da altre parti. Io sono convinto, quindi che con la situazione attuale ci siano margini importantissimi per la crescita. Non è un  caso che l’attuale governatore Occhiuto abbia fatto della bandiera delle grandi infrastrutture, ed in particolare del ponte uno dei suoi mantra e se lui è determinato come sembra che sia e continuerà ad esserlo ,  in un accordo  strategico e non puramente tattico  con la Sicilia il problema potrebbe essere veramente affrontato e risolto. Tornando alla Sicilia, dobbiamo dirlo molto chiaramente: la Sicilia ha fallito complessivamente la sua autonomia che le era stata data esattamente come è stata data ad altre regioni, c’è da chiedersi il motivo, il  perché altrove l’autonomia ha portato a delle finalità poi realizzate  mentre  in Sicilia no? Perché il sistema, in Sicilia, è ancora del tipo sostanzialmente familistico e   clientelare, dove la mafia è una mentalità, non è solo un fatto certo. Questo significa che complessivamente l’azione da attuare si basa quasi sempre  sull’amicizia e sulla contiguità. E’ chiaro che in questa maniera si crea una dipendenza; è  come drogarsi, anche dal punto di vista politico, non è un caso che per vincere le elezioni in Sicilia bisogna fare degli accordi che non sempre sono così adamantini. Non c’è alternativa in questo momento se non cambiando completamente l’impostazione , facendo in modo che il familismo, che potrebbe essere (forse) necessario ma certamente praticabile si rivolga a chi sa, a chi sa fare, a chi è produttivo, a  chi è efficiente. Il problema più grosso che ha la Sicilia , io ne ho avuto  le prove avendo  avuto rapporti anche di lavoro, in Regione , in Comune, a  Palermo ma anche a Messina o Catania e in altri luoghi è proprio questo, si trova un muro di gomma , per mandare avanti le pratiche bisogna  trovare qualcuno  che rimuova l’ostacolo del sistema. E’ una cosa inaccettabile questa perché se si dipende dagli altri   si crea una condizione di sudditanza psicologica dalla quale non è facile  uscirne.

Di  conseguenza  le migliori teste emigrano, si studia in Sicilia e poi ci si sposta verso il nord e  verso l‘estero e non si ritorna indietro. Questo è l’impoverimento vero della Sicilia , un po’ meno in  Calabria anche perché il rapporto è da due a cinque, quindi i numeri  non possono che  essere diversi. Questa è una situazione che crea veramente il depauperamento delle nostre giovani leve, noi perdiamo la forza,   non la forza lavoro in sé ma la forza intellettiva, quella che ha la voglia di intraprendere, quella che si mette in discussione e non pensa esclusivamente al posto fisso per il fatto che avendo un piccolo podere ci si debba accontentare.

 Il salto di qualità deve avvenire facendo in modo che le grandi teste, le intelligenze vere rimangano in Sicilia e facciano decollare questa magnifica regione. Ovviamente, da questo punto di vista il ponte di Messina sarebbe un salto di qualità enorme operativo, economico, finanziario , emotivo, suggestivo, ovvero  tutto quello che fa sognare perché senza i nostri sogni non andiamo da nessuna parte Il futuro passa attraverso i propri sogni, naturalmente bisogna sapere che si sta sognando. Proviamo a pensare che la Sicilia è una propaggine verso l’Africa, e il futuro è l’Africa. Ormai è  evidente che dobbiamo potenziare la Sicilia come piattaforma   logistica del Mediterraneo e chi lo nega è in malafede o perlomeno ha un’idea bucolica  o arcadica per vivere di  solo di turismo a agriturismo come se il mondo fosse lo stesso dell’epoca di Rousseau…non è più così”.

Quindi, secondo lei, quello che è stato fatto fino adesso, dalla politica, dai governatori, dalla gestione del patrimonio economico a disposizione, ormai  parliamo di una questione che va avanti da oltre cinquant’anni (dire.. “oltre mezzo secolo” mi spaventa!)è stato solo per illudere il popolo?

