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Il piano delle Ferrovie smaschera il Governo sul Ponte: “nel 2031 investiremo ancora per i traghetti sullo Stretto di Messina”

ponte sullo stretto mario draghi

Le Ferrovie dello Stato hanno presentato il Piano Industriale 2022-2031: all’interno un riferimento importante agli investimenti, programmati fino al 2013, per i servizi intermodali legati al traghettamento nello Stretto di Messina

Il Ponte sullo Stretto non si farà. Almeno non finché al governo ci saranno Mario Draghi ed Enrico Giovannini, con buona pace di Forza Italia che con i suoi esponenti più autorevoli continua quotidianamente a dichiarare che il Ponte sarebbe nei piani dell’esecutivo. Parole a cui non segue neanche un briciolo di fatti. Il Ponte sullo Stretto non ci sarà, neanche nel 2031: lo rileva un documento ufficiale pubblicato oggi dalle Ferrovie dello Stato in occasione della presentazione del piano industriale del prossimo decennio (2022-2031).

Le Ferrovie hanno annunciato imponenti investimenti per un totale di 190 miliardi di euro, di cui 16 sono destinati alla Calabriain grande maggioranza destinati alla realizzazione dell’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, e poi anche al potenziamento e all’elettrificazione della linea ionica e della dorsale Lamezia-Catanzaro Lido e ai collegamenti con il porto di Gioia Tauro“. Il piano prevede anche investimenti minori per la riqualificazione di aree urbane di Reggio Calabria, Montebello Jonico e Cosenza, ma anche nuovi treni sulla linea jonica e nell’area metropolitana di Reggio Calabria.

Ma nel documento c’è anche uno specifico riferimento allo Stretto di Messina: le Ferrovie prevedono di incrementare l’investimento per i servizi intermodali legati al traghettamento dei treni sullo Stretto di Messina dagli attuali 1,3 milioni a 4,1 milioni nel 2031, pari a 276 i treni annui che dovranno attraversare lo Stretto. Significa 23 treni al mese, non certo una grande prospettiva per la mobilità calabro-sicula per il 2031: se ci fosse il Ponte, di treni ne passerebbero centinaia al giorno. Carichi di merci, di relazioni, di storie, di professionalità, di sviluppo, di idee, di contatti. E invece il governo Draghi certifica oggi che il sottosviluppo del Sud continuerà (almeno) per altri 10 anni. Altro che forum per il Sud e sviluppo del Mezzogiorno! Calabria e Sicilia sono condannate a rimanere fuori dai principali circuiti infrastrutturali continentali, e tutto soltanto per non realizzare un Ponte che con Berlusconi aveva già avuto l’approvazione del progetto definitivo nel 2011, poi bloccato dal governo di Mario Monti. Oggi dopo undici anni a Palazzo Chigi c’è un altro tecnico, un altro Mario e  un altro “no” alla grande opera che significherebbe sviluppo e crescita sociale, economica e culturale. Nel Paese in cui tutto cambia perché nulla cambi.