“Io non sarei così drastico nel dire  “solamente per illudere”, diciamo che è stato illuso sistematicamente e senza nessuna remora tra l’altro, perché era scontato, o meglio,  la politica viaggiava sulle chiacchiere e fondamentalmente sul clientelismo, quello di cui accennavo prima. L’illusione era quella di promettere le “grandi opere” che non si potevano o non si volevano fare perché, tutto sommato, era meglio lavorare su questa condizione di dipendenza psicologica; parlavo prima di droga e non sono molto lontano dalla realtà. Allora ..perché molte cose non sono state fatte? Perché mancava non la volontà politica in sé, ma anche la capacità realizzativa ed organizzativa. La Sicilia è riuscita a perdere miliardi di euro di fondi europei non essendo in grado di  rendicontare, perché proponeva progetti che non erano sostanzialmente finanziabili ; questo è successo anche recentemente con il PNRR,  quindi,  non è solo colpa di chi governa ma è anche  di tutto quello che costituisce l’apparato operativo,  sia  l’efficienza che la dirigenza pubblica,  sia gli operatori;  non è possibile che  abbiamo  delle regole alle quali non riusciamo ad attenerci perché non si è preparati a rendicontare, questo è un guaio, ma sono trent’anni che esiste questo problema, non è da adesso e bisogna avere il coraggio di dirlo.

Bisogna fare in modo che la dirigenza operativa sia all’altezza dei compiti che le vengono affidati. Purtroppo oggi questo non succede: una pratica si ferma, per metterla in moto bisogna che qualcuno vada a spostarla,  ovviamente lascio capire a chi voglia capire cosa significhi questo perché è diventato quasi sistematico, le pratiche si arenano,  non vanno avanti, non vengono mai presi provvedimenti di tipo, non dico punitivo ma  certamente di reprimenda, quello che  voglio dire è che, se a  un certo momento qualcosa non funziona, dobbiamo trovare il responsabile e rimuovere gli ostacoli; purtroppo  questo non avviene. In Sicilia  esistono situazioni dove si impiega  10 volte di più il tempo che occorre altrove; non voglio fare un paragone Nord-Sud che diventa impietoso ma certamente il sistema non è dei più efficienti. Non è un caso che gli investimenti stranieri in Sicilia si siano  ridotti al minimo perché per chi viene ad investire in Italia ha già di per sé dei problemi burocratici enormi  ma,  al sud ne ha  ulteriori,  forse,  in Sicilia c’è ancora più difficoltà ad intraprendere.

Io credo che la politica abbia  un compito, che è quello di educare i propri dipendenti , ed educare i cittadini ad aver fiducia nelle istituzioni  che  siano in grado di rispondere , è chiaro che siamo ormai in una situazione di disillusione talmente generalizzata che ne vediamo gli esiti , ormai sono elezione dopo elezione che la gente non va più a votare  e non è solo perché promettono e non mantengono ma  perché non rendono efficiente un sistema che sostanzialmente ha bisogno di essere oggi molto più sollecito  di una volta ovvero bisogna eliminare l’inoperosità e far diventare un sistema che sia produttivo per i cittadini, sistema che, ad oggi, non è viene considerato produttivo per le grandi multinazionali che se ne fregano altamente di venire in Sicilia perché ,  magari vanno a Malta invece e  in altri luoghi ..faccio un esempio.. noi, in questo momento abbiamo delle difficoltà enormi per il reperimento delle risorse energetiche ma…la Sicilia ha il mare, è piena di risorse energetiche , ne è pieno il mare Adriatico e allora ? nel mar Mediterraneo  abbiano gli Israeliani, gli Egiziani e i Turchi che si contendono,  anche i Greci ma molto meno, i giacimenti e noi rimaniamo a guardare. Nel mare Adriatico siamo addirittura al paradosso, a poche decine di kilometri la Croazia sta sfruttando tutti i giacimenti di gas e noi restiamo inoperosi  nel nome di un ambientalismo che nasce concettualmente da quella che viene definita  “decrescita felice”  ma, la decrescita, è storicamente infelice , perché  il prezzo di questa situazione lo pagano i nostri figli, i nostri nipoti ed in generale le generazioni a venire. Qualcuno ha detto che la presenza di certi soggetti in questo Parlamento ha creato danni che ci metteremo almeno dieci/ quindici anni per sistemarli quindi, non solo non siamo avanzati ma siamo anche riusciti a regredire perché l’incompetenza è arrivata ai vertici e viene acclarata, uno vale  uno, benissimo, dopo di che però abbiamo la visione di come è finita  perché tutte le battaglie di certi soggetti, che non voglio nominare, sono state perse l’unica, ed anche quella ormai la stanno  perdendo, è quella del ponte di Messina, perché molti di quei soggetti hanno capito che il ponte ha una sua validità”.

Molti considerano il ponte sullo Stretto  una innovazione. Lei pensa che l’Italia sia un paese a favore o contro l’innovazione?

Io credo che la maggioranza degli italiani sia  ampiamente favorevole alla innovazione. Purtroppo c’è una stretta minoranza che pensa che l’innovazione sia negativa, sia la distruzione del pianeta  , e parliamo anche del clima, su cui ci sarebbe molto da discutere. Io non sono un negazionista ma certamente su alcune affermazioni avrei qualcosa da dire . Faccio un esempio : decisioni di questi giorni riguardanti  le auto elettriche; bene, noi con questa decisione siamo riusciti a distruggere qualche centinaia di migliaia di posti di lavoro e abbiamo dato la  possibilità di espansione a favore della Cina ,che non solo ha preso il monopolio dei pannelli solari che ormai non vengono più prodotti perché il  materiale di partenza è composto dalle  terre rare che sono ormai assoggettate  dai cinesi;  ma siamo ancora ad un altro paradosso: chi pensa di poter produrre l’energia elettrica che serve per le auto? Ovviamente alcuni tipi di combustibile; ma allora, perché  dobbiamo perdere di efficienza per trasformare l’energia dal petrolio o, dal gas in energia elettrica per alimentare  le auto  (elettriche) che  noi non produciamo ancora e se le produrremo  si tratterà di capire come perché le batterie sono prodotte da altri, e non sappiamo ancora cosa significherà smaltirle…vogliamo  poi parlare che al momento un’auto elettrica ha un’autonomia di 200, 300 forse 400 kilometri? vogliamo vedere dove sono le colonnine per la ricarica? Quanto tempo ci metteremo per la loro installazione? Ad oggi,  siamo  abituati a fare 400, 500 kilometri  con distributori ovunque, ma, ci sarà la stessa disponibilità dei rifornimenti con le auto elettriche vista la carenza odierna? Quindi la definizione del Ministero della Transizione Ecologica , e mi sembra che Cingolani sia stato sufficientemente chiaro anche se non così esplicito,  e dello stesso  Giorgetti,   stia diventando il ministero dove il sistema italiano è in eutanasia.

 A mio avviso, l’innovazione consiste nell’investire nella ricerca per produrre l’energia pulita; infatti abbiamo il nucleare pulito, abbiamo l’idrogeno, allora, se nel passato la problematica era monopolizzata da quelli delle” sette sorelle” adesso la situazione è diventata completamente diversa , noi non stiamo facendo gli interessi né dell’Italia, n’é  dell’Europa, bensì stiamo facendo gli interessi della Cina, questa è a realtà.  L’innovazione è necessaria perché attraverso di essa dobbiamo  spingere affinché ci sia una evoluzione vera, quindi, il sistema è un sistema che ha un buco di fondo perché è distorto, è creato da situazioni che hanno solamente un fondamento di carattere finanziario, perché chi comanda ormai è l’alta finanza , basta vedere la guerra, basta vedere le estrazioni;  quello che viene determinato a livello mondiale è mosso da capitali che ormai sono diventati di una dimensione che è molto peggio di uno tsunami, sono capaci di distruggere una intera nazione se lo vogliono perché muovono in una frazione di secondo migliaia di miliardi di dollari e di euro .

Siamo di fronte ad una rivoluzione epocale e su questa ci dobbiamo misurare. Ricordiamoci che il nostro compito è quello di fare in modo  che chi verrà dopo di noi non debba pagare un conto salatissimo come adesso sta avvenendo perché stiamo dando soldi a tutti a debito, in grandissima parte e non si sa bene chi lo pagherà visto che oggi questi giovani non hanno più un lavoro fisso, a condizione di vita variabile e stanno sopravvivendo sulle spalle dei genitori e dei nonni e sulle pensioni che ci sono in casa mentre,  c’è chi  che sta speculando in maniera oscena sulle disgrazie altrui per cui noi abbiamo un paese che si sta impoverendo sempre di più , ma anche perché noi italiani non siamo capaci di fare le rivoluzioni in piazza, mentre invece ci sono altri soggetti che vanno e fanno quello che devono fare con la connivenza del sistema; alla fine ci troveremmo un accumulo di denaro su  macerie psicologiche e a fronte di vite insicure dei nostri giorni, questo  lo trovo   eticamente intollerabile”.

Professore, lei ha realizzato moltissimi ponti nella sua carriera professionale. Ne volevo prendere uno come esempio, non un ponte situato al Nord, perché spesso il Nord viene citato come il motivo per non realizzare le infrastrutture al Sud. Tra l’altro, ho avuto modo di vedere  due suoi ponti a Pescara: il ponte Ennio Flaiano ed  il ponte del Mare, quello che lei ha collaudato. Mi vuole parlare dei tempi che sono stati impiegati per l’approvazione, dell’iter burocratico, se è stato facile, se sono stati tempi brevi, quando l’Amministrazione è  d’accordo e, se in disaccordo , quali sono le differenze?

Assolutamente si, ho diversi esempi su esperienze dirette, almeno sette, otto. Se c’è la volontà si può  trovare la soluzione. Sul Ponte del Mare, che ho vissuto come Promoter Culturale chiamato dall’allora sindaco Luciano D’Alfonso, molto determinato nell’operare, tutto è andato per il meglio; ho fatto il collaudatore, operazione  non semplice perché trattasi di  un’opera abbastanza complessa, ma molto bella, forse la passerella più bella che sia stata fatta in Italia negli ultimi anni.

Il ponte  è stato costruito nei tempi annunciati ed indicati, con uno slittamento di soli tre mesi ma con le spese previste quindi non abbiamo avuto  neanche un supero di spesa, se non di poche centinaia di migliaia  di euro perché ci sono state delle situazioni inattese assolutamente adamantine, come, ad  esempio  un sistema per lo smaltimento dei liquami che è stato intercettato, poche cose.

Riguardo al  ponte Ennio Flaiano si è verificato  qualche problema in più ma di carattere tecnico  poiché  l’attraversamento del fiume Pescara aveva bisogno di un margine di sicurezza più elevato rispetto a quello che ci era stato trasmesso all’inizio per la  questione idraulica,  in quanto, nel tempo si sono verificate delle piene anomale, per cui abbiamo dovuto adattare il progetto ad una situazione diversa.

Questo ci ha impegnati circa un anno e mezzo/due per gli aspetti  progettuali, però l’opera è stata realizzata nei tempi previsti e con le somme  previste:  gli importi supplementari   sono stati utilizzati  per la sistemazione delle sponde, che non erano inserite nelle opere progettuali  ma, semplicemente, una conseguenza, perché  spesso accade che  i gestori di queste infrastrutture  ne approfittino per farsi fare degli interventi che avrebbero dovuto realizzare a loro spese,  una specie di “richiesta esplicita”  più o meno  ricorrente, soprattutto sui  servizi,  per cui, per una sollecita  approvazione accade, talvolta, di dover accettare  queste indicazioni.

Come le dicevo, ho degli  esempi per rispondere alla sua domanda,  forse il più importante è a San Donà di Piave dove sono riuscito a realizzare un ponte di cinque arcate di cento metri ciascuna, un ponte  ad arco,  tra l’altro bianco e nero, ed anche questo particolare sul colore è  interessante; in quel caso  si sono messi attorno allo stesso  tavolo i comuni interessati, la Provincia e la Regione, dove   nessuno  credeva che avrebbero finanziato l’opera. C’era anche da progettare  un collegamento stradale, opera  che  mi avevano affidato,  ma dal momento che  a me interessavano solo i ponti ho lasciato che la strada la progettasse un collega con il quale stavamo lavorando insieme, lui si è sorpreso perché non gli era mai capitato che qualcuno gli regalasse una quota parte del progetto, ma questo è nel mio stile, e ne sono soddisfatto. Mi ricordo ancora che, tutti d’accordo, siamo andati all’ANAS  dove, allora, c’era il direttore generale Francesco Ferrazin che appena  vide  il progetto disse “ questa è un’opera assolutamente da finanziare”. In poche ore sono state reperite  le somme  necessarie per fare quella operazione,  nella incredulità generale.

Ho avuto anche altre situazioni nelle quali “ l’ostinazione ”  tra le varie  amministrazioni ha fatto in modo che non si facesse più niente. Nel Veneto, che conosco benissimo, sono decine i casi dove non si sono fatte le opere  perché tra  i Comuni non si sono messi d’accordo. Si dice: “dove c’è la volontà c’è la strada” frase di  Einstein  che  io  uso spesso, come metafora. Parlando poi di esperienze meno positive, posso indicarle il collaudo che ho effettuato per il ponte di Calatrava a Venezia.

Il ponte di  Santiago Calatrava a Venezia è costato tre volte quello che era previsto, e con sei anni di ritardo ma, le motivazioni sono abbastanza semplici: è stato sottovalutato il progetto, inoltre, quando si  chiama Calatrava si deve sapere che il progetto può costare una cifra superiore a quella considerata, però Calatrava è un’icona, è un simbolo; aggiungo  che  è stato sbagliato anche l’appalto, quindi è stato molto complicato collaudare quell’opera,  con degli interrogativi  che, ancora ad oggi sono privi di risposte , con mio grande rammarico.

Ritorniamo, invece al ponte del Mare a Pescara; con grande serenità posso affermare che con quell’opera è cambiata totalmente la polarità metropolitana perché unire la parte  nord con la parte sud, separate  dal fiume Pescara, ha significato mettere in connessione psicologica e fisica due parti di città che tra di loro non dialogavano,  perché il ponte instaura comunque un dialogo. Adesso, quel ponte, è diventato il simbolo della città; ho sentito con le mie orecchie i bambini che dicevano “Nonno, andiamo sul ponte”, perché quella passeggiata permette di superare, dall’alto, l’ostacolo del fiume, una visione sul mare da quell’altezza come in  un quadro di Magritte; sul ponte ci si sposa, si fanno le fotografie, è diventato un simbolo, come  il ponte Ennio Flaiano, altra icona, una scultura a scala urbana, dove avevo anche qualche timore che non me lo realizzassero, perché  volevano un simbolo ed un simbolo è anche piuttosto impegnativo dal punto di vista esecutivo,  invece è stato realizzato benissimo.

E riguardo ai tempi di realizzazione, me li può descrivere?

“I tempi sono stati rispettati , paradossalmente ci vuole più tempo a portare a casa l’approvazione del progetto che non a fare l’opera. Mi è capitato,  di risolvere un problema importante al sud di Roma, a Sgurgola: si trattava di  una struttura complementare all’Alta Velocità realizzata dalla Astaldi, vicino a Frosinone dove abbiamo fatto un progetto bellissimo realizzato in pochissimi mesi con degli elementi prefabbricati, anche se mi hanno chiamato quando erano con l’acqua alla gola perché la Soprintendenza gli ha bocciato il progetto, giustamente, in quanto accanto ad un ponte storico non ci puoi mettere un “raccapricciante”  ponte con delle  “travacce” solamente per  risparmiare; in sostanza è stato speso circa il 20% in più ma per un’opera che dal punto di vista emblematico è sicuramente eccezionale,  sono in molti a dirlo.

Viceversa, a Roma ho due esempi, uno il ponte di Pietralata, che è un viadotto rimasto fermo per anni perché mancavano i finanziamenti, sembra che adesso, finalmente, sia stato stanziato l’importo,  e l’altro, quello è proprio il simbolo di come funzionano le cose in Italia, è il  ponte dei Congressi. Le racconto, in breve l’iter:  ho vinto il concorso internazionale nel 2000, battendo anche personaggi di prima grandezza. Tutti erano convinti che avrebbero iniziato dopo un paio d’anni, come è successo per gli altri due concorsi per il ponte della Musica e il ponte delle Arti; morto tutto, ogni sindaco che si  avvicendava cambiava la posizione del ponte, sembrava un ponte semovente per cui  non se ne  sapeva più niente; finalmente cinque, sei anni fa mi telefona l’allora assessore, esordendo “ e  se ti dicessi che hanno finanziato il ponte dei Congressi..?”   ho detto “ mah, mi sembra quasi impossibile”, però, a quel punto è cambiato tutto perché l’impostazione era diversa.

 La cosa interessante è che in Italia tutto funziona con un effetto stroboscopico, cioè “chiaro/ scuro” ,” nero/ bianco”,” luce/ ombra” ma come si fa a dire” ti finanzio un’opera” con la condizione che   in sei mesi devi portare il progetto esecutivo? è una cosa che non sta né in cielo né in terra, e questo viene fatto sistematicamente perché c’è  chi ha il progetto pronto  e  mette dentro la soluzione a disposizione in quel momento: il risultato è stato che ci sono voluti cinque anni per ottenere l’approvazione, anche perché all’interno del Comune c’era chi si metteva di traverso, in disaccordo   anche tra i vari dipartimenti. Siamo, poi,  arrivati all’appalto, con un progetto definitivo quindi un appalto integrato, con il Contraente Generale, e con l’aumento dei costi , praticamente si è arrivati alla gara che è andata deserta, e si sono dovuti finanziare ulteriori   20 milioni di euro, oltre i 130 /140 già stanziati, quindi adesso che i soldi ci sono,  si presume che nell’arco di qualche mese si inizi il lavoro.

Io penso che in 3 anni si possa fare tutto, anche se non è semplice in quanto  ci sono espropriazioni da effettuare, con situazioni pregresse  di carattere sociale, anche un po’ difficili perché ci sono degli insediamenti abusivi e  non è facile smuoverle,  e  anche altre  componenti; in definitiva, il risultato, oggi come oggi è che noi siamo vittime di una burocrazia che ci impone tempi “geologici”, anni, per approvare il progetto. Quando ho fatto il ponte di San Donà, e son passati più di venticinque anni, nel giro di pochi giorni abbiamo ottenuto il finanziamento. Un progetto esecutivo serio si fa in pochi mesi, ovviamente se sono tutti d’accordo perché se non sono d’accordo  ci si impiegano   anni , anche decenni per ottenere l’approvazione, e se poi ci si mette anche la Soprintendenza a questo punto i tempi si dilatano, per non parlare degli scavi nel caso  vengano ritrovati reperti archeologici ed altro, di cui l’Italia è costellata; a quel punto un ponte importante in due, tre anni si può fare.

Il ponte sullo Stretto di Messina è un’altra cosa, presumo ci vogliano circa cinque anni perché è una situazione diversa e complessa, mentre  per il ponte dei Congressi, che spero entro l’anno possa andare in appalto, sono previsti tre anni, tre anni e mezzo.  Noi abbiamo bisogno, non sono solo io che lo dico, di snellire le procedure: il cosiddetto “metodo Genova” che io non condivido, ma, anzi, mi sono battuto affinchè non avvenisse quello che è avvenuto,  che io ho chiamato “ponticidio” demolire 1000 metri di ponte quando ne erano caduti 250 ,l’ho trovato una cosa invereconda, vergognosa, deplorevole e frutto, secondo me, di interessi che probabilmente non erano così espliciti.

Io non so niente, mi limito solo a pensare che  non si può demolire un’opera come quella. Il “metodo Genova” che è tanto decantato, è semplicemente un metodo per  togliere tutti i vincoli, nominare un Commissario che va sulla testa di tutti, compreso il Consiglio Superiore dei LLPP, che invece,  per il progetto del Ponte dei Congressi ci ha fatto morire. Ognuno ci mette del suo perché  per far vedere che esiste l’esplicitazione del potere, in Italia, è di impedire agli altri di agire e questo secondo me è un’altra di quelle situazioni che andrebbe rivista completamente: noi continuiamo ad aumentare le leggi dichiarando che le togliamo, il risultato è che ormai ci vuole più tempo per l’approvazione dei  progetti e anche per fare gli appalti  perché ci sono continui  ricorsi con tutto quello che ne consegue.

Dobbiamo toglierci dalla testa di fare le operazioni secondo il Codice degli Appalti, le opere, se si vogliono fare, vanno commissariate come era previsto, tra l’altro, dalla Legge Obiettivo ed ha dei grandi vantaggi, con   poteri immensi, ovviamente restando all’interno della parte economica, anche se,  a Genova, questa condizione  non è per niente avvenuta:  sono stati spesi più di 600 milioni di euro pagando il ponte tre volte il suo valore rispetto ai 150 /200milioni  che si potevano spendere sistemando la parte demolita, ricostruendola e mettendo a norma l’intero tratto, basta pensare, e questo è semplicemente ridicolo, che hanno fatto le prove di carico sul tratto di ponte per vedere che si potesse demolire in sicurezza.

Ma quando si è mai visto?  le prove di carico si fanno per vedere se l’opera è conforme al carico da sostenere, e se  lo è, perché lo demolisci ? quel progetto, ha un unico qualità: ha i colori della nostra bandiera di cui ci riempiamo la bocca, basta veder poi dal punto di vista deontologico  cosa significhi inaugurare la demolizione di una grande opera di ingegneria, noi inauguriamo una cosa che dovrebbe essere una vergogna, ma  molti, sulla testa delle  43 vittime, hanno fatto di Genova una passerella, per non ricordare che il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova, di fronte al pubblico e ripreso in televisione ha detto : “abbiamo buttato nel cesso il codice degli appalti” questa fu  la dichiarazione del RUP già nel 2019.

Elezioni amministrative: a Messina ha vinto Federico Basile. Cosa prevede per il ponte sullo Stretto?

“Direi che, finalmente, a Messina, hanno fatto chiarezza. Dopo aver avuto due sindaci “no ponte” l’ultimo sindaco uscente Cateno De Luca,  era favorevole al ponte e, adesso, il sindaco Basile, che era il candidato designato da Cateno De Luca , è sicuramente un “si ponte”: una persona di grande livello operativo perché  è stato Direttore Generale del Comune di Messina e presidente del Nucleo di valutazione della città metropolitana, ragion per cui ha una estesa  conoscenza  del territorio  e, soprattutto, avrà a suo fianco Salvatore Mondello, che è  stato vicesindaco e poi assessore di Cateno De Luca  ed  avrà un ruolo importante essendo architetto e coinvolto nel tema del ponte.

 Io mi aspetto che ci sia finalmente un decollo “senza  se e senza ma” e che i “no ponte” vengano  messi nella condizione di non nuocere, perché tendono a sollecitare   psicologicamente le persone;  sappiamo benissimo che poche percentuali di “no” valgono dal punto di vista mediatico come parecchie percentuali di “ si”;  a questo punto, avremo  chiarezza, per cui, il ponte si farà.

La forza di Messina è sicuramente molto più consistente rispetto al passato, la credibilità del Comune di Messina non può che essere favorevole a questa situazione, così come tutto l’insieme del sistema,  a partire dall’Ordine degli Architetti  e alle altre categorie imprenditoriali e professionali, che sono verso il progresso e io spero, che a questo punto non venga più messa in discussione la questione del ponte a campata unica invece che quella a tre campate o   ad altre soluzioni; confido che,  a novembre quando ci sarà la rielezione o  le nuove elezioni del Governatore,  si faccia chiarezza fino in fondo e non si dica genericamente  di essere favorevole al ponte qualunque sia la soluzione perché dire che si è favorevole al ponte qualunque sia la soluzione significa ritardare di altri cinque/dieci anni la realizzazione dell’opera.

Tutti sanno, e lo sanno anche al Ministero compresi i tecnici che consigliano malamente il Ministro, che l’unica soluzione tecnica e praticabile  è quella a campata unica, con il progetto già approvato e con tutte le implicazioni e soluzioni tecniche e urbanistiche già sistemate, anche  la cantierizzazione è stata già tutta definita e, quindi con tutti i parametri per essere realizzata.

Se l’ostacolo  è la  Eurolink, che facciano un’altra gara in quanto, commissariando  l’opera,  in un anno si può dare l’avvio ai lavori,  anziché buttare 50 milioni di euro per una proposta di fattibilità improbabile, non ancora partita tra l’altro, ed ho la sensazione che non partirà praticamente mai o perlomeno, partirà ma resterà nel limbo;  ipotesi conosciuta  anche a livello ministeriale  perché sanno perfettamente che il ponte a tre campate al momento non è fattibile, ha una serie di controindicazioni enormi e principalmente, motivo  del quale nessuno parla, costerà decisamente di più se  si potesse fare  rispetto alla soluzione a campata unica , quindi  penso che Basile batterà i pugni insieme ad Occhiuto da una parte, e Musumeci o chi verrà dopo di lui, lato Sicilia, affinché il governo si dichiari favorevole a quest’opera; semmai si cambierà governo perché non credo che il prossimo anno resterà tutto cosi com’è; se non altro una gran parte di questi signori che nulla sanno ma  di molto parlano, se non senza cognizione di causa, torneranno  direttamente da dove sono venuti  e smettano di fare danni”.

La ringrazio di queste sue preziose considerazioni, le riprenderemo a breve analizzando i diversi aspetti anche, con gli altri da lei menzionati, per un dibattito approfondito sul tema